Il tram, il caffé della Sofo e la mafia della Vara

Un interessante convegno a firma Cisl e con interventi di qualità ha riproposto il teorema tram e le ipotesi di cambiare percorso o altre costosissime alternative.

Per carità ci sta tutto, persino un direttore generale come Foti ATM, ma anche GTT Torino-  che dica che è una boiata, che non si fa così e che una tramvia di superficie per una città piccola come Messina è  roba da fuori di testa. A dir il vero, il tema più gettonato è e resta il percorso.

Che, nota per i soliti ipocriti con compagnie di grido, fu imposto. Da chi? Dalla mafia che governava e governa  la Vara. Fu evento che altrove avrebbe imposto un asse Distrettuale Antimafia – Comune  ma il famoso “caffé della Sofo” finì in barzelletta. L’ordine tassativo da Palazzo Piacentini fu di evitare di provocare reazioni inconsulte.

Accadde, infatti, che un notissimo esponente del Comitato Vara, con il supporto della Curia, impose il percorso del tram: giammai via Garibaldi perché altrimenti la processione della Vara avrebbe subito il contraccolpo. E divenne storico quel che disse il vice sindaco del tempo Enza Sofo, biologa e docente universitaria, natali di Sinopoli: “Mi han chiesto di prendere un caffé e mi dissero che la Vara non era barattabile. In caso contrario. bum…”.

Il primo cittadino del tempo era il magistrato Franco Providenti. Che conosceva anche per motivi processuali chi aveva alzato il tiro. Comunque, se dici Sinopoli sai benissimo cosa vuol dire contrapporsi a…Giostra. Oggi è inutile scrivere di ” provocazioni indotte”. La tramvia  copre una  lunghezza di 7,7 km e furono la   Provincia ed il Comune di Messina  a sottoscrivere  un protocollo d’intesa per la costruzione di una linea tranviaria urbana lungo l’asse nord-sud nel 1996 ; l’opera venne appaltata il 30 luglio 1998.

Iniziati i lavori di costruzione nel 1999, la “nuova” tramvia di Messina entrò in esercizio il 3 aprile 2003, dopo un lungo periodo di gestazione, a oltre mezzo secolo dalla dismissione della precedente rete tranviaria di Messina, la cui ultima linea fu soppressa nel 1951.

La tranvia assunse il nome di linea 28, riprendendo la numerazione dell’autolinea che veniva sostituita.

Inizialmente il capolinea meridionale della linea fu posto alla fermata Bonino. Il capolinea definitivo (Gazzi) fu attivato il 21 aprile 2009

Nonostante i primi lusinghieri risultati[ l’esercizio dell’impianto risultò ben presto penalizzato dalla difficile situazione economica complessiva del comune di Messina e dell’ATM, con numerose vetture accantonate per mancanza di ricambi e tanto altro che è giudiziariamente ancora pendente  I tram effettuano 18 fermate e permettono di raggiungere il policlinico, il terminale sud degli autobus urbani (al capolinea di Gazzi) e il cimitero; attraversano inoltre il centrale viale San Martino e piazza Cairoli. A nord funziona da scambiatore per i bus che partono dall’Annunziata. Nel 2000 la gara per la fornitura dei rotabili fu aggiudicata alla allora Fiat Ferroviaria che realizzò vetture analoghe a quelle allora in corso di consegna al GTT per la rete tramviaria torinese, di cui costituivano una versione accorciata.

Le consegne iniziarono circa due anni dopo, in coincidenza con il completamento del nuovo deposito ATM ubicato a Gazzi, sull’area che precedentemente aveva ospitato il deposito-officina della rete tramviaria soppressa nel 1951. Nota finale. Si parlò tanto di firme sui progetti e di nomi molto ma molto vicini familiarmente alla magistratura messinese. Ci fu uno stralcio a Reggio Calabria. Qualcuno avverta Foti e gli spieghi come andarono le cose. (@G. Pensavalli)

 

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