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Ancora una volta, la notizia viene data tempestivamente dal Sindaco Buzzanca su Twitter: "Temporanea interruzione della tranvia a causa di un incidente, ne avremo per almeno due giorni, il percorso sarà garantito da autobus tecnici al lavoro".

 
Poco dopo il "Social Sindaco" specifica che il danno è stato causato da un autista di Messinambiente, il quale verrà subito sospeso dal servizio.
Dopo i primi rilievi comunque sembra possibile la riapertura della linea tranviaria in mattinata, a partire dal Viale San Martino verso il capolinea Annunziata/Nord. 
 
Il mezzo di Messinambiente avrebbe trascinato con se i cavi della linea tranviaria, nell'incrocio fra Viale Europa e Viale San Martino, con il braccio meccanico utilizzato durante le operazioni di sollevamento e scarico dei cassonetti dell'immondizia. Intanto l'Atm sta cercando una soluzione per poter consentire l'utilizzo del Tram almeno nella zona Nord.
 (SIMONE INTELISANO)
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Dopo gli ultimi giorni, in cui Messina è rimasta sepolta dai rifiuti, diventa sempre più evidente il problema che riguarda la raccolta dei rifiuti in città, ed il PD chiede chiarezza, e la vuole subito. Quella chiarezza che, a detta di Giuseppe Grioli, consigliere provinciale del Partito Democratico, l'attuale amministrazione non è riuscita a dare. 
 
Sembra sempre più vicina la liquidazione per Messinambiente, anche se, come visto con l'Atm, il processo sarebbe lungo, e non sarebbe concluso in meno di due anni. Per discutere del futuro della raccolta dei rifiuti, il Pd disporrà un ordine del giorno dedicato alla delicata situazione, così come fece nel 2010, con scarso successo. 
 
Scartata la pista della ricapitalizzazione della società, l'unica soluzione sembra essere proprio la liquidazione. Condizione che si è venuta a creare, secondo il consigliere comunale Felice Calabrò, anche per una scelta che il Sindaco Buzzanca, socio di maggioranza di Messinambiente al 99%, aveva fatto da tempo, approvando i  bilanci in disavanzo della partecipata, tenendo conto che la legge prevede  la ricapitalizzazione o invece, come si sta verificando, scioglimento e messa in liquidazione.
 
Il Pd chiederà a Giuseppe Buzzanca, al commissario liquidatore dell'Ato3 Ruggeri, al commissario liquidatore della società di raccolta Di Maria, al ragioniere generale Coglitore, al dirigente partecipate Cama e al dirigente del dipartimento tributi Dell’Acqua, dettagliate relazioni per chiarire la situazione dei conti fra Comune-Ato-Messinambiente. (SIMONE INTELISANO)
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L’avevano annunciato e l’hanno fatto. L’interruzione della raccolta dei rifiuti da parte dei lavoratori di Messinambiente arriva nel momento peggiore, coincidendo con l’emergenza idrica causata dalla rottura della condotta di Trappitello a causa di una frana.

Accanto ai lavoratori, i sindacati Cgil Cisl e Uil che per oggi hanno indetto presso l’autoparco di Via Salandra una conferenza stampa alla quale saranno presenti i tre segretari generali di categoria, Crocè-Testa-Lasagni.

“Alla luce degli ultimi accadimenti sulla vicenda Messinambiente- spiegano Crocè, Testa e Lasagni- , le organizzazioni sindacali unitariamente ritengono di dovere fare chiarezza sulle gravi problematiche che hanno indotto le organizzazioni sindacali e i lavoratori ad adottare scelte non senza conseguenze su problemi che non si sono mai affrontati e risolti e che hanno gravi conseguenze sui lavoratori”.

Insomma si tenterà di far comprendere meglio alla cittadinanza intera i motivi che giustificherebbero l’interruzione di un servizio male amministrato, e che spesso diviene terreno di ricatto politico.

Dal Sindaco nessuna “apertura” rispetto alla vicenda dei dipendenti scesi in piazza all’indomani di un incidente sul lavoro, per chiedere maggiore sicurezza. Il primo cittadino sembra preferire i cronisti ai sindacalisti, e affida alla pagine dei giornali l’annuncio della volontà di destinare una somma alla riparazione dei mezzi e all’affitto di altri compattatori. Una risposta evidentemente insufficiente, che però ha come risultato solo l’inasprimento di una situazione destinata a segnare la vita di una città al collasso.

