Le donne eoliane non vogliono mimose, ma partorire a Lipari. Lo sfogo

di Luana Spanò – Per la festa della donna, oggi 8 marzo, simbolo dei diritti delle donne, quelli conquistati un po’ per volta, quelli costati fatica e talvolta la vita di molte donne, oggi, a gran voce una partoriente eoliana decide di non volere in regalo mimose ma pretende DIRITTI. Tutti quelli che una donna in dolce attesa può e deve pretendere. Per la sua sicurezza e quella del nascituro, come per la serenità di entrambi. E così Alessia Sciacchitano si lascia andare in un nuovo e lungo sfogo, mentre un aliscafo la allontana dalla propria casa e famiglia e si prepara a partorire senza i propri affetti più cari.

“PERO’ GRAZIE DELLE MIMOSE…

Punto nascita chiuso.
Primo giorno di sequestro… perché è così che mi sento.
Oggi è stato il giorno della partenza.
Ho salutato la mia famiglia con un nodo in gola, come se mi venisse strappato il cuore.
Ho vissuto diversi anni fuori Lipari, mancando anche per molti mesi e parecchie volte ho salutato i miei cari al porto, ma mai come questa volta l’arrivederci è stato così triste e malinconico.
Mi sembrava quasi di dover chiedere scusa a mia madre perché non potrà stare con me nelle ultime settimane prima del parto.
Con un senso di sconfitta grosso come un macigno, ho guardato Lipari allontanarsi con le lacrime agli occhi.
E mi chiedo come viene ancora permesso tutto questo? Ad altre ragazze prima di me è toccata questa sorte ed altre accadrà, siamo stanche.

Oggi è anche la festa della donna e purtroppo non abbiamo vinto abbastanza battaglie, chiudere i punti nascita è un chiaro menefreghismo nei confronti delle donne!
Però grazie per le mimose!
Ripenso al sindaco di Pantelleria che ad aprile 2020, poco dopo l inizio della pandemia, ha lottato con le unghie e con i denti, con tanto di sciopero della fame, per evitare che le partorienti della sua isola partissero col rischio di contrarre il covid. Almeno ci ha provato ed è già un bel segnale.

Adesso andrò a vivere gli ultimi giorni della gravidanza, quelli più carichi d’ansia, in un posto che non mi appartiene.
Sono pronta? Per niente!
Ma tanto a chi importa? A quelli che avrebbero potuto far qualcosa non importa di certo!
Chi se ne frega delle partorienti del resto. Non è un problema loro, il problema è solo nostro.

Nelle diverse linee guida che ho letto si raccomanda di passare le ultime fasi della gravidanza nel proprio nido, accogliente e familiare, prediligendo un ambiente soffuso.
Tutto questo per un avvio di travaglio più sereno.
Esattamente quello che NON stanno facendo con noi da anni ormai!
In più mettono anche a rischio la nostra salute, oltre che mentale pure fisica, dato che fuori Lipari c’è il rischio ancora più concreto di ammalarsi di covid.

Noi non vogliamo il bonus partorienti delle isole minori, noi vogliamo partorire nelle isole minori. Che sia chiaro!

È dimostrato che beneficiare dell’ambiente accogliente di casa predispone il corpo e la mente a convincersi a cedere al momento di separazione. Una nota ostetrica statunitense, Ina May Gaskin, scrive che ciò che serve per un travaglio efficace con bassi livelli di ormoni dello stress è uno spazio comodo, confortevole e con luci soffuse che permetta di accedere a quella parte del cervello primitivo che dà il via al processo di marea ormonale e facilita il funzionamento armonioso del parto”.

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