#VIPERA: COSA C’ENTRA CON IL REGISTRO DELLE UNIONI CIVILI?

Franco Mondello

“Le politiche nazionali non possono, da sole, essere esaustive rispetto ai bisogni sempre più diversificati delle famiglie”, esordisce il cons. Mondello. Conferenza stampa sulle unioni civili organizzata dal gruppo consiliare dell’Udc, questa mattina a Palazzo Zanca.

E non è un caso che proprio il presidente della commissione bilancio si dilunghi più degli altri colleghi nell’esporre gli argomenti in sostegno della posizione assunta dai centristi: infatti il piano della discussione sono le risorse, quelle economiche, quelle che l’amministrazione deve individuare con urgenza per far fronte a problematiche sociali di primo piano.

“Le tariffe dei servizi comunali sono inique”…lo si sa! “Il reddito familiare è insufficiente”… è noto! “La fatica di accudire in solitudine i familiari disabili senza adeguato sostegno comunale” è una vera e propria piaga che vivono in molti! “La precarietà di tanti lavoratori e la crescente disoccupazione rendono il futuro un’incognita per la società”. Chiaro! Questi sono aspetti evidenziati da Mondello e con i quali dobbiamo fare i conti ogni santo giorno. Ma il quesito che ci si pone è: cosa c’entra con il registro delle unioni civili? Il consigliere sottolinea la “necessità di una reale promozione di reti di famiglie, dell’associazionismo familiare e degli strumenti di aiuto e mutuo aiuto familiare che incrementino la coesione sociale” (?). Ad onor del vero sembra un virgolettato un po’ accorintiano (misto a trapattoniano, non ce ne si voglia!), di quelli che suonano come “aiutati che Dio t’aiuta” e che vengono tanto criticati da chi, oltre la retorica, chiede proposte.

E queste ultime non mancano, sia chiaro. Non c’è spazio solo per attacchi (legittimissimi, per carità!) all’Amministrazione che “dovrebbe affrontare le questioni del tutto prioritarie nel contesto del welfare comunale e non assistere alla mobilitazione mediatica del sindaco sulla proposta del registro delle unioni di fatto e del suo stringato regolamento di soli 5 articoli”, continua. Sullo “stringato regolamento di soli 5 articoli” torneremo nei prossimi giorni, anche perché a quanto pare fa acqua da qualche parte, ma esistono commissioni e consiglio comunale legittimati a mettervi del proprio, fortunatamente.

Sull’esigenza di trovare fondi e metterli a disposizione per agevolazioni tributarie destinate a chi ne ha bisogno c’è accordo generale. Essenziale per Mondello è rivedere le aliquote addizionali IRPEF Comunale, prevedere agevolazioni sulle tariffe del servizio idrico, costituire un “fondo di solidarietà quale integrazione al costo dei rifiuti solidi urbani e al suo tributo”-si legge nella nota letta in conferenza stampa e poi diffusa dal consigliere che a tratti ricorda gli slogan dei pentastellati-, e ancora ridurre del 20% il costo della tessera d’abbonamento per il trasporto pubblico e i gratta e sosta per i nuclei “composti da almeno 4 componenti” con un reddito pari o inferiore ai 18.000 euro annui; nonchè ridurre i costi al pubblico -che risponda alle caratteristiche enunciate- degli impianti sportivi comunali e creare una convenzione con il teatro per agevolare la fruizione degli spettacoli sempre alle famose famiglie di cui sopra… del resto la catarsi ha sempre un suo perché nell’educazione della società ed è essenziale. Ancora ci si chiede però che cosa c’entri tutto questo con il registro delle unioni civili. Verrebbe da pensare costituisca un costo per il Comune ma sono gli stessi ospiti dell’incontro a chiarire che così non è.

