Magistrati in politica, Anm Messina invoca regole più stringenti: “Preoccupante disattenzione del legislatore”

“Le giunte distrettuali dell’Anm di Palermo, Catania, Messina e Caltanissetta intendono avviare un confronto ed una seria riflessione sul tema della partecipazione dei magistrati alla politica attiva. Rilevano che, pure a fronte dei recenti interventi sullo status dei magistrati e delle annunciate, ma non ancora realizzate, riforme globali della giustizia, permane una preoccupante disattenzione del legislatore sul tema predetto, che ha assunto rinnovata attualità e che ha rilevanza fondamentale per il prestigio della politica e della giustizia”. Lo afferma una nota diramata da Ugo Scavuzzo, magistrato e segretario della giunta dell’Associazione nazionale magistrati di Messina.

Il diritto individuale del magistrato di accedere alle cariche politiche non può ritenersi assoluto – ammette l’Anm – “ma deve essere coordinato con i principi costituzionali dell’autonomia e dell’indipendenza, che meritano tutela prioritaria e che impongono di evitare anche la mera possibilità di offuscamento dell’imparzialità del magistrato”.

“A tale fine – ritengono i magistrati – è necessario un intervento legislativo, già più volte vanamente sollecitato, che disciplini le modalità di accesso dei magistrati alle funzioni di politica attiva ed introduca forti ed ulteriori limitazioni, quantomeno di tipo territoriale e funzionale, dell’elettorato passivo, dell’accesso diretto alle cariche amministrative e di governo, nonché del ritorno del magistrato all’esercizio delle funzioni giudiziarie, non escluso, in taluni casi, il divieto”.

Proprio per le suddette ragioni le giunte distrettuali dell’Anm manifestano “pieno apprezzamento per la recente iniziativa del Csm che ha deliberato l’apertura di una pratica sulla questione” ed esprime “l’auspicio di una sua rapida definizione, con l’approvazione di una stringente normativa secondaria in materia”.

Nell’attesa ribadiscono e rinnovano “con forza l’invito ai magistrati di attenersi alla regola del codice etico”, secondo cui “nel territorio dove esercita la funzione giudiziaria il magistrato evita di accettare candidature e di assumere incarichi politico-amministrativi negli enti locali”.

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