Sguardo contemporaneo sull’Islam: il pluralismo è una grande occasione…

di Antonio Ballarò, studente di teologia – Scriveva don Ettore Sentimentale in riferimento a un evento ecumenico: «Non sono le differenze, ma il modo di viverle che spezza l’unità». Di certo il contesto è diverso ma non lo sono i tratti peculiari, che così permettono una immediata analogia tra ecumenismo e pluralismo religioso. Trattasi di una “uguaglianza sostanziale” che mette in rilievo lo “stretto” e il “largo” dei significati con cui generalmente si fa riferimento ai rapporti tra diverse confessioni religiose.

antonio_ballaròL’occasione per una riflessione viene da un dibattito che nel pomeriggio di venerdì 21 luglio, presso il giardino della libreria Feltrinelli di Messina, ha affrontato con libertà e lealtà il tema della cultura religiosa islamica. Si è fatto il punto sulle specificità e si è data manforte ai rapporti che l’Islam intrattiene con altre culture. Nonostante non sia un frequentatore abituale di questi momenti, ho avvertito la necessità di parteciparvi in spirito di confronto e curiosità. L’incontro, seppur troppo genericamente, ha potuto spaziare da un argomento all’altro e ciò ha generato un senso di soddisfazione piena nei volti di coloro che hanno presenziato.

Ciò detto, pare il caso di continuare il discorso, sia pure a grandi linee.

La nostra società rappresenta troppo spesso un contenitore vuoto da riempire con ogni sorta di notizia. Vera o no, valida o meno, non conta. Interessa piuttosto il perseguimento di un opinionismo incontrollato che invece di garantire sempre più (e sempre meglio) la libertà di espressione, la deforma e ne trasmette una immagine impoverita dalla disinformazione e dall’ignoranza. È importante infatti che una realtà globale come la nostra dia seguito a una “deontologia di base” che allontani i sospetti della superficialità, della sufficienza e del pressappochismo non tanto per limitare quanto per migliorare.

L’Islam, in questo gioco perverso, ne è uscito molto spesso con le ossa rotte. Se da un lato è vero, bisogna ammetterlo, che tanti mostri li abbia generati un fondamentalismo mai realmente combattuto, dall’altro occorre registrare l’impossibilità di una discussione non ideologizzata sulla spiritualità musulmana a causa dei processi errati. Derivano da quelle “categorie” le conclusioni affrettate e assolutistiche con cui ci troviamo a fronteggiare.

Del resto, anche da parte cristiana palesiamo difficoltà nella costruzione di confronti aperti e non pregiudizievoli. La “de-formazione” imperante contiene in sé un potere da non sottovalutare nella influenza alla opinione pubblica.

Mi sono chiesto più volte cosa la teologia cristiana potesse dire al riguardo e ho tentato in varie occasioni un approccio serio alla questione. Sono giunto alla conclusione di un pluralismo religioso di principio, per nulla lontano dalle affermazioni che Dignitatis Humanae aveva offerto al mondo. Quella mens, nel più semplice e integrale interesse verso i diritti umani, va ripercorsa e attualizzata anche oggi.

Bisognerebbe fuggire il tentativo, vecchio di oltre due millenni, di impadronirsi della “elezione” divina e così rifiutare l’idea di una rivelazione concentrata unicamente nella tradizione biblica e cristiana (cfr. Eb 1, 1). Sono per la verità dei pensieri perfettamente assimilati ma che talvolta rischiano una sommissione a causa di errate pretese umane. Ha ragione Queiruga quando dice che «la verità che una religione crede di avere scoperto non la scopre per sé, né le appartiene in esclusiva» poiché essa è scoperta «per tutti e appartiene allo stesso modo anche agli altri» (cfr. Dialogo delle religioni e autocomprensione cristiana, Dehoniane, 92).

Cosa vorrebbe dire, se non anche questo, il messaggio di Paolo secondo cui «non c’è giudeo né greco…» (cfr. Gal 3, 28)? L’essere umano, costitutivamente uno, vive il religioso come una scelta precisa, attratto dalla sua carica umanizzante. Perciò segue una esperienza volta a garantirgli un maggiore grado di umanità e riscontra nella tradizione abbracciata il suo ideale.

Capirlo, per la nostra epoca, equivarrà al compimento di una delle sfide più urgenti e ricche di positività cui siamo obbligati a rispondere.

Partecipa alla discussione. Commenta l'articolo su Messinaora.it