Spaccio in ambulanza durante il lockdown: in 7 condannati anche in appello

Si chiude con sette condanne il processo di secondo grado scaturito dall’operazione della Guardia di Finanza che ha scoperto come un gruppo aveva escogitato un sistema per trasportare la droga, caricandola e smistandola sulle ambulanze, gli unici mezzi che potevano circolare indisturbati durante la prima ondata dell’emergenza pandemica. L’operazione ha svelato  un «consolidato e stabile collegamento criminale tra il clan pescarese degli Spinelli (imparentato con i Casamonica e gli Spada) e persone vicine ai noti clan mafiosi siciliani Spartà e Santapaola-Ercolano, rispettivamente di Messina e Catania».

Ecco nel dettaglio la sentenza emessa il 13 febbraio dalla prima sezione penale della corte d’appello presieduta dal giudice Alfredo Sicuro.

Gianpaolo Scimone, 12 anni, senza l’applicazione della recidiva e con le attenuanti generiche; Carmelo Sessa, 15 anni e 4 mesi, con le attenuanti generiche; Maurizio Azzara, 5 anni con le attenuanti generiche; Gregorio Fiumara, 7 anni e 4 mesi, con le attenuanti generiche considerate equivalenti alla recidiva; Francesco Minissale, 5 anni e 8 mesi, con le attenuanti generiche; Flaminio Fiorelli, 6 anni e 4 mesi con le attenuanti generiche; e infine Mario Spinelli, 4 anni, 5 mesi e 10 giorni più 20mila euro di multa. Uno sconto di pena importante per Mario Spinelli, accreditato a capo di un proprio clan pescarese e imparentato con i Casamonica, che grazie alla difesa dell’avvocato Salvatore Silvestro, ha visto più che dimezzare la condanna di primo grado, perchè in appello è stato assolto dall’accusa principale, quella cioè di essere partecipe dell’associazione finalizzata al traffico di droga.

È stato poi assolto da tutte le accuse l’ottavo imputato, Piero Lombardo, sia dal reato associativo che dagli altri casi contestati, con la formula “per non aver commesso il fatto”. Quindi assoluzione piena e totale e anche scarcerazione con la solita formula, “se non detenuto per altra causa”.

In sintesi delle otto condanne decise in primo grado dal gup Ornella Pastore nel febbraio del 2022 con il rito abbreviato ne sono state confermate, anche se rimodulate, 7 su 8.

L’operazione è stata chiamata “Red drug”, fondendo il concetto del traffico di stupefacenti con quello della zona rossa, che gli indagati hanno sfruttato per movimentare i carichi di marijuana senza destare sospetti, usando un’ambulanza riconducibile a una onlus messinese. Evidentemente non sapevano che la Finanza spiava le loro mosse, seguendo i passaggi di tre grossi carichi di droga, di cui uno – di 25 chili – destinato a Pescara, a febbraio, a favore di Spinelli. Altri due, invece, rispettivamente di 30 e 35 chili, dovevano raggiungere Messina, ma nessuno dei due è stato recapitato perché l’intervento e il sequestro delle Fiamme gialle ha fatto saltare tutto: nel primo caso è stata bloccata un’ambulanza, carica di droga, nel secondo caso il ritrovamento del carico è avvenuto su un autoarticolato per alimenti sbarcato in Sicilia.

Le indagini sono partite proprio nell’isola e ad occuparsene sono stati gli uomini del Gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata del Nucleo di polizia economico finanziaria di Messina e quelli dello Scico di Roma. Gli indagati avevano messo su una «consorteria criminale», così la definisce la Finanza dalla Sicilia, e il campo di azione era quello di «Messina e Catania, con propaggini a Roma e Pescara» per la «commercializzazione di elevati quantitativi di droga». La dimostrazione di questi affari è nel sequestro di oltre 65 chili di marijuana, nei due diversi interventi.

Le indagini, dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, hanno permesso di ricostruire le varie fasi che riguardavano i passaggi di droga, dalla pianificazione dell’approvvigionamento al trasferimento dei tre carichi monitorati. E sono emersi, sempre in base alla ricostruzione dei Finanzieri, i ruoli all’interno del gruppo: i promotori ed organizzatori sono tre pregiudicati, uno di Messina contiguo al clan mafioso Sparta e due catanesi contigui alla famiglia Nizza che fa parte del clan mafioso catanese Santapaola-Ercolano. Sodali del gruppo, due messinesi e un brontese, i corrieri che curavano l’approvvigionamento e la distribuzione delle partite in Abruzzo e Sicilia, fornite da un pregiudicato messinese che vive a Roma. Quanto al pescarese Spinelli, «elemento di spicco del clan», non è escluso dai finanzieri che rifornisse la piazza siciliana.
Dalle intercettazioni si è scoperto che gli indagati volevano prendersela con i corrieri, non sapendo dove fosse finita la droga sequestrata: «Ci ammazziamo la famiglia, saliamo e lo scotoliamo. Gli ammazziamo mamma, sorella, figli e moglie», dicevano.

 

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