Lisistrata, quel “mondo alla rovescia” che non si è ancora capovolto

di Palmira Mancuso – Godibilissima (è il caso di dirlo) la versione di Ugo Chiti della classica commedia di Aristofane, che questo fine settimana impreziosisce la stagione del Teatro Vittorio Emanuele, e che porta in scena una entusiasta Amanda Sandrelli, perfetta nel ruolo della femminista ante litteram, capace di quell’autoironia che in generale certo femminismo ha perso o forse non ha mai avuto.

Del resto questa commedia è il primo testo oggi noto che tratti il tema dell’emancipazione femminile attraverso una fattiva collaborazione tra donne, anche di diverse città, che appaiono più che mai consce delle loro possibilità nell’imporre la propria volontà agli uomini.  Resti chiaro, però, che l’intento dell’autore nel 411 aC  non era  certo quello di spezzare una lancia a favore di questo argomento, ma quello di rappresentare un “mondo alla rovescia”, talmente improbabile che persino il coro dei vecchi se ne accorge subito e lancia l’allarme:«Se cediamo, se gli diamo il minimo appiglio, non ci sarà più un mestiere che queste, con la loro ostinazione, non riusciranno a fare. Costruiranno navi, vorranno combattere per mare […]. Se poi si mettono a cavalcare, è la fine dei cavalieri.»

Da Arostofane a Chiti la sensibilità (e anche il rapporto col sesso) è fortunatamente cambiata, tanto che i doppisensi suscitano meno ilarità, preferendo alla risata sguiata della vista di un’erezione incontrollabile, la più amara risata di un mondo che non ha ancora capito come fare la pace.

Il tema del pacifismo è quello più pregnante, e certamente offre una chiave di lettura della realtà: mostrare l’ignoranza e inettitudine del rappresentante della magistratura oligarchica e antidemocratica (il commissario di Aristofane, il fascista di Chiti, e potremmo continuare ai regimi di oggi), vuole lanciare un messaggio a tutta la cittadinanza, quello di non dividersi in caste e classi sociali dagli interessi contrapposti, ma pensare esclusivamente al bene della città.

Se pensiamo che è il controllo sul corpo delle donne l’obiettivo di tutti i regimi di ieri e di oggi, non possiamo che apprezzare l’idea di riportare in teatro questa commedia greca, con una credibile Lisistrata – Amanda Sandrelli, capace di smacherare  i vizi, le perversioni, le debolezze, le corruzioni che ci portano da millenni a ritenere che sia la violenza l’unico strumento per risolvere i conflitti.

E’ proprio il tema del ruolo delle donne nelle situazioni di conflitto l’aspetto più stimolante dell’opera: donne “guerriere di pace”, che trovano una soluzione attraverso le proprie armi, attraverso quelle prerogative di genere che grazie alla consapevolezza del proprio potere, diventano efficaci e producono una liberazione collettiva.

Questo, come tutti i grandi testi, ha diversi piani di lettura. Ed ogni spettatore potrà trovare il suo, con la certezza che la guerra tra i sessi non è ancora finita e che anche il patto tra donne è lontano dal concretizzarsi. Altrimenti, lo spiegava già Aristofane, avremmo sperimentato la pace.

 

 

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