E’ bastato interrompere la raccolta per due giorni per osservare montagne di spazzatura in ogni angolo della città: chi è veramente sotto scacco?

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Rischio paralisi a MessinAmbiente: i lavoratori, che minacciano il blocco della raccolta, hanno manifestato davanti a Palazzo Zanca. Nonostante la messa in liquidazione sia già stata avviata, la raccolta dei rifiuti è già in condizioni critiche in alcuni quartieri della città e la sicurezza dei lavoratori è stata messa in dubbio da un grave incidente avvenuto nei giorni scorsi. Proprio la sicurezza sul lavoro, oltre al problema degli stipendi alla base della protesta di stamattina. A nulla sono valse le “rassicurazioni a mezzo stampa” del Sindaco Buzzanca che la scorsa settimana ha annunciato di aver destinato somme alla riparazione dei mezzi considerati "non sicuri", e che con circa 120 mila euro si provvederà anche a noleggiare autocompattatori . Nessun cenno, invece, al pagamento degli stipendi, tanto che i sindacati hanno deciso di accompagnare i lavoratori fin a Palazzo Zanca.

La delegazione di lavoratori, accompagnata da  Lasagni della Uil, Crocè della Cigl e dal segretario cittadino del Pd Grioli, è stata accolta dal Vice Sindaco di Messina Franco Mondello. Una delle più grosse perplessità manifestate da Lasagni è proprio quella della messa in liquidazione della società, decisione presa in fretta e furia, nonostante nel precedente incontro con l’amministrazione, avvenuto il 30 dicembre, non  fosse stata fatta voce di una tale opzione.

Mondello poco prima che finisse l’incontro ha affermato che  il problema andrebbe  affrontato tutti insieme e si chiedeva la motivazione per la quale il commissario Di Maria non fosse presenta all’incontro . Il vice sindaco si è anche detto  rammaricato dal fatto che l'amministrazione non abbia preso posizione rispetto all’incidente dell’operatore.

Mondello ha poi sottolineato che le maestranze  rappresentano la vera forza lavoro della società e  andrebbero sempre tutelate e che  l’Udc su questo tipo di questioni non ammette “sgarri”, aggiungendo poi che si sarebbe sentito con Buzzanca per la questione stipendi e per riaggiornare l’incontro e dare delle doverose risposte.  

Durante l’incontro, avvenuto a palazzo Zanca, mentre fuori continuava il presidio, un lavoratore ha accusato un malore ed è stato soccorso dal 118. 

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“Nessuna data certa per il pagamento dello stipendio di gennaio e nessuna convocazione d’incontro”.  Questo quanto emerge da un documento di Fit Cisl che sta seguendo la vicenda dei lavoratori di Messinambiente, in agitazione dopo l’incidente sul lavoro che ha fatto traboccare il vaso già pieno della società messa in liquidazione dall’Amministrazione Comunale.

Il segretario generale della Fit Cisl Messina, Enzo Testa e la responsabile dei Servizi Igiene e Ambiente della Fit, Rosaria Perrone, hanno chiesto al Prefetto di convocare le parti in tempi brevi per trovare una via che porti a una risoluzione positiva della vertenza, dal momento che restano alte le tensioni : “Riscontriamo uno stato di forte tensione tra i lavoratori – hanno sottolineato nella lettera Enzo Testa e Rosaria Perrone – questo a causa delle difficoltà economiche in cui versano con l’aggravante dello stato di incertezza dovuto ai recenti sviluppi societari e agli ultimi episodi che hanno messo in evidenza le precarie condizioni di sicurezza in cui gli stessi sono costretti a operare per garantire il servizio alla cittadinanza”.

Mette acqua sul fuoco il Sindaco Buzzanca, che, rincuorato dall’arrivo da Palermo e da Roma dei trasferimenti dovuti al Comune di Messina, per 7 milioni di euro, ha annunciato sulle pagine della Gazzetta di aver destinato somme alla riparazione dei mezzi considerati "non sicuri", e che con circa 120 mila euro si provvederà anche a noleggiare autocompattatori .

Di stipendi, però, neanche a parlarne. Serviranno altri “mezzi” per scongiurare un'emergenza rifiuti che sembra alle porte?