Il cons. Gioveni propone di provvedere a mettere una toppa ai danni derivati dalla perdita di 41 milioni di euro che precedenti amministrazioni hanno causato al potenziamento e la realizzazione di asili nido comunali (per 9600 bambini al di sotto dei 3 anni a cui bisognerebbe garantire -da trattato di Lisbona- almeno il 33% di posti pubblici, a Messina la copertura arriva ad un vergognoso 1%- 94 posti nelle 3 sole strutture presenti-) e di usare le “risorse concesse dalla Legge Quadro 328/2000 attraverso nuove progettualità e più mirati interventi; istituire un ufficio speciale asili nido e completare l’iter del vecchio progetto per la realizzazione di un asilo nido di 60 posti in via La Farina”.

Mondello ammette che la politica nazionale va “affiancata” nel lavoro di soddisfacimento dei bisogni delle famiglie, questo è compito delle amministrazioni che devono saper “motivare le ragioni delle scelte fatte”, insomma i criteri in base ai quali si attribuisce priorità ad uno o un altro tema. “Proprio per questo motivo”, continua “mi preoccupa il diffondersi di eterogenei interventi amministrativi di questa giunta che pretendono di regolare le relazioni private tra le persone, strumentalizzando le specificità della famiglia”. Le ragioni espresse dal Presidente della I commissione in supporto alla sua contrarietà circa l’istituzione del registro sono di ordine sociale, giuridico e culturale, come lui stesso spiega. Interessante il modo in cui Mondello affronta la questione sotto il profilo culturale: “la costituzione o lo scioglimento delle unioni civili sono limitate all’assunzione o alla cessazione della convivenza[…] quasi una forma di consumismo delle relazioni: come bere una birra, assaporarne il gusto e buttare via la bottiglia”.

Tolto l’aspetto inerente le urgenze che vanno fronteggiate a tutti i costi, trovando i fondi utili (vedi articolo), si precisa che “unione civile è un concetto nuovo non disciplinato da alcuna normativa”: verissimo e questo non fa merito al legislatore. Non è però un gap che riguarda solo l’Italia, nonostante numerose proposte siano giunte alle Camere traducendosi sempre e comunque in un nulla di fatto, salvo essere tirate nuovamente fuori dal cilindro in campagna elettorale, all’occorrenza. Non pensiamo si tratti di un’anomalia italiana: sono molti i Paesi che non prevedono una legislazione per le unioni civili.

Ma se il problema è il limite giuridico che non permetterebbe di dare alcuna valenza legale alle unioni civili, non sarebbe il caso di sollecitare Roma affinché qualcosa si muovesse? Manca forse un’interlocuzione nella Capitale, in Parlamento o finanche al Governo agli scudocrociati? “Credo che il sindaco di Messina abbia il dovere di attuare autentiche e corrette politiche familiari”, conclude il consigliere ex assessore e non si può che applaudire chi comprende l’esigenza di agire per la società civile e non contro il suo interesse, ma ancora una volta la domanda è: cosa c’entra tutto questo con i registri delle unioni civili? E soprattutto perché nel poco spazio che si è dato all’aspetto cardine della conferenza stampa si è discusso per lo più di unioni civili -che poi non significa necessariamente omosessuali, sia chiaro- e non invece del semplice registro che è in discussione e che si traduce in una lista la cui portata è evidentemente, secondo alcuni, un attentato alla nostra società?

Dio benedica la democrazia di cui i contrasti e le contrapposizioni sono componente essenziale, ma evitiamo di fare confusione perché oggi, il vero attentato alla famiglia tradizionale e al suo costituirsi non sono le richieste avanzate da chi brama i PACS -o come volete chiamarli- bensì dall’assenza di quelle politiche sociali che oggi si invocano a gran voce dall’Aula consiliare di un Palazzo avente, per l’appunto, poteri limitatissimi.

Per questo, siamo certi che il Presidente D’Alia, il Presidente Ardizzone -entrambi presenti alla conferenza stampa- saranno attenti portavoce nelle sedi competenti (che non sono Palazzo Zanca) di queste esigenze che giovani e meno giovani reclamano e che oggi i consiglieri del loro gruppo hanno messo in evidenza. E tuteliamola sta famiglia, su! (@Eleonora.Urzì)

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