ELYSIUM: UNA PROMESSA NON MANTENUTA

 

Nel 2009 Neill Blomkamp si fece conoscere al grande pubblico esordendo in maniera folgorante con District 9, film di fantascienza prodotto niente meno che da Peter Jackson. Gli appassionati, comunque, conoscevano già il nome del regista, poichè gli era stato affidato l’adattamento cinematografico del famoso videogioco Halo, progetto poi naufragato (definitivamente?) a causa del lievitare dei costi di produzione.
Dopo il successo dell’esordio, e soprattutto grazie agli oltre 100 milioni di dollari incassati dalla sua opera prima solo negli USA, non è stato difficile per il nostro Neil aggiudicarsi una produzione più importante, sia in termini di budget che in termini di cast. Parliamo di Elyisium, opera seconda del regista, che sarebbe dovuta essere l’opera che avrebbe dovuto consacrare Neil Blomkamp come nuovo guru della fantascienza: già con District 9 ha dimostrato di avere non solo un’ottima capacità registica, ma anche di scrittura; e in più è riuscito con un solo film a centrare l’essenza del genere: usando uno degli archetipi della fantascienza (gli alieni) ha costruito una solida allegoria sul mondo attuale.
Purtroppo Elysium è stato una delusione: se è vero che il film conferma le doti registiche di Blomkamp, è anche vero che rappresenta uno scivolone dal punto di vista della scrittura.
Nel film si immagina che il mondo sia diviso in due classi sociali: la Terra è un enorme ghetto dove miliardi di esseri umani vivono in condizioni di estrema povertà; in orbita attorno alla terra c’è Elysium, una colonia spaziale, un paradiso terrestre, dove i ricchi, vivono nel lusso e dove soprattutto possono usufruire di una tecnologia che cura ogni malattia.
Queste le premesse, che si evincono anche dal trailer: il problema sostanziale è che se il mondo dei poveri è descritto magnificamente, e i personaggi sono approfonditi in maniera tale che lo spettatore riesce a capirne le motivazioni, il mondo dei ricchi è descritto in maniera che dire superficiale è poco.
I villain sono degli automi che agiscono senza ragione apparente: se si può capire il perchè siano così spietati, non si capisce come mai la spietatezza sconfini con il sadismo (e no, dire che il tizio x ha dei problemi psicologici non basta, mi dispiace); il risultato è un film che è bellissimo nella prima parte, dove è ambientato perlopiù sulla Terra, e diventa irritante nella seconda parte.
Di buono c’è che è girato benissimo, sarebbe interessante sapere quanto i meccanismi hollywoodiani, che influiscono soprattutto quando ci troviamo di fronte ad alti budget, abbiano influenzato il regista (che in questo caso è anche sceneggiatore).
Non ci resta che attendere il terzo film.

(Voto: 6/10)

(U.P.)

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