Stretto di Messina record mondiale di rifiuti in mare, le cause sono i torrenti

di Michele Bruno – Va allo Stretto di Messina il record mondiale di rifiuti sul fondale marino, con una densità che in alcuni punti supera il milione di oggetti per chilometro quadrato. Lo indica uno studio pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters da un gruppo internazionale di ricerca coordinato dall’Università di Barcellona, in Spagna.

Il lavoro è stato condotto in collaborazione con il Joint Research Centre (Jrc) della Commissione europea e vede coinvolti diversi enti italiani, come l’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale (Ispra), la Stazione Zoologica Anton Dohrn, l’Università di Cagliari e l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs).

Lo studio indica come i rifiuti stiano aumentando nei fondali marini di tutto il mondo: in alcuni casi la loro densità sarebbe addirittura paragonabile a quella delle grandi discariche presenti sulla terra ferma. Secondo gli esperti questo trend è destinato a continuare, tanto che entro i prossimi 30 anni il volume dei rifiuti marini potrà superare i tre miliardi di tonnellate.

Un articolo de La Repubblica di Marzo 2019 riportava lo studio di ricercatori del Cnr e della Sapienza che permetteva la scoperta dell’enorme massa di rifiuti trasportata in mare dalle fiumare di Sicilia e Calabria, e la documentava con immagini dai fondali, filmate e immortalate attraverso l’uso di una telecamera subacquea. In quattro siti osservati, fino a 600 metri di profondità, automobili, cucine, alberi di Natale, bambole e cassette di musica.

Problema quindi molto conosciuto, di cui anche la Rai si è occupata qualche mese dopo della scoperta di questa enorme discarica marina, a Luglio, in questo servizio di Martino Seniga. 

Tra le cause principali del fenomeno, nella nostra zona, sembrerebbe essere proprio il degrado dei torrenti, problema annoso a Messina, dovuto alla scarsa educazione civica di alcuni cittadini che sono soliti utilizzarli come luogo di ricovero per i propri rifiuti. Quando ci sono le prime piogge estive forti, o quelle autunnali, si innescano forti ondate che ripuliscono le fiumare e trasportano tutti i rifiuti in mare. I Ricercatori hanno trovato scene simili anche in profondità meno ampie, ma non della medesima entità. L’attenzione ai torrenti e la loro riqualificazione deve essere quindi centrale, per contrastare quella che si presenta come una bomba ecologica pronta ad innescare. 

Nonostante gli sforzi della comunità scientifica, “la diffusione dei rifiuti nei nostri mari e oceani non è ancora pienamente conosciuta“, spiega Miquel Canals dell’Università di Barcellona. “Le regioni marine più colpite sono quelle circondate da terre o semi chiuse, i fondali vicino la costa, le aree prossime allo sbocco di grandi fiumi e quelle dove c’è un’intensa attività di pesca, anche lontane dalla terra”.

Plastiche, metalli, vetro, ceramica, attrezzature da pesca, tessuti e carta sono tra i materiali più abbondanti.

“Nel Mediterraneo – aggiunge Canals – la spazzatura sui fondali è già un serio problema ecologico. In alcuni luoghi della costa catalana ci sono grandi accumuli. Quando ci sono forti tempeste, come la tempesta Gloria del gennaio 2020, le onde riportano i rifiuti sulla spiaggia. Alcune spiagge sono state letteralmente ricoperte”.

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