Agroalimentare, 50mila lavoratori a rischio nel Messinese. Mobilitazione Cisl davanti Prefettura

Due documenti con i numeri della vertenza e le preoccupazioni del sindacato consegnati al prefetto per evidenziare la crisi di un settore che solo in provincia di Messina coinvolge circa 50mila lavoratori. Arrivata anche a Messina la mobilitazione nazionale della Fai Cisl sull’agroalimentare. Una mobilitazione che ha coinvolto braccianti agricoli, forestali, pescatori, allevatori.

“Serve – ha detto Calogero Cipriano – un rilancio dell’industria alimentare con la definizione di un nuovo Piano industriale Italia che generi recupero di produttività e incentivi il lavoro, il rilancio della filiera dell’agrumicolo e della zootecnica, oltre al rifinanziamento delle risorse assegnate al sistema degli allevatori”. Per il segretario provinciale della Fai, un ruolo determinante deve essere svolto dai Consorzi di Bonifica. “Serve una partecipazione attiva alla loro riorganizzazione – ha sottolineato – ma soprattutto dobbiamo puntare su una forestazione produttiva e sostenibile attraverso la definizione di un Piano Nazionale per la messa in sicurezza del territorio e la ricostituzione della Cabina di Regia presso il ministero delle Politiche Agricole e, come previsto da una delibera di Giunta, anche a livello regionale”. La Fai Cisl, inoltre, chiede l’approvazione in tempi brevi della proposta di Legge Quadro sulla “Rete del Lavoro in Agricoltura” ed è contraria all’estensione dei voucher.

Settore sotto la lente d’ingrandimento è quello della pesca. “Attraversa un delicato momento – conferma Cipriano – per questo chiediamo la definizione di ammortizzatori sociali, il riconoscimento del lavoro usurante, il rifinanziamento del Piano Triennale e la definizione del Piano operativo per l’utilizzo dei Fondi strutturali europei”. In Sicilia, inoltre la mobilitazione, afferma Fabrizio Colonna, segretario della Fai Cisl Sicilia, vuole essere una “risposta chiara e netta alla strategia politica del governo regionale, fatta unicamente di tagli e annunci mediatici”.

“Tutte le istituzioni – scrive – devono comprendere che ulteriori involuzioni dei livelli e delle condizioni occupazionali sarebbero inaccettabili e inaccettate, al punto da costituire possibile incontrollabile nocumento per l’ordine pubblico”. Per di più, aggiunge, “lavoratori forestali, della bonifica e dell’Esa sono e devono essere considerati una ricchezza, con il loro prezioso bagaglio di professionalità e conoscenze tecniche, in una regione in cui più del 78% del territorio è a rischio di dissesto idrogeologico”.

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