MOTTA D'AFFERMO, CANDIDATO MUORE DURANTE COMIZIO
Tragedia a Motta D'Affermo, in provincia di Messina, dove Andrea Martorana, candidato al consiglio comunale con la lista "Motta D'Affermo - Uniti per crescere, è deceduto in seguito ad un malore accusato durante un comizio elettorale. Martorana, 60 anni, stava parlando al pubblico, quando ha deciso di interrompere il suo discorso per un "giramento di testa". Successivamente il candidato al consiglio comunale si è accasciato su una sedia. Inutili i tempestivi soccorsi di medici ed infermieri che hanno tentato di applicare il massaggio cardiaco. Andrea Martorana è deceduto poco dopo l'arrivo dell'ambulanza che avrebbe dovuto trasportarlo all'ospedale di Mistretta. Già in passato Martorana aveva avuto problemi cardiaci. Nel 2007 era fra i candidati a Sindaco di Motta D'Affermo.
MAFIA: CHIESTO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LOMBARDO E SUO FRATELLO, IL GOVERNATORE "SONO TRANQUILLO"
La Procura di Catania ha presentato la richiesta di rinvio a giudizio per concorso esterno all'associazione mafiosa e voto di scambio del presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, e di suo fratello Angelo, deputato nazionale del Mpa. L'atto e' stato depositato ieri ma la notizia si e' appresa oggi. La richiesta fa seguito alla decisione del Gip Luigi Barone di non accogliere l'archiviazione proposta dalla Procura per i fratelli Lombardo e di disporre l'imputazione coatta per i due esponenti politici.
Secondo quanto si e' appreso, il fascicolo non e' stato ancora assegnato a un Gip, ne' e' stata fissata la data dell'udienza preliminare. La data slittera' di alcune settimane perche' il Gip dovra' essere diverso dal giudice Barone, che sulla vicenda si e' gia' espresso, e dovra' avere il tempo di studiare le migliaia di pagine degli atti confluiti nel fascicolo. L'inchiesta e' uno stralcio dell'operazione Iblis, il nome del Diavolo in arabo, scattata il 3 novembre del 2010 con decine di arresti tra esponenti di spicco della mafia di Catania, imprenditori e uomini politici. E' una Cosa nostra moderna quella svelata dalle indagini di carabinieri del Ros, che si insinua negli appalti e si fa imprenditrice.
E per questo avrebbe cercato di avvicinare, anche tramite un 'colletto bianco' come il geometra Michele Barbagallo, i vertici del Mpa: Raffaele e Angelo Lombardo. Indagati per concorso esterno la loro posizione crea una diversificazione di vedute nella Procura tra chi chiede il rinvio a giudizio dei fratelli Lombardo e chi, invece, lo stralcio del fascicolo. E' questa linea che passa, forte della sentenza della Cassazione su Calogero Mannino. Il capo d' imputazione e' derubricato in reato elettorale e comincia un processo davanti al Tribunale monocratico.
Allo stesso tempo la Procura chiede l'archiviazione del fascicolo per concorso esterno, ma il Gip Barone fissa un'udienza camerale e dispone l' imputazione coatta, spiegando in 60 pagine di motivazioni, che ci sono elementi di valutazione da affidare a un Gip per la richiesta di rinvio a giudizio. In particolare, il Gip ritiene sia da escludere che per 10 anni Cosa nostra abbia investito su un partito, il Mpa, sul suo leader e su suo fratello, accettando, dopo ogni competizione, di ricevere nulla in cambio e continuando a stipulare ancora accordi nelle successive elezioni. ''Gli elementi sin qui esaminati e le relative considerazioni svolte - conclude il Gip Luigi Barone - offrono, dunque, a questo decidente, un ulteriore elemento indiziario, che indubbiamente dovra' essere approfondito nel corso dell'istruttoria dibattimentale, ma che presenta, allo stato, una pregnanza tale da non consentire, 'ex se', l'archiviazione del procedimento''.
