POLICLINICO. APPENA NATO E CON UNA MALATTIA CHE UCCIDE NEL 70% DEI CASI, SALVATO DA 11 MEDICI

È stato dimesso, dal reparto di terapia intensiva neonatale del Policlinico universitario di Messina, un bimbo di 5 mesi che, dopo una lunga convalescenza, è riuscito a sconfiggere una malattia ancora oggi caratterizzata da un alto tasso di mortalità. Una storia, per una volta, di buona sanità che dimostra l’importanza di percorsi assistenziali in cui a collaborare insieme sono più professionisti, ciascuno con le proprie competenze.

Il piccolo era stato trasferito a fine gennaio dall’ospedale di Siracusa, quando pesava 2 chili e 380 grammi, per una sospetta occlusione intestinale. Dopo l’arrivo in terapia intensiva neonatale e i primi accertamenti è stata subito evidente la presenza di una torsione intestinale (volvolo) che aveva già compromesso gran parte dell’intestino ( circa 90 centimetri su un metro e mezzo).

Da qui la necessità di intervenire tempestivamente: l’ équipe di chirurgia pediatrica – composta dai dottori Nunzio Turiaco, Pietro Antonuccio, Maria Rosaria Gravina, supportata dall’anestesista Lerry Mercurio – procede lungo l’unica strada percorribile: quella della resezione con confezionamento dell’ileostomia che permette al piccolo di sopravvivere. A distanza di un mese è però necessario ricanalizzare l’intestino con un’altra delicata operazione eseguita in équipe dal professor Carmelo Romeo e dal dottor Nunzio Turiaco. Anestesista, il professor Giovanni Chillè. Intervento, quest’ultimo, che consente di ricostruire con successo la continuità intestinale.

Superata la fase chirurgia il piccolo è stato seguito nel post-operatorio dalla terapia intensiva neonatale diretta dal professor Ignazio Barberi.

Il bambino ha necessitato di cure multidisciplinari coordinate dalla dottoressa Eloisa Gitto e dalla dottoressa Lilly Barbuscia della Tin, con un significativo contributo da parte del dottor Claudio Romano, dell’unità ospedaliera di genetica e immunologia pediatrica, per gli aspetti nutrizionali e gastroenterologici, e della dottoressa Lucia Caminiti, dell’unità di pediatria, per gli aspetti dermatologici legati al malassorbimento.

La mancanza di più del 50% di intestino è causa, infatti, di malassorbimento. Il cosiddetto intestino corto, sindrome che in età pediatrica determina ancora oggi una mortalità elevata (tra il 73 e l’85% dei casi). “Il risultato raggiunto – ha sottolineato il professor Romeo, direttore di chirurgia pediatrica – è frutto di un approccio integrato in cui più professionalità, all’interno del dipartimento materno – infantile, forniscono il proprio contributo ed esperienza in base al settore scientifico di riferimento”.

Oggi il bambino sta bene, pesa 3,4 chili, non ha bisogno di alimentarsi per via venosa e per mangiare desidera solo attaccarsi al suo biberon.

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