Giovani e sud, quale “next gen”? Fabrizio Provenzano (Azione): “gli investimenti previsti non eviteranno la migrazione a nord”

di Palmira Mancuso – Qualche giorno fa è stato pubblicato il Piano Nazionale che dovrebbe fornire gli investimenti adeguati anche a risanare il gap tra Sud e Nord, soprattutto per l’occupazione giovanile. Ne abbiamo parlato con Fabrizio Provenzano, Responsabile Affari UE per Azione in Sicilia a cui abbiamo chiesto di fornirci un quadro d’insieme. 

Sono oltre 150mila gli studenti che ogni anno emigrano dal Sud. Una grave mancanza di capitale umano indispensabile a sostenere nel futuro l’assetto industriale e produttivo che negli ultimi anni ha impoverito il Mezzogiorno. Con oltre due milioni e mezzo di giovani emigrati negli ultimi 17 anni il Sud ha perso un cifra di quasi 50 miliardi di euro. Inoltre – continua Fabrizio, che a Messina è stato uno dei promotori del partito di Calenda – si abbassa sempre di più il tasso di passaggio Scuola-Università nelle Regioni del Meridione, che già nel periodo 2008-2013 era crollato di oltre 8 punti percentuali.”

Il governo lo ha chiamato Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ma quello presentato al Consiglio dei Ministri non ci pare un trampolino di lancio, e dall’area che rappresenti sono forti le preoccupazioni.

“Infatti, gli investimenti previsti sono insufficienti. Non solo perché vi è incertezza sulla quantificazione delle risorse destinate e soprattutto sullo stanziamento per territori, ma anche perché vi sono misure sproporzionate alle perdite che il Sud ha subito in questi 30 anni e che non colmerebbero il gap col resto del Paese. Troppo limitate le risorse previste per le borse di studio destinate agli studenti universitari del Sud, quelle per la formazione professionalizzante e la collaborazione università-territori e quelle per il finanziamento di giovani ricercatori.”

Questa scelta può nel futuro ottenere un risultato?

Mi sembra ovvio che la relazione tra territorio e istruzione sia fondamentale, sono necessari più fondi e investimenti perché il Sud ha bisogno dopo questi difficili anni di crescere economicamente e culturalmente, evitando la fuga dei giovani e soprattutto incentivando i ragazzi più meritevoli a rimanere nelle nostre terre. L’istruzione è alla base della cultura di un uomo, il lavoro è alla base della sua vita. Se si rinuncia a una delle due allora si è costretti a vivere una vita limitata. Noi vogliamo un Sud e una Sicilia più prospera, più ricca e più felice. Essere parte di Azione, che ha nella Scuola e nell’Università uno dei punti cardine del suo programma, significa mettere tutte le proprie competenze al servizio della popolazione.

Cercherò – conclude Fabrizio Provenzano –  di far conoscere al partito e a Calenda, leader di Azione, questa grave mancanza, studiando una strada che porti a un incremento di almeno un miliardo per i fondi sull’istruzione e il territorio, per far sì che questo Piano possa essere davvero una possibilità per le Regioni del Sud Italia, dando una crescita immediata alle nostre realtà, con giovani più preparati al mondo del lavoro ed aziende più innovative e concorrenziali.”

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