Anarchici e Anarchici

di Giuseppe Loteta – Molti dei cosiddetti antagonisti che il 1° maggio hanno incendiato Milano si dicono anarchici. E in nome dell’anarchia incendiano automobili, lanciano bottiglie molotov nelle banche, sfondano vetrine, distruggono tutto ciò che ai loro occhi malati puzza di borghese. In questa foto, invece, è ritratto un gruppo di anarchici che ha preso parte alla Resistenza. Hanno qualcosa in comune i primi con i secondi? Credo proprio di no. I vandali nerovestiti non hanno la più lontana idea di che cosa sia l’idea anarchica, di che cosa abbia rappresentato l’anarchismo nella storia italiana ed europea, di che stoffa fossero i militanti libertari dell’Ottocento e della prima metà del Novecento.

Gaetano Salvemini affermava che, se fosse stato meno pessimista, sarebbe stato anche lui anarchico. E al suo letto di morte piangeva come un bambino Armando Borghi, l’anarchico che aveva duellato polemicamente con Lenin e che aveva malmenato Mussolini a Milano poco prima della marcia su Roma. Ma non c’è solo Borghi nella storia dell’anarchismo italiano. C’è Carlo Cafiero, il nobile che dissipò le sue sostanze per sovvenzionare il movimento anarchico. C’è Pietro Gori, il poeta di “Addio Lugano”, c’è Errico Malatesta, il rivoluzionario organizzatore della “settimana rossa”. E ci sono stati, in tempi più recenti, due anarchici che ho conosciuto e ho stimato: lo storico Gino Cerrito e Vincenzo Mazzone, esule durante il fascismo e combattente antifranchista.
Non c’è battaglia di libertà che gli anarchici non abbiano combattuto: dalla guerra di Spagna alla Resistenza; dal referendum istituzionale del 1946 al referendum sul divorzio. La violenza la esercitarono solo sui tiranni. E il regicidio di Monza aprì la strada al giolittismo.
L’anarchia è stata una splendida, generosa utopia. Non la macchino con le loro azioni delinquenziali i sedicenti anarchici di oggi.

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