CALCIO, ACR MESSINA: IL RACCONTO DI UNA STAGIONE VINCENTE

La stagione che si è appena conclusa ha regalato un felice verdetto, il secondo consecutivo nel biennio targato Pietro e Vincenzo Lo Monaco: dopo la vittoria del campionato dilettanti che ha sancito il ritorno nel calcio professionistico, l’Acr Messina, conquistando il primato del girone B della seconda divisione di Lega Pro, si è assicurato un posto nella terza serie unica, nuova formula per un torneo inedito ma di certo avvincente che ospiterà sessanta squadre raggruppate in tre gironi da venti.

Mentre la società guarda al futuro e già lavora per affrontare il campionato che sarà, in attesa di capire quanto entusiasmo potrà accompagnarla in questa nuova ed emozionante avventura, noi facciamo un passo indietro per rivivere una delle annate sportive certamente più intense nella storia recente del calcio cittadino: raccontare le tappe di quello che è stato un percorso tortuoso in una competizione di per sè anomala è il giusto tributo a chi ha creduto, dirigenti in primis, nel Messina e nel suo approdo in Lega Pro Unica, continuando a lavorare con grande professionalità nonostante i momenti di grande sconforto che hanno contraddistinto parte di questo cammino.

In città l’estate pre-campionato, a differenza di quelle già trascorse, è calcisticamente serena: piuttosto che di fallimenti, procure e false promesse, sui giornali e nei bar si parla di calcio, quello giocato, di progetti per il futuro e anche di tanto mercato; ma nonostante una promozione all’attivo, la conferma della sorpresa Lagomarsini e gli arrivi fra gli altri di Guadalupi, Bolzan, Silvestri, Lasagna e Gherardi , il tifo giallorosso è il grande assente ingiustificato e il paradosso dei soli 300 abbonati (la metà della stagione precedente) fa storcere parecchio il naso al patron Lo Monaco, che comunque non viene meno al suo impegno. Sul campo poi la squadra, orfana di parecchi infortunati fra cui Maiorano , Corona e lo stesso Guadalupi, non fornisce segnali confortanti e delude di gran lunga le aspettative: dopo il pari nel debutto contro un’altra favorita del torneo, l’Ischia, arriva solo un altro punto sul campo del Tuttocuoio, per poi trovare la prima vittoria in casa contro l’Arzanese grazie ad una prodezza del rientrante bomber palermitano; il risicato successo con i campani è tuttavia sintomo che il gruppo guidato da Gaetano Catalano non gode di buona salute e la conferma arriva dai risultati successivi che frenano il già traballante decollo giallorosso: a Castel Rigone ed Aversa piovono due sconfitte pesanti, mentre al San Filippo dopo uno sfortunato pareggio con l’Aprilia, la debacle interna contro il Foggia , che rifila tre gol ai bianco scudati, scatena i primi decisi malumori da parte della piazza. Nonostante, giunti alla 7^ giornata, il Messina con soli sei punti navighi nelle zone basse della classifica e latiti nel gioco, la dirigenza, in considerazione del fatto che l’obiettivo ottavo posto resta ampiamente abbordabile, conferma la fiducia al tecnico di Milazzo che prova a dare una svolta alla stagione con un cambio di modulo e con una nuova posizione da interno di centrocampo al gioiellino Ferreira. Soluzioni che sebbene garantiscano migliorie dal punto di vista tecnico non riescono a portare i tre punti alla squadra: con Poggibonsi, Chieti, Melfi, Cosenza e Casertana solo pareggi, ad eccezione della sconfitta di Gavorrano (peraltro ultima in classifica). Dicembre diventa quindi un mese cruciale: la sconfitta interna contro la Vigor Lamezia per 4-1 è il picco più basso della gestione Catalano, mentre infuoca la protesta dei tifosi che ne chiedono la testa indicandolo come capo espiatorio e la situazione in classifica è sempre più compromessa; il credito con la sorte è esaurito e non c’è più tempo per sbagliare, urge un cambio radicale per ripartire verso una piccola impresa e così Pietro Lo Monaco a malincuore congeda il fidato Catalano per affidare la squadra ad un giovane ma determinato Gianluca Grassadonia.

