Città metropolitana nega trasporto ad alunni disabili del Tomasi di Lampedusa di Sant’Agata di Militello

«Attivazione urgente del trasporto scolastico obbligatorio per gli alunni disabili della scuola secondaria superiore di secondo grado Itet Tomasi di Lampedusa di Sant’Agata di Militello». Questa la richiesta dei genitori di una decina di alunni dell’istituto nebroideo, rivolta al sindaco e alla responsabile delle Politiche sociali della Città metropolitana di Messina, rispettivamente, Cateno De Luca e Irene Calabrò, e al prefetto, Maria Carmela Librizzi.

L’istanza è rivolta, per conoscenza, pure ai sindaci di Acquedolci (Alvaro Riolo), Longi (Antonino Fabio), Torrenova (Salvatore Castrovinci), San Fratello (Salvatore Sidoti Pinto), Sant’Agata di Militello (Bruno Mancuso), Tortorici (Emanuele Galati Sardo).

Nel documento, le famiglie ricordano di essere state invitate, dalla Città metropolitana, «a provvedere personalmente al trasporto scolastico dei propri figli disabili, con il riconoscimento di un rimborso irrisorio dei costi del servizio, in quanto le ripetute gare per l’affidamento del trasporto dei disabili di parte della Zona Nebroidea 1 sono andate deserte».

È stata la direzione Sviluppo economico e Politiche sociali di palazzo dei Leoni a comunicare che il rimborso sarebbe stato pari a 34 centesimi per ogni chilometro percorso, pari a un quinto del prezzo del carburante. Per calcolare i chilometri complessivi percorsi quotidianamente da ogni studente, l’ente si è avvalso di uno strumento informale come Google Maps.

Il provvedimento, a detta dei genitori, «viola il diritto al trasporto scolastico per le scuole superiori, assicurato dalla sentenza 215/1987 della Corte costituzionale e dagli articoli 12 e 13 della Legge 104/1992, che richiamano i principi statuiti dall’articolo 28 della Legge 118/1971. La mancata attivazione del servizio di trasporto scolastico, che deve essere garantito dalla Città metropolitana di Messina, ai sensi dell’art. 139 del Decreto Legislativo 112/1998 – aggiungono – nei fatti, impedisce agli alunni la piena integrazione e il diritto allo studio, in quanto non è ipotizzabile che possa essere posta a carico delle famiglie».

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