''E' tutto un castello di carte che non sara' difficile far saltare e smontare. Leggere come fossero vangelo le falsita', le porcherie e le calunnie di questa gente, molto meno che da niente, fa veramente riflettere. Non credo che per governare il cosiddetto potere in questa Regione si debbano pagare prezzi cosi' alti''. Lo afferma il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, sui pentiti che lo accusano di voto di scambio nel procedimento che ha portato all'imputazione coatta, sua e di suo fratello Angelo.
''Io sono tranquillo e sereno - scrive sul suo blog il governatore - perche', per iniziativa di una magistratura onesta e competente smonteremo, con il nostro aiuto, che io conto di dare a tempo pieno, questo castello di fesserie''. ''Prima o poi - aggiunge Lombardo - avro' il tempo di difendermi, e non c'e' migliore difensore di se stesso. Viene la nausea a sentire gentaglia da strapazzo e farabutti, ai quali non ho mai dato confidenza, dire sciocchezze di dimensioni mondiali che vengono prese da qualcuno come oro colato; qualcuno che magari ha svolto il ruolo di sanguisuga insaziabile nei miei confronti e adesso le amplifica attraverso la stampa. Questa gente - ribadisce il governatore della Sicilia - dice falsita', calunnie e diffamazioni e io li perseguiro' e la magistratura dovra' condannarli ".
Domani prevista una conferenza stampa, ma stando a quando dichiarato dallo stesso Lombardo nei giorni scorsi, dovrebbero arrivare le dimissioni dalla carica di governatore della Regione Sicilia.
“IL TRENO DEI DESIDERI ALL’INCONTRARIO VA" : IL COMITATO PENDOLARI SICILIANI DENUNCIA SOPPRESSIONI E DISSERVIZI
Un documento di denuncia, che raccoglie tutti i dati relativi a ritardi e soppressioni di treni che avrebbero dovuto servire la già sacrificata isola siciliana, dove spostarsi è sempre più problematico. A firmarlo il coordinatore del Comitato Pendolari Siciliani, Giosuè Malaponti:
“Riteniamo doveroso segnalare all’autorità competente di voler intervenire a tutela del cittadino-utente affinché una volta per tutte si faccia luce su queste continue soppressioni e faccia rispettare a Trenitalia quelle condizioni di trasporto che ha sottoscritto nel Contratto di Servizio con il Ministero del Tesoro e dell’Economia. Non è possibile che Trenitalia in Sicilia sia controllore di se stessa, è opportuno che la politica siciliana intervenga a tutela ed a salvaguardia del cittadino-siciliano-utente e del trasporto pubblico ferroviario. Queste continue soppressioni, da parte di Trenitalia, ci penalizzano molto, e stanno creato enormi disagi e scompiglio nell’attività lavorativa di molti pendolari siciliani. Considerato che, Trenitalia è un’azienda di diritto privato ma appartenente, di fatto, al Pubblico, con una forma giuridica che impone, il rispetto di parametri di efficienza e di efficacia e che la sua mission è quella di erogare un servizio sociale ai cittadini. In considerazione di ciò, riteniamo tutto questo inaccettabile da parte di Trenitalia, mentre incomprensibile è, invece, il silenzio del Dipartimento dei Trasporti della Regione Siciliana sui disservizi/disagi di questi ultimi mesi subiti da migliaia di Siciliani e sul tanto atteso Contratto di Servizio.
Nella giornata odierna Trenitalia ha cancellato i primi treni del mattino lasciando allo sbando migliaia di pendolari sulla relazione Siracusa-Catania-Messina e viceversa.
Questi i treni soppressi:
regionale 12866 delle ore 5.10 da Catania per Messina;
regionale 12868 delle ore 5.48 da Catania per Messina;
regionale 12757 delle ore 5.57 da Messina per S.Agata Militello;
regionale 8578 delle ore 6.00 da Catania per Fiumefreddo;
regionale 12805 delle ore 6.08 da Catania per Caltagirone;
regionale 8577 delle ore 6.48 da Fiumefreddo per Bicocca;
regionale 8579 delle ore 7.12 da Taormina per Catania;
regionale 12874 delle ore 8.00 da S.Agata Militello per Messina;
regionale 12806 delle ore 8.02 da Caltagirone per Catania;
regionale 8582 delle ore 13.20 da Catania per Giarre;
Questi i treni in ritardo:
regionale 3866 delle ore 5.05 da Siracusa per Messina con 74 minuti di ritardo;
regionale 8575 delle ore 5.20 da Taormina per Siracusa con 48 minuti di ritardo;
regionale 3865 delle ore 5.20 da Messina per Siracusa con 29 minuti di ritardo;
regionale 12865 delle ore 5.50 da Messina per Catania con 20 minuti di ritardo;
regionale 8580 delle ore 6.05 da Siracusa per Taormina con 40 minuti di ritardo;
regionale 12867 delle ore 6.45 da Messina per Catania con 5 minuti di ritardo;
regionale 12870 delle ore 6.45 da Catania per Messina con 60 minuti di ritardo;
regionale 3868 delle ore 6.30 da Siracusa per Messina con 31 minuti di ritardo;
regionale 12869 delle ore 8.00 da Messina per Catania con 20 minuti di ritardo;
regionale 8581 delle ore 8.32 da Taormina per Catania con 32 minuti di ritardo;
regionale 12871 delle ore 9.40 da Messina per Catania con 18 minuti di ritardo;
regionale 3870 delle ore 8.45 da Siracusa per Messina partito da Catania con 15 minuti di ritardo è stranamente arrivato a Messina con 12 minuti di anticipo;
regionale 8572 delle ore 13.00 da Siracusa per Catania con 10 minuti di ritardo”.
Numeri e dati che è bene portare all’attenzione di quanti hanno la responsabilità politica e istituzionale di garantire i servizi minimi a cittadini europei considerati di serie B, se non quando si tratta di recepire tassazioni.
INDAGINE CORTE DEI CONTI SICILIA: AUMENTANO PRECARI IN ENTI LOCALI
L'indagine della Corte dei Conti Sicilia, curata dal magistrato Giuseppa Cernigliaro, ha esaminato il fenomeno del precariato in Sicilia. Secondo l'indagine l'assorbimento di personale precario ha causato anche un consistente aumento della spesa corrente originata dalla stabilizzazione di un elevato numero di lavoratori.
I risultati dell'indagine sono stati posti a raffronto con i corrispondenti dati nazionali, evidenziando come la situazione sia molto più grave in Sicilia rispetto al resto d'Italia.
Secondo la Corte dei Conti gli obiettivi assegnati all'Agenzia regionale per l'impiego nel corso degli ultimi anni sono stati spesso eccessivamente generici rendendo poco incisive le azioni a sostegno del mercato del lavoro in un contesto regionale di elevata disoccupazione.
Elevata la spesa per l'esternalizzazione di molti servizi, per la maggior connessi con le politiche attive, senza che sia corrisposto una verifica dei risultati ottenuti in ordine all'effettivo incontro tra domanda e offerta di lavoro.
La relazione segnala anche la necessità di potenziare i controlli nei confronti degli organismi privati, che utilizzano soggetti impegnati in attività socialmente utili, essendosi rivelati molto carenti le attività di verifica condotte dall'Agenzia a fronte di una eccessiva spesa annua destinata al comparto.
Negli enti locali il problema della stabilizzazione del personale precario è eleveato, e gli effetti si potrebbero riprodurre sugli equilibri finanziari di medio-lungo periodo. Da non sottovalutare, secondo la Corte dei conti siciliana anche l'appesantimento delle strutture burocratiche locali. Inoltre l'esigenza di assicurare un impiego ai lavoratori da stabilizzare impedirà per lungo tempo nuove immissioni di giovani qualificati ponendo in essere un inevitabile conflitto generazionale. La corte chiede dunque di evitare la creazione di ulteriore precariato che porrebbe il problema della proroga e successivamente della stabilizzazione. (SIMONE INTELISANO)
ACQUA BENE “PUBBLICO”: ALL’ARS SI DISCUTE IL PRIMO TESTO DI LEGGE POPOLARE
Il primo testo di legge promosso nella nostra Regione per iniziativa Popolare e dei Consigli Comunali/Provinciali, per riportare come “pubblica” l’acqua in Sicilia è in discussione alla IV^ Commissione Ambiente e territorio che ne ha avviato la trattazione il 13 marzo scorso.