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L’intervento del tecnico campano è evidente ed il suo debutto altrettanto positivo: sulle ceneri del 3-5-2 del predecessore,  la squadra che sbanca Sorrento (con un Maiorano in più)  sembra rinvigorita da una nuova alchimia e si approccia al match come mai aveva fatto fino a quel momento, mentre con la capolista Teramo si assiste ad una delle più belle partite disputate in campionato. Il ritrovato ottimismo da parte dei supporter è suggellato dalla storica riappropriazione della società di logo e denominazione “Associazioni Calcio Riunite” nel giorno 19 Dicembre, atto d’amore da parte della proprietà. Sotto l’albero però, nell’ultima  partita prima della sosta natalizia, il ritrovato entusiasmo viene parzialmente smorzato dalla sconfitta a Martina, talmente frustrante da indurre la società a riflettere sul futuro del gruppo allestito in estate, frutto di errori di valutazione rispetto al livello del torneo e anche di un pizzico di sfortuna e rammarico per non aver tirato fuori il meglio da giocatori come Guadalupi e Bolzan su tutti che, nonostante le grandi potenzialità, non lasciano il segno. Proprio l’ex Cosenza è il rimpianto più grande di Ferrigno, costretto a lavorare 24/24 h per tutto Gennaio (e anche parte di Dicembre) al fine di rinnovare la rosa da mettere a disposizione per Grassadonia; il bilancio della sessione di riparazione è significativo, emblematico di un gruppo che evidentemente aveva fallito nella sua quasi completezza: a lasciare la città dello stretto, oltre a Guadalupi, sono anche gli evanescenti argentini Piovi, Scoponi e Guilana, insieme a Bolzan, Siciliano, Di Stefano, Parachì, Gherardi e Chiaria, mentre i nuovi arrivati Caturano, Franco, Pepe, D’Aiello, Squillace, Pagliaroli ,De Vena, Bernardo e Zaine sono chiamati a ribaltare le sorti di una squadra incanalata verso brutte acque.

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Si riparte quindi da Ischia, dove un buon Messina ottiene un punticino prezioso in casa di un’avversaria ostica, mentre nella giornata successiva il solito Corona restituisce sollievo in casa giallorossa firmando la vittoria contro il Tuttocuoio. Il passo falso ad Arzano, dove probabilmente i giallorossi sottovalutano gli avversari, col senno del poi sembra essere la manna dal cielo che restituisce umiltà e concentrazione ad un gruppo che da li in poi non sbaglierà più un colpo, conquistando due vittorie roboanti contro Castel Rigone e Aversa Normanna, intervallate dal pareggio nel proibitivo terreno di gioco di Aprilia devastato dalle piogge torrenziali. E’ però con il colpaccio esterno in diretta nazionale allo stadio “Zaccheria” di Foggia che il Messina, oltre a veder spiccare il volo del suo giocatore più rappresentativo dopo Re Giorgio, ovvero il portoghese Ferreira, capisce che può dare la zampata decisiva al campionato. La vittoria a Poggibonsi è la ciliegina sulla torta di un mese fantastico; contro Chieti e Gavorrano ancora successi e bel gioco, mentre dal rinnovato confronto contro il Cosenza la squadra guidata da Grassadonia esce solo con un pari. La sconfitta a Melfi è indolore e serve a quietare il vento di polemiche sollevato da alcuni giornali nazionali in merito a delle presunte combine, sospetti che fanno infuriare non poco il tecnico peloritano, non nuovo a ribadire i valori del suo gruppo; malumori spazzati via nel big match vinto per due reti ad una al San Filippo contro la quotata corazzata Casertana e nella successiva trasferta proprio a Lamezia, come uno scherzo del destino, il Messina trova, grazie alla straordinaria finalizzazione di De Vena, la quasi matematica promozione, festeggiata a dovere da mille tifosi festanti agli imbarcaderi che attendevano il rientro del pullman della squadra ed ottenuta nella gara contro il Sorrento solo una settimana dopo, davanti a 7.000 spettatori.

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La fame dell’Acr è però insaziabile: non basta la certezza di partecipare alla prossima Lega Pro Unica e la conquista della vetrina della Coppa Italia in virtù del sicuro piazzamento entro le prime quattro in graduatoria (accedendovi dalla porta principale), così le vittorie contro Teramo e Martina Franca in chiusura della stagione regolare regalano il primato a 57 punti, autentica utopia fino a pochi mesi prima, che permette di disputare la supercoppa. E’ l’epilogo più bello di un’annata sofferta e forse per questo ancora più bella, vincente sotto ogni punto di vista e comunque non rovinata dalla supremazia del Bassano nelle gare di andata e ritorno in cui l’ex promessa della Lazio Emanuele Berrettoni fa il bello ed il cattivo tempo realizzando in totale quattro gol in entrambe le gare, consolidandosi arma in più per i veneti.

Sfumata e già archiviata la possibilità di alzare il primo trofeo nella storia del Messina, il pensiero è già rivolto al mercato, in cerca di nuovi talenti e solide conferme da cui ripartire, per continuare tutti insieme a riscrivere la storia e riaccendere la passione giallorossa. [ROBERTO FAZIO]

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