PEPPINO IMPASTATO: DOPO 30 ANNI UN’ALTRA VERITA’, “CHI HA DEPISTATO LE INDAGINI?”

 

Alla notizia dell’ennesimo depistaggio sulla morte di Peppino Impastato riecheggiano le parole di Angela Manca, la madre di un’altra vittima di mafia sulla cui storia non è ancora stata fatta piena luce. “E’ vergognoso che per sapere la verità bisogna aspettare 20-30 anni – ha scritto – Fra 20 anni saprete dove si trovava Attilio quando ci ha fatto l’ultima telefonata ( FATTA SPARIRE DAI TABULATI )”.

La giustizia sui casi di mafia appare sempre troppo lenta. Soprattutto quando a depistare sono le stesse persone che dovrebbero aiutare le indagini, come nel caso di Peppino Impastato su cui oggi si riapre una finestra dopo la scoperta che la testimone chiave del delitto, che i carabinieri avevano detto irrintracciabile, emigrata negli Stati Uniti, quindi impossibile da interrogare, è sempre stata a Cinisi.

La donna,  Provvidenza Vitale, casellante del passaggio a livello di Cinisi, dove il 9 maggio 1978 è stato assassinato il militante antimafia,  ha finalmente parlato questa mattina, 20 dicembre, grazie alla riapertura del caso. Oggi  ha 85 anni, e pare abbia detto di avere “ricordi vaghi di quella sera”.

Il mistero adesso è comprendere come mai non sia stata rintracciata prima. La donna, infatti, non si è mai spostata dalla Sicilia: si è sposata, ha fatto sei figli. Negli Stati Uniti c’è stata, ma negli Anni Novanta e per far visita ad alcuni parenti.

La scoperta che, a distanza di tanti anni appare incredibile,  è stata fatta dagli investigatori della Dia di Palermo, coordinati dal colonnello Giuseppe D’Agata, dopo la riapertura del caso Impastato disposta dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dal sostituto Francesco Del Bene.

Adesso che Felicita, la madre di Peppino, non c’è più, sono i parenti, il fratello e i compagni del Centro Impastato che chiedono chi depistò le indagini, e perché.

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