Il presidente dell’Amam, Leonardo Termini, accusato di truffa

L’accusa è di truffa e interessa Leonardo Termini, presidente dell’Amam che, all’epoca dei fatti contestatigli, non ricopriva l’incarico all’interno della partecipata.
Il dirigente sarebbe accusato, insieme al direttore generale della Banca di credito cooperativo Antonello da Messina, Fabrizio Vigorita, e a un terzo, Giuseppe Damiani, di aver indotto il titolare di un’azienda locale a vendere la propria società per appena mille euro, facendo leva sulla grave condizione finanziaria in cui versava l’imprenditore.
Si tratta di Calogero Bringhelli, al tempo titolare della Fime srl, società di consulenza aziendale che, nel 2011, anno nel quale la cessione sarebbe avvenuta, si sarebbe trovata in una condizione debitoria molto importante e buona parte dell’importo dovuto (parliamo di circa duecentocinquantamila euro a fronte di oltre 500mila totali di debito) avrebbe visto proprio nell’istituto Antonello da Messina il creditore.
“Le promesse erano state allettanti. Se Calogero Bringhelli avesse venduto loro le quote della Fime, lo avrebbero assunto con qualifica di direttore commerciale in un’altra società, la Sofime srl, controllata dalla Fime. Inoltre avrebbe ottenuto un compenso netto di duemila euro per 14 mensilità, più altri mille come rimborso spese mensile, un’autovettura aziendale, l’1 per cento di provvigioni sulle pratiche già aperte dalla Sofime e un’ulteriore provvigione su tutti i nuovi prodotti finanziari che la Banca Antonello da Messina avrebbe distribuito”, scrive Manuela Modica su Repubblica, che chiarisce come si trattasse, secondo l’accusa, di un bluff.
Si parla di artifici e raggiri alla base di una vendita tutt’altro che lineare e chiara dunque e, proprio per queste ragioni, il sostituto procuratore Diego Capece Minutolo ha citato a giudizio Leonardo Termini che, all’epoca dei fatti, non ricopriva ancora l’incarico in Amam che riveste dal giugno scorso e che, l’1 dicembre prossimo, dovrà presentarsi davanti al giudice.

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