L’Aula si spacca al primo consiglio comunale sulla scelta della Presidenza: De Luca “amareggiato”

Una prima seduta consiliare dai tempi lunghissimi e che si è conclusa alle 16,29 con l’elezione del Presidente Claudio Cardile del Pd eletto con 18 voti, del vice Nino Interdonato di Sicilia Futura e della vice Serena Giannetto del Movimento 5 Stelle. “Mi complimento con l’Aula per la scelta di alto profilo – ha detto il sindaco De Luca, che ha presenziato fino alla fine – e anche per aver scelto dei giovani. Certo non posso che condividere anche una certa amarezza nel vedere come si sia spaccata l’aula. Mi auguro che un momento dialettico non si trasformi in una rottura che penalizzerebbe la città”.

Una spaccatura che è dipesa proprio dalla scelta di Claudio Cardile e che ha rappresentato una scissione immediata in seno al consiglio comunale. La ricostruzione di quanto accaduto oggi in aula parte necessariamente dai botta e riposta fra i consiglieri comunali dalle 10.40 (orario di inizio della seduta), alle 14 circa quando si è cominciato a espletare il voto in aula. Il motivo della querelle sembrava essere inizialmente legato, infatti, alla scelta del metodo di votazione. Benedetto Vaccarino, consigliere comunale più votato, appartenente a Forza Italia, ha svolto il compito di Presidente del consiglio facente funzione per aprire la seduta e procedere all’elezione del nuovo presidente. La sua proposta all’aula, ad apertura di consiglio, è stata quella di procedere con il voto su una scheda prestampata con i nomi dei consiglieri su cui ciascun votante avrebbe dovuto esprimere la preferenza tracciando soltanto una x.

Proposta, questa, che ha trovato l’approvazione innanzitutto di Felice Calabrò e del centrodestra ma che ha raccolto l’opposizione netta soprattutto da parte dei consiglieri del PD e di Sicilia Futura. A tenere banco, dopo diversi appelli fatti al segretario generale Antonio Le Donne e un confronto con l’art. 35 del Regolamento Comunale, la votazione con scheda bianca vidimata su cui scrivere il cognome del candidato scelto per la presidenza al consiglio e dei candidati per la vicepresidenza. La discussione, protrattasi in aula per diverse ore, è poi passata alla votazione riguardo queste ultime due preferenze. A sollevare la questione su quanti cognomi indicare per il voto dei vicepresidenti il consigliere Felice Calabrò che, dopo la bocciatura da parte dell’aula della sua mozione di indicarne uno per volta, si è ritirato in buon ordine e non ha più proferito parola.

Quando il risultato in aula è stato a vantaggio di Cardile è stato allora che Dino Bramanti, attesa la proclamazione e l’insediamento del neopresidente, si è complimentato con lui per il risultato ottenuto e ha dichiarato: “Pensavamo che iniziasse una storia nuova, invece questa è stata una porta in faccia”. A quel punto i candidati del centrodestra, eccetto Zante e Pagano, hanno abbandonato l’aula. Non prima che Salvatore Serra si lasciasse andare a una querelle con Libero Gioveni intervenuto subito a commentare la secessione con un: “Non si capisce come mai questo è accaduto”. La scelta dei consiglieri di abbandonare l’aura è dipesa dal palese apparentamento fra Movimento 5 stelle PD, decisivo proprio per la scelta della poltrona di Presidente del Consiglio. Una convergenza indigesta, invece, a un centrodestra che dopo 5 anni vede soffiarsi via dalla coalizione più forte in consiglio e da quella meno numerosa, la seconda poltrona più importante di Palazzo Zanca.

Le lunghe manovre che hanno portato alla scelta di presidente e dei vicepresidenti, è stata anticipata dall’insediamento e dal giuramento di tutti i consiglieri e da quello di Cateno De Luca. Accompagnato dalla madre e dal padre, dalla moglie e da parenti che hanno assistito alla maggior parte della seduta consiliare, il sindaco ha tenuto un lungo discorso. Puntando sugli impegni istituzionali già presi non si è sbilanciato sul futuro rimarcando, comunque, quanto già affermato in diverse occasioni riguardo il futuro della città e le sue scelte prioritarie: la prima legata al bilancio. Ha definito questa ancora una “fase ponte” fra un passato che sta conoscendo nel dettaglio man mano che incontra tutte le istituzioni e i componenti e un futuro che imposterà seguendo il suo programma elettorale. E il nuovo sindaco ha voluto poi accogliere i consiglieri facendo loro trovare a ciascun posto in aula il dono di quattro libri:  “Viaggiatori a Messina” di Felice Irrera, e i suoi tre testi “Manuale dell’aspirante amministratore comunale”, “Origini e prospettive dell’autonomia siciliana” e il suo programma elettorale completo.

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