Il Comitato promotore della legge, il Forum Siciliano dei Movimenti per l’Acqua e i Beni Comuni e il Coordinamento degli Enti Locali per l’Acqua Bene Comune, chiedono con forza ai componenti della IV^ Commissione che venga rispettata la volontà popolare espressa dalla maggioranza degli elettori col Referendum di giugno. Una indicazione politica chiara, che mette tutte le parti politiche di fronte alla responsabilità di fare uscire i privati dalla gestione del bene comune primario sul quale non si devono fare profitti.
“Vigileremo sull’operato di ognuno dei 14 Componenti, che dovranno rispondere innanzi tutto ai 2.079.819 siciliani che il 12 e 13 giugno hanno detto col 97,9% SI all’acqua Bene Comune. Confidiamo nella loro volontà di mettersi in sintonia con gli elettori. La nostra Regione ha già visto il fallimento delle gestioni privatizzate, ed i cittadini stanno già pagando a caro prezzo scelte politiche sulla cui legittimità e trasparenza ci sarebbe molto da dire.”
L’approvazione del testo di legge darebbe alla Sicilia una riforma organica del settore in grado di coniugare il soddisfacimento di un bisogno primario nella forma pubblica e partecipativa, con la lotta al dissesto idrogeologico ed uno sviluppo economico compatibile con le ragioni della difesa dell’ambiente. I promotori hanno chiesto un incontro con i Capigruppo parlamentari all’ARS per sostenere l’approvazione del testo.
MAFIA: IL GENERALE SUBRANNI “PUNCIUTU", IL PM GOZZO CREA UN GRUPPO FB A SOSTEGNO DI AGNESE BORSELLINO
Poco meno di 1500 adesioni in due giorni per il gruppo "Fraterno sostegno ad Agnese Borsellino", vedova del giudice ucciso nella strage di via D'Amelio, creato su Facebook, dal procuratore aggiunto di Caltanissetta Nico Gozzo in segno di solidarieta' dopo quanto dichiarato in un'intervista dal generale Antonio Subranni, secondo cui la signora Agnese avrebbe parlato di lui ai magistrati come "l'amico traditore" perche' soffrirebbe del morbo di Alzheimer.
In un verbale del 2010 la signora Borsellino riferisce ai pm che indagano sulla strage di via D'Amelio una confidenza ricevuta dal marito. Da lui avrebbe appreso che Subranni era in rapporto con ambienti mafiosi e che era stato ''punciutu'', cioe' punto, in un rito di affiliazione a Cosa nostra.
Il generale nell'intervista rilasciata smentisce quest'accusa parlando di ''falsita''' aggiungendo: ''Purtroppo, la signora Borsellino non sta bene in salute. Forse un Alzheimer, non so quando cominciato''. Malattia smentita anche dal figlio del giudice, Manfredi Borsellino: ''Mia madre e' la piu' lucida di tutti noi''.
Ecco i presupposti che hanno spinto alla creazione del gruppo “Fraterno sostegno ad Agnese Borsellino”, nato il giorno 11 marzo 2012, da una proposta del pm Nico Gozzo, subito accolta da Gianfranco Criscenti, che amministra il gruppo assieme al procuratore Gozzo ed a Francesca Munno e Silvia Amadori.
“La creazione di questo gruppo nasce dalla volontà di dimostrare vicinanza ed affetto alla signora Agnese Borsellino, in seguito alle dichiarazioni rilasciate dal generale Antonio Subranni – si legge sul social network - Chiediamo che non esista un punto di arrivo, che questo gruppo continui a crescere per dimostrare sempre di più che una parte di Italia crede nella legalità, dimostriamo di amare il nostro Paese amando le grandi donne che fanno parte della storia e che continuano a costruire un presente degno di essere vissuto. Per correttezza – scrivono ancora agli amministratori - chiediamo che non venga fatta in alcun modo, politica, non vogliamo leggere scritti che parlano di “rossi” o “neri”, né vedere articoli di genere politico o tentativi di fare pubblicità elettorale, i post che tenderanno a questo verranno eliminati, chi continuerà a pubblicare link riguardanti la politica verrà bloccato. Questo gruppo ha il solo scopo di dimostrare affetto ad una grande donna, non ha fini pubblicitari, nessuna pubblicità verrà accettata indipendentemente dalla personalità che verrà citata”.
Lo stesso Salvatore Borsellino si è espresso a favore della cognata: “Mi sento ancora più vicino alla moglie di mio fratello, messa in ginocchio da una terribile malattia ma con la mente lucidissima e la testa alta nell’orgoglio di proclamare la Verità”.
Sono decine i post pubblicati dai membri del gruppo che sostiene la signora Borsellino. Gianluca Manca scrive: "Pieno sostegno ad Agnese Borsellino! A volte non occorre la legge per provare cio' che e' notorio...!!! Notorium non eget probatione! Non occorre provare cio' che tutti sanno". Nunzio Sisto scrive: "Chiunque attacchi la signora Agnese o Salvatore dovra' reggere lo sguardo di centinaia, migliaia di occhi: quelli delle Agende Rosse". Vincenzo Cascio aggiunge: " Credo sia importante far sentire alla signora Agnese Borsellino la nostra vicinanza".
Agnese Borsellino, vedova del giudice Paolo Borsellino, ringrazia il popolo di Facebook per il gruppo di solidarieta' e di sostegno creato ieri su input del procuratore aggiunto di Caltanissetta Nico Gozzo. ''Cari amici -scrive Agnese Borsellino ai curatori del gruppo 'fraterno sostegno ad Agnese Borsellino'- ho appena saputo dal mio caro amico Luigi Furitano della vostra commovente e apprezzata iniziativa. Non credevo di potere avere e trovare tante persone care e a me cosi' vicine e soprattutto di poter meritare questo vostro affetto. Saro' felice di poter leggere i vostri messaggi e le vostre lettere. Vi abbraccio con sincero affetto. Vostra Agnese Borsellino''.
CHI USA IL TERMINE “FROCIO” CONTRO I GAY RISCHIA 1200 € DI MULTA
L’Arcigay l’ha già salutata come una “sentenza storica”. E’ quella pronunciata contro una coppia di palermitani, che aveva dato del “frocio” ad un ragazzo che stava passeggiando per strada. I coniugi, a distanza di due anni, sono stati condannati per l’uso del termine oomofobo, e dovranno pagare un’ammenda: 200 euro per la donna e mille al marito.
Il processo era iniziato nel 2010 di fronte al Giudice di Pace di Bagheria, che aveva ammesso l’Arcigay come parte civile in quando parte offesa dal reato. L’avvocato Marco Carnabuci ha difeso l’Arcigay, mentre l’avvocato Maurizio Curcio ha rappresentato il ragazzo. Il 1° Marzo 2012 è arrivata la sentenza e la coppia di Bagheria dovrà risarcire sia il ragazzo insultato in quanto omosessuale, sia l’Arcigay, che si era costituito parte civile nel processo, a cui andranno 500 euro, oltre al pagamento delle spese processuali.
“Si tratta di una delle pochissime sentenze in Italia, e l’unica in Sicilia – ha scritto l’Arcigay in un comunicato dopo la sentenza – in cui ad un’associazione per la difesa dei diritti Lgtb viene riconosciuto un risarcimento”. “Non solo il magistrato non ha concesso la sospensione della pena – commenta l’Arcigay di Palermo – sottolineando in questo modo la pericolosità sociale e la gravità delle aggressioni di stampo omofobico, ma anche riconosciuto il danno reso a tutta la comunità Lgtb. Ribadiamo che occorre urgentemente l’estensione della legge Mancino per i reati di omofobia e transfobia: tutti i crimini di odio vanno sanzionati”.
“Questa sentenza dimostra – conclude l’Arcigay – che, malgrado le carenze della legislazione italiana, che non ha ancora una legge anti-omofobia, nei tribunali italiani i cittadini Lgtb possono essere tutelati e difesi”.
CAMPIONATO REG SICILIA: SCONFITTA PER LA MIA BASKET MESSINA
MESSINA E LA PIAGA DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE
Da sempre sono un grande problema, e tuttora a Messina in tanti ed importanti luoghi sono presenti le barriere architettoniche. Le ultime segnalazioni di Lucia Cardillo, dell'Associazione Senza Barriere, riguardano numerosi marciapiedi della SS 114, nei pressi dei vari supermercati presenti in zona. Infatti i marciapedi sono notevolmente alti, e non vi è la possibilità autonoma di salirvi e scendere per persone diversamente abili, dotate di sedie a rotelle.
Un altro problema l'ingresso all'Ufficio Provinciale per l'impiego, in Piazza Casa Pia, dove sono presenti enormi scale, senza alcuna pedana che faciliti l'entrata per chi ne ha bisogno.
Ormai da tempo l'Associazione Senza Barriere Onlus di Messina lotta per abbattere queste barriere, ma molte sono le zone di Messina ancora "impraticabili" per i diversamente abili, nonostante le numerose segnalazioni, sia dell'associazione, sia delle varie circoscrizioni cittadine, che spesso non vedono realizzati tutti gli interventi per l'abbattimento delle barriere richiesti dai consigli.
Non solo l'accesso agli edifici più importanti della città, ma anche marciapiedi e spiagge, molte delle quali in città non prevedono l'accesso facilitato per le carrozzine.
Anche nel 2012, Messina si trova a fronteggiare problemi "primitivi", senza che nessuno, a parte le associazioni addette, si muova per risolverli. (SIMONE INTELISANO)
ADDIO A GIORGIO BOCCA, UN GRANDE POLEMISTA, CHE SCRISSE DELLA "TACITA COESISTENZA" TRA MAFIA E CC
Aggiungere commenti al valore giornalistico di Giorgio Bocca appare superfluo. Certo per chi ama questo mestiere è difficile non pensare a quanto sia stato importante come modello di un giornalismo per cui vale la pena sacrificarsi: una visione etica e romantica di un mondo fatto in parte, a pezzi, dal mercimonio degli ultimi anni, fino all’amara vicenda della direzione Minzolini della Rai, che è l’ultima testimonianza di quanto la professione abbia toccato livelli bassissimi.
Noi vogliamo sottolineare lo spirito critico, quello del polemista che sa guardare oltre, che sa creare opinioni e suscitare reazioni, senza paura di farsi bersaglio degli “intoccabiili”, anche quando si tratta dell’Arma dei Carabinieri. Il riferimento è ad una grande polemica, innescata nel 2009, con un articolo pubblicato su L’espresso, in cui Bocca, fedele al rigore analitico e alla passione civile che lo ha sempre distinto, parlò del tacito accordo che in Sicilia “regola” la coesistenza dei carabinieri e della mafia. Un articolo che scatenò dissenso a destra come a sinistra, e ovviamente la reazione indignata dell’allora comandante dei Carabinieri, generale Leonardo Gallitelli.
L’articolo di Giorgio Bocca, alla luce anche della recente notizia dell’esistenza di una donna testimone chiave dell’omicidio di Peppino Impastato, la casellante del passaggio a livello di Cinisi, che i carabinieri avevano dichiarato irrintracciabile, resta un esempio di quel giornalismo capace di leggere e interpretare la realtà e non solo di copiare veline.
E’ il nostro modo di salutare un maestro. Un altro che con Montanelli e Sciascia sapeva essere indigesto ai potenti.
Crediamo anche che l'antimeridionalismo di cui si accusa Bocca sia il giusto antimeridionalismo di cui ogni buon meridionale dotato di autocrita può servirsi per motivare un orgoglio diverso dal semplice campanilismo.
L’articolo in questione si intitola “QUANTI AMICI HA TOTO’ RIINA” ed è stato pubblicato nell’agosto del 2009. Una “rilettura” dove si coglie tutta l’attualità di un pensiero libero e critico ad un sistema difficilmente interpretabile se non attraverso una grande lucidità.
“L'ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il capo siciliano della mafia Totò Riina, lo scrittore della sicilitudine Leonardo Sciascia , il generale dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa ucciso dalla mafia perché la conosceva bene, Massimo Ciancimino il figlio del sindaco mafioso di Palermo don Vito e altri esperti della onorata società hanno spiegato invano agli italiani che il problema numero uno della nazione non è il conflitto fra il legale e l'illegale, fra guardie e ladri, fra capi bastone e le loro vittime inermi, ma il loro indissolubile patto di coesistenza. L'essere la mafia la mazza ferrata, la violenza che regola economia e rapporti sociali in province dove la legge è priva di forza o di consenso.
Eppure la maggioranza degli italiani non se ne vuol convincere, si rifiuta di crederlo e quando il capo della mafia Totò Riina fa sapere che l'assassinio del giudice Paolo Borsellino è stato voluto o vi hanno partecipato i tutori dell'ordine, ufficiali dei carabinieri o servizi speciali, il buon italiano si dice: è l'ultima scellerataggine di Riina, mette male nel nostro virtuoso sistema sociale. Se ci sono due scrittori italiani e siciliani che hanno larga e meritata popolarità nel paese essi sono Giuseppe Tomasi di Lampedusa autore del 'Gattopardo' e Andrea Camilleri i cui libri sono in testa alle vendite, salvo il libro migliore, uno dei primi edito da Sellerio in cui spiegava per filo e per segno i compromessi fra mafia e Stato su cui si fonda l'unità d'Italia.
Senza alcuna presunzione di avvicinarmi a questi maestri, vorrei umilmente ricordare ai miei connazionali le ragioni per cui il capo delle mafie Totò Riina ha potuto scrivere il famoso 'papello' al capo del governo italiano per chiedergli, come ora ci fa sapere Massimo Ciancimino custode del documento, se, viste le buone relazioni correnti, il capo del governo non poteva mettere a disposizione del capo della mafia una rete della televisione. Proprio come chiesero e ottennero la Terza rete i comunisti quando condizionavano il mercato del lavoro.
Massimo Ciancimino, il figlio del sindaco mafioso di Palermo, ha detto o lasciato capire che i carabinieri 'nei secoli fedeli' si attennero nelle operazioni di mafia ad attenzioni speciali, clamorosa quanto rimasta senza spiegazioni credibili la mancata perquisizione nella villetta in cui Riina aveva abitato e guidato per anni la 'onorata società'
Del pari sono rimaste senza spiegazioni le accuse e le richieste di chiarezza mosse, quando era sindaco a Palermo, da Leoluca Orlando. Eppure una ragione del 'comportamento speciale' della più efficiente polizia italiana verso la mafia c'è ed è evidente: i carabinieri, come la mafia, non sono qualcosa di estraneo e di ostile alla società siciliana, fanno parte e parte fondamentale del patto di coesistenza sul territorio, di controllo del territorio condiviso con la Chiesa e con la mafia.
In ogni paese siciliano accanto alla Chiesa e al parroco c'è una caserma dei carabinieri e una cosca mafiosa. Spiega Camilleri nel suo aureo libretto: i parroci sono persone oneste, ma sanno che a mettersi apertamente contro la mafia restano isolati, senza sussidi, senza ragazzi negli oratori. E i carabinieri? I carabinieri, specie quelli che arrivano da altre provincie, sanno che la loro vita è appesa a un filo che un colpo di lupara può raggiungerli in ogni vicolo, in ogni tratturo. Non è naturale, obbligatorio che si creino delle tacite regole di coesistenza o di competenza?. (GIORGIO BOCCA)”
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