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Tragedia sfiorata stamattina per un operatore di MessinAmbiente, rimasto coinvolto in un incidente di lavoro durante il turno che va dalle 4 alle dieci del mattino. Il lavoratore è stato vittima di un incidente a un braccio molto grave e si trova in sala operatoria, anche se la sua vita non è in pericolo. A Messinambiente hanno “ricostruito” la dinamica, dichiarando che l’uomo è intervenuto per sbloccare il sensore che aveva bloccato del “braccio” che solleva il cassonetto. L’intervento sarebbe avvenuto a motori accesi, e quindi, quando il braccio è tornato in funzione, il macchinario ha “agganciato” anche il giubbotto indossato dall’uomo che è stato tirato su dal braccio. Fortunatamente la prontezza di riflessi del collega che si trovava alla guida del mezzo e che ha subito spento i motori, ha evitato il peggio.

Resta la polemica, scatenata dai sindacati, per le condizioni di lavoro su mezzi vecchi e per i ritardi nella paga degli stipendi; mentre i dipendenti di Messinambiente  hanno annunciato un’assemblea per domani, giovedì 16.

I segretari generali, rispettivamente, Clara Crocè e Silvio Lasagni, e del responsabile di settore per la Fp Carmelo Pino, considerano l’infortunio come il risultato della mancanza di formazione degli operatori che lavoro all’interno della società, oltre che dal malfunzionamento dei mezzi. “Riteniamo che su questa vicenda - scrivono - ci sia una grave responsabilità del sindaco Buzzanca nella qualità di socio di maggioranza della azienda cittadina non ha posto in essere tutte le misure necessarie per garantire il servizio ai cittadini e la sicurezza dei lavoratori. Da anni denunciamo lo stato di precarietà e le condizioni generali in cui sono costrette a lavorare le maestranze. Se i cittadini nei prossimi giorni troveranno i cassonetti ricolmi di immondizia la colpa è da addossare esclusivamente al sindaco e all’Ato 3 e che hanno condotto l’azienda a questo stato. Su dieci automezzi che dovrebbero partire nel turno di mattina ben cinque si fermano a causa dei guasti”.

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Continuano le critiche al sindaco Buzzanca per la decisione di mettere in liquidazione la società partecipata MessinAmbiente. Pippo Previti, presidente del consiglio comunale, ha infatti mandato una nota al primo cittadino dove esclude la possibilità di mettere in liquidazione la società senza prima portare in sala la questione: “ perché-scrive Previti-essendo MessinAmbiente una società partecipata, cui l'atto finale è di esclusiva pertinenza del Consiglio, si invita a concordare con la Presidenza un giorno per trattare l'argomento in Aula”. Nel frattempo, però, le condizioni non cambiano, i 520 dipendenti ai quali è stato detto di stare sereni da Buzzanca, non ha nulla per cui stare tranquilli viste come vanno le cose. Durissimi sono stati gli attacchi al sindaco soprattutto da parte del segretario cittadino del Pd Salvatore Mammola che ha definito il sindaco “il liquidatore della città di Messina”.

Anche i sindacati guidati da Clara Crocè segretario generale della Fp Cgil, Carmelo Pino responsabile del settore e Silvio Lasagni, segretario generale della Uil Trasporti hanno tuonato contro il sindaco che di convocare il consiglio comunale non ne aveva certo intenzione : “La decisione della messa in liquidazione della azienda cittadina dovrebbe essere assunta dal consiglio comunale. Ricordiamo che l'Aula ha votato un ordine del giorno per il mantenimento dell'azienda pubblica. Chiediamo pertanto l'immediata convocazione del Consiglio Comunale”. (SIRO BIZZI)

 

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“Buzzanca passerà alla storia come il liquidatore della città di Messina”. Queste le parole di Giuseppe Grioli, segretario cittadino del Pd, nei confronti di un sindaco che, a detta dell'esponente del PD, sta agendo contro la sua città. Dunque, dopo lunghe attese, anche MessinAmbiente è stata messa in liquidazione.

Il primo cittadino, una volta presa la decisione ha dichiarato: “Non potevamo fare altrimenti perché la situazione era arrivata ad un punto assai complesso. Ma questo passaggio non deve preoccupare la città, perché il servizio di raccolta dei rifiuti continuerà regolarmente, così come devono stare tranquilli i dipendenti perché i livelli occupazionali saranno garantiti. Aspettiamo che la Regione prepari la gara per l'affidamento del servizio, a quel punto tutto sarà più chiaro. Avevamo pensato al trasferimento dell'inceneritore, valutato 15 milioni di euro, ma le procedure sono troppo lunghe”.

Armando Di Maria, passato da amministratore unico di MessinAmbiente  a commissario con il compito di gestire la liquidazione di una società con 520 dipendenti, spera che questo passaggio, giudicato  necessario viste le immense spese che la società era costretta ad affrontare, possa essere da scossa per tutti.

Naturalmente, i commenti da parte dei sindacati non si sono fatti attendere dicendo che: “esprimono forte perplessità e preoccupazioni in merito alla decisione della messa in liquidazione di MessinAmbiente" e chiedono un immediato incontro all'amministratore unico di Messinambiente e al sindaco. "Occorre fare chiarezza, in ordine alla situazione economica finanziaria dell'azienda - anche con riferimento ai finanziamenti stanziati dalla regione Sicilia per ripianare i debiti - garanzia dei livelli occupazionali dei lavoratori e del mantenimento del servizio di igiene ambientale all'utenza”.

I  sindacati toccano un passaggio procedurale su cui rischia di innescarsi una ulteriore polemica. “La decisione della messa in liquidazione della azienda cittadina dovrebbe essere assunta dal consiglio comunale. Ricordiamo che l'Aula ha votato un ordine del giorno per il mantenimento dell'azienda pubblica. Chiediamo pertanto l'immediata convocazione del Consiglio Comunale” hanno dichiarato Clara Crocè segretario generale della Fp Cgil, Carmelo Pino responsabile del settore e Silvio Lasagni, segretario generale della Uil Trasporti.

Altrettanto rapida è stata la replica di Buzzanca: “Non c'è bisogno del passaggio in Consiglio, la liquidazione non è una scelta politica, ma un semplice procedura tecnica dovuta ai conti della società”.

"Avevamo già denunciato come la morte cerebrale fosse stata decisa un paio di anni fa quando non si era proceduto alla ricapitalizzazione e alla ricerca del socio privato" ricorda il segretario generale della Cisl di Messina, Tonino Genovese,  che poi sottolinea come ancora troppe ombre vi siano su questa società. "Come - spiega - la silenziosa uscita di scena dell'avvocato Dalmazio e le scelte organizzative e funzionali che avrebbero consentito risparmi considerevoli non dovendo soggiacere alla discarica di Mazzarrà. Chiediamo - conclude Genovese - di conoscere la verità e di vedere le carte e i conti".

Giuseppe Grioli ha poi rincarato la dose nei confronti di Buzzanca: “In nessuna città d'Italia un sindaco avrebbe portato a morire un'azienda pubblica che gestisce lo smaltimento del ciclo dei rifiuti dal momento che essa è titolare di concessioni per realizzare impianti per la separazione e la biostabilizzazione.  A Messina questo può succedere. Il sindaco bloccando irrazionalmente (non comprendiamo le ragioni) la realizzazione di quegli impianti ha fermato un processo che avrebbe portato la città a divenire progressivamente sempre più autonoma dalla discarica di Mazzarrà. Infatti gli impianti di separazione e biostabilizzazione una volta entrati a regime avrebbero assicurato al Comune di Messina un risparmio di circa 6milioni di euro costo che oggi dobbiamo sopportare per pagare il trasporto alla discarica di Mazzarrà ed il costo dovuto a Tirreno Ambiente”. (SIRO BIZZI)

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La procura di Barcellona ha chiuso l’indagine relativa alla discarica di Tripi. Venti le persone  raggiunte da avviso di garanzia per  l'ipotesi di reato di disastro ambientale. Tra gli indagati persone già coinvolte nelle inchieste  precedenti, dall'ex amministratore di Messimabiente Tonino Conti all'uomo del gruppo ennese dei Gulino, Gaetano Fornaia. Poi i sindaci di Tripi, precedente ed attuale, e l'imprenditore edile Michele Rotella.

I particolari della nuova indagine sono stati pubblicati oggi sulla Gazzetta del Sud, con un pezzo di Nuccio Anselmo che di seguito pubblichiamo.  

“Si tratta di venti persone che dopo una lunga serie di accertamenti investigativi già nei mesi scorsi erano finite nel registro degli indagati e che adesso hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari: Gisella Galante, di Patti; Giovanni Fornaia, di Enna; Francesco Ajello, di Messina; Valerio Cigala, di Barcellona; Vincenzo Carditello, di Messina; Antonino Miloro, di Messina; Antonino Conti, originario del Varesino; Giuseppe Aveni, di Tripi; Giuseppe Carmelo Sottile, di Messina; Orazio Nicosia, di Messina; Domenica Lauria, di Matera; Marilena Maccora, di Patti; Alessandro Visalli, di Messina; Vincenzo Schiera, di Palermo; Michele Rotella, di Barcellona; Alfonso Schepisi, di San Piero Patti; Fortunato Lipari, di Tripi; Giovanni Randazzo, di Palermo; Roberto Viani, di S. Agata Militello; Salvatore Antonino Favosi, di Roccalumera.

 

Tutta l’inchiesta ruota essenzialmente intorno a due ipotesi di reato ben precise per quel che riguarda le contestazioni accusatorie, vale a dire per un verso il disastro ambientale legato alla realizzazione del secondo modulo della discarica, e in questo caso si tratta del profilo più importante, e per altro verso l’omissione di atti d’ufficio che si sarebbe concretizzata secondo la procura barcellonese a livello di controllo amministrativo una volta realizzato tutto.

 

Il disastro ambientale viene contestato a Galante, Fornaia, Ajello, Cigala, Carditello, Miloro, Conti, Nicosia, Lauria, Maccora, Visalli, Schiera, Schepisi, Lipari, Randazzo, Viani, Favosi e Rotella, per fatti che secondo i magistrati si sono verificati sino al novembre dello scorso anno ma con condotte che sono ancora in corso. L’altro profilo, quello dell’omissione di atti d’ufficio, in sostanza il non aver vigilato con il reato ambientale incorso, viene invece contestato a due sindaci di Tripi, l’ex primo cittadino Sottile (la contestazione è fino al 24 aprile del 2009), e all’attuale, Giuseppe Aveni, e anche ai funzionari Francesco Ajello e Vincenzo Schiera.

 

La contestazione del disastro ambientale per la discarica di Tripi è piuttosto complessa poiché entrano in gioco i singoli ruoli ricoperti dagli indagati nella vicenda, tra Messina e Tripi, e sin dal lontano 2003. Ecco alcuni profili-chiave. Schepisi e Lipari entrano in gioco come redattori del progetto definitivo, Carditello come redattore del progetto esecutivo, Randazzo e Viani come sottoscrittori della relazione geologica, Cigala in qualità di Rup, cioé responsabile unico del progetto; questo team di professionisti avrebbe progettato e realizzato il secondo modulo della discarica violando la normativa ambientale del 1984, sostanzialmente non scegliendo l’area adatta, non valutando la falda presente, non prevedendo un sistema di impermeabilizzazione della vasca di raccolta del percolato, non prevedendo l’azione dei forti venti della zona (sono solo alcune delle prescrizioni tecniche che secondo l’accusa non sarebbero state rispettate).

 

Favosi entra in gioco invece come tecnico collaudatore, avrebbe rilasciato il certificato di collaudo senza effettuare per esempio le prove di tenuta o di funzionalità dei drenaggi o di altre parti impiantistiche. Ancora sui ruoli ricoperti. Nicosia è indagato come legale rappresentante della ditta Giano Ambiente s.r.l., l’imprenditore Rotella in qualità di esecutore materiale delle opere, Ajello come dirigente del dipartimento Sicurezza suo luoghi di lavoro del comune di Messina insieme a Schiera (nei rispettivi periodi di competenza come dirigenti), e Visalli come Rup, responsabile unico di procedimento, a partire addirittura dal 2003. Ed ancora: Conti come rappresentante della società MessinAmbiente spa, a suo tempo incaricata della gestione del secondo modulo della discarica di Tripi, Miloro e Fornaia come direttori tecnici della società, Rotella anche in questo caso come esecutore dei lavori; Maccora come direttore dei lavori e di progettista della messa in sicurezza dell’impianto; Lauria come titolare della ditta Smeda s.r.l. che eseguì i lavori; Galante come titolare della ditta Anzà Costruzioni, che montò o fece montare quattro silos per la raccolta del percolato, e che avrebbe omesso di collocarli su una superfice pavimentata e fornendo un serbatoio lesionato, fatti che avrebbero contribuito alla fuoriuscita di percolato con incremento del rischio di inquinamento delle acque superficiali e sotterranee.

 

Ed ecco l’altro profilo, quello del reato omissivo. All’ex sindaco Sottile e all’attuale Aveni, ai due funzionari pubblici Ajello e Scheira, viene contestata la mancata attivazione di misure di sicurezza del modulo secondario e della bonifica globale, ma questo dopo l’inadempimento in prima battuta del gestore della discarica, in questo caso il Comune di Messina. “

 

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