Assunzioni personale, Sturniolo: “Basile le promette, ma De Luca si vantava delle riduzioni”

Gino Sturniolo

«I quasi quattro anni passati da Cateno De Luca a Palazzo Zanca sono stati caratterizzati da un continuo processo di colpevolizzazione del dipendente pubblico, come se il fatto di percepire uno stipendio (evento normale in qualsiasi società che non sia fondata su schiavismo o servitù) fosse scandaloso di per sé. Evidentemente quella strategia comunicativa era finalizzata a far pensare come inutile il lavoro dei dipendenti comunali e, quindi, a giustificare la riduzione delle unità di personale».

Così, in una nota, il candidato sindaco di “Messina In Comune”, Gino Sturniolo, commenta le recenti dichiarazioni dell’avversario Federico Basile, che «in controtendenza a quanto fatto dall’ex amministrazione adesso parla di assunzioni».

«Nella scorsa estate, infatti, De Luca si era pubblicamente vantato che erano 600 in meno i lavoratori da quando si era insediato e che questo era servito a dargli la liquidità necessaria per pagare i creditori del Comune – ricorda Sturniolo – L’avevamo segnalata questa sua dichiarazione. Come una enormità, per noi, per persone alle quali appare uno scandalo che il risanamento di un ente debba essere messo tutto quanto a carico del lavoro e dei lavoratori. Ha colpito nel segno questa nostra denuncia. Tanto è vero che alcuni giorni dopo il candidato di De Luca (che linguaggio involuto siamo costretti a utilizzare) aveva annunciato che si poteva tornare ad assumere. Adesso, mentre la campagna elettorale entra nel vivo, annuncia 1000 nuove assunzioni tra dipendenti diretti e dipendenti delle società partecipate. Lo faranno con i risparmi generati dalla loro azione amministrativa, ha affermato Basile».

«Come dentro un rompicapo, Basile dichiara di volere assumere nuovo personale con i risparmi fatti da De Luca con la riduzione del personale, ma intanto De Luca aveva detto che con quei risparmi ci aveva pagato i creditori. Sembra di essere a teatro. Fossimo ad uno spettacolo ci divertiremmo, ma in ballo c’è l’amministrazione della cosa pubblica e il destino di una città», conclude Sturniolo.

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