Omayma uccisa ferocemente, la ricostruzione della Polizia

Commozione e sgomento ha provocato la barbara uccisione di Omayma Benghaloum, conosciuta per la sua generosità e la sobria simpatia che coinvolgeva quanti la conoscevano. E mentre ci si interroga sulla sorte delle quattro bambine, rimaste praticamente orfane, i poliziotti hanno ricostruito la vicenda, partendo dall’arrivo in questura dell’omicida reo confesso.

“Ieri mattina si è presentato di buon ora negli Uffici del Commissariato Messina/Nord, con lui le quattro figlie minori, e le valigie delle bambine – ricostruiscono gli agenti – Ha chiesto di parlare con i poliziotti dell’Ufficio Immigrazione e a loro, che fino alla sera prima avevano lavorato fianco a fianco con la moglie, ha confessato il delitto. Ha dichiarato di averla presa a bastonate e di averla lasciata esanime all’interno dell’abitazione coniugale, consegnando ai poliziotti le chiavi dell’abitazione.

L’immediato intervento dei poliziotti delle Volanti e della Squadra Mobile ha purtroppo permesso di constatare la veridicità di quanto confessato ed il decesso della giovane donna,  che è stata trovata sul letto coniugale, coperta con un lenzuolo, e con la testa fracassata.

Gli agenti dell’Immigrazione, hanno così realizzato che Omayma, la donna col velo che da un mese lavorava al loro fianco, tanto riservata quanto solare e sempre ben disposta nell’aiutare quanti ogni giorno fuggono dalle guerre e dalla fame, andando spesso anche oltre le mansioni affidatele, era stata vittima di un’assurda brutalità.

L’uomo, Dridi Faouzi, nato in Tunisia 52 anni fa, è stato quindi accompagnato negli uffici della Squadra Mobile, dove è stato interrogato raccontando l’accaduto.

A suo dire la sera prima la moglie, che da circa un mese lavorava come mediatrice culturale ed interprete di lingua araba e francese presso l’Ufficio Immigrazione della Questura, era rientrata tardi dopo aver partecipato alle procedure di identificazione dei migranti giunti in porto nel pomeriggio. Al suo arrivo avevano avuto l’ennