Inchiesta Messinambiente: torna in libertà Di Maria, ai domiciliari resta Inferrera. Clima teso, nuove intimidazioni agli attuali dirigenti

Da oggi l’ex liquidatore Armando Di Maria torna ad essere un semplice imputato, senza restrizioni alla libertà personale, in attesa che si svolga il processo scaturito dall’inchiesta sulla gestione di Messinambiente dal 2010 al 2013. Il Tribunale del Riesame ha infatti stabilito che non vi siano più le esigenze cautelari nei confronti del dirigente, che non dovrà nemmeno usare il braccialetto elettronico.

Resta invece ristretto ai domiciliari Antonino Inferrera, responsabile amministrativo e contabile di Messinambiente.

Alleggerite anche le restrizioni degli altri imputati nello scandalo della gestione dell’azienda pubblica, che hanno il divieto di esercitare l’attività economica e professionale: Marcello Di Vincenzo e Francesco Gentiluomo e il broker assicurativo Antonio Buttino.

Per tutti restano le accuse di corruzione e truffa aggravata.

Antonino Inferrera
Antonino Inferrera

Secondo i giudici, quindi, emerge la figura di Inferrera come protagonista principale delle “prassi” al vaglio degli inquirenti: ovvero l’affidamento di lavori e servizi (compreso quello di assicurare i mezzi) a prezzi fuori dal mercato, in cambio di mazzette. Dal giorno dell’arresto, l’11 novembre, il dirigente è sospeso senza retribuzione.

E mentre prosegue il lavoro della magistratura, a Messinambiente, definita dallo stesso procuratore Guido Lo Forte “una macchina mangiasoldi”, i nervi restano tesi e messaggi inquietanti vengono recapitati all’attuale dirigenza.

Due auto intestate al direttore tecnico Roberto Lisi e al responsabile della raccolta differenziata Cesare Corrieri, sono state sfregiate all’interno della Piattaforma di Pace. Gesti intimidatori che si sono susseguiti nelle scorse settimane e puntualmente denunciati ai Carabinieri dal commissario Giovanni Calabrò.  Segnali che attestano il difficile lavoro di “pulizia” dentro la società partecipata, ma che non arrestano il cambiamento ormai in atto attraverso una precisa volontà politica.

Sullo sfondo anche un pignoramento da 29 milioni di euro, disposto dall’Agenzia delle Entrate che grava sulle sorti della società e soprattutto sulle casse di Palazzo Zanca, responsabile quale maggiore azionista di Messinambiente.

 

 

 

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