MAXI MULTA PER L’UNIME: “USAVA IL CUS COME AGENZIA DI LAVORO”

Il Centro universitario sportivo di Messina è stato trasformato in «un’agenzia di lavoro per reclutare (senza concorso) e fornire all’Università lavoratori a basso costo». E’ questa la conclusione cui è giunto il locale Ispettorato del Lavoro al termine di un anno di indagini sull’ente figlio del Centro universitario sportivo italiano (Cusi) per legge monopolista dell’attività sportiva universitaria e per questo beneficiario di ingenti finanziamenti da parte del Ministero dell’Istruzione.
Lo ha reso noto Corriere.it, con un articolo scritto da Michele Schinella lo scorso 23 maggio. I fatti risalgono praticamente agli ultimi tre anni dell’amministrazione Tomasello, precisamente dal 2010 al 2012.
I funzionari regionali nella convenzione tra Ateneo e Cus hanno riscontrato un appalto fraudolento di manodopera e hanno inflitto una multa complessiva da 2 milioni di euro al Cus e all’ex commissario Sergio Cama, all’ateneo di Messina e all’ex rettore Franco Tomasello. Gli istruttori sportivi, gli addetti alla segreteria e persino quelli alle pulizie (in tutto 80 lavoratori), li assumeva il Cus con contratti di collaborazione sportiva esentati da tasse e contribuzione previdenziale, ma i lavoratori venivano utilizzati come fossero propri dipendenti subordinati (senza, però, le tutele previste per quest’ultimi), direttamente dall’Università, che poi rimborsava al Cus il valore degli stipendi: il giochetto, ora sanzionato, è andato avanti per due anni tra il 2010 e il 2012. «Non c’è dubbio che la convenzione lascia travisare una chiara interposizione fittizia di manodopera. I lavoratori sono stati inseriti nell’organizzazione dell’ateneo come veri e propri dipendenti», scrivono gli ispettori nel provvedimento di 51 pagine. Che l’obiettivo della convenzione fosse proprio quello censurato dall’Ispettorato trova conferma nei verbali della seduta di agosto del 2010 in cui il Cda dell’Università la discusse e la votò: «Sarà garantito all’ateneo un rilevante risparmio dovuto al minor costo il personale assunto», disse Cama. «Non verrà neppure pagata l’Iva dovuta nel caso di appalto di servizi», gli fece eco l’allora rettore Tomasello.
La maxi multa è il primo provvedimento di un’inchiesta a largo raggio condotta dalla Procura di Messina sulla gestione dell’associazione sportiva messa in liquidazione nel 2013 a causa di un buco di 5 milioni euro. L’inchiesta del sostituto Antonio Carchietti, che si avvale di 3 consulenti tecnici, vede sotto indagine per falso e truffa ai danni dello Stato i vertici del Cusi nazionale: Leonardo Cojana, deceduto qualche mese fa; del Cus locale: Piero Jaci (presidente per 40 anni, fino agli inizi del 2010) e il successore Cama; e dello stesso ateneo: l’ex rettore Tomasello e il dirigente Carmelo Trommino. Nel mirino degli inquirenti sono finite le rendicontazioni inviate al Ministero per ottenere i contributi della legge 394 del 1977.
Secondo l’ipotesi investigativa, l’ateneo e l’organismo sportivo per ottenere le risorse destinate al «Potenziamento dell’attività sportiva universitaria», attestavano che il Cus gestiva tutti gli impianti sportivi mentre in realtà ciò non accadeva da anni. Nel 2006, infatti, l’ex Magnifico Tomasello consigliato dall’allora prorettore Pietro Navarra (suo successore dopo l’elezione del 28 maggio 2013) decise di togliere gli impianti al Cus e di gestirli direttamente: con personale, però, come è ora emerso, «svenduto» dallo stesso Cus. Mandato al macero il vecchio Cus e le centinaia di creditori, l’ateneo guidato da Navarra per non perdere i fondi ministeriali ha creato un Cus nuovo di zecca sgravato di tutti i debiti: CusUnime, subito affiliato dal Cusi. L’operazione non ha convinto gli inquirenti che stanno verificando se non sia stata fatta in frode ai creditori.
All’esame dei tre consulenti del pm anche la gestione allegra dell’ente sportivo e soprattutto i Campionati nazionali universitari, organizzati dal Cus alla vigilia dell’estate del 2012 nonostante i 4 milioni di euro di deficit. La manifestazione, costata 800mila euro, è passata alla storia non tanto per le gesta degli atleti arrivati da tutt’Italia per cimentarsi in 20 discipline sportive, ma per le spese «folli». Dai 15mila euro (per una settimana di lavoro) ai 5 addetti stampa reclutati benché fosse stata ingaggiata un’agenzia di comunicazione costata a sua volta 14mila euro; passando alla cena di inaugurazione da nababbi (30mila euro); per finire alle spese per una serie di appalti per servizi, affidati senza regolare gara a prezzi più alti di quelli di mercato. La kermesse ha aggravato il deficit del Cus. Per coprire i costi della manifestazione l’allora assessore al Turismo del Governo regionale di Raffaele Lombardo, Daniele Tranchida, docente egli stesso dell’ateneo, aveva promesso dapprima 500mila euro; poi, in extremis, il giorno prima dell’inizio della manifestazione, aveva firmato un provvedimento da 150mila euro di risorse a disposizione del suo ufficio per il sostegno alle iniziative turistiche. Dalla regione Sicilia, però, non è arrivato neanche un euro.

 

Fonte: Michele Schinella – Corriere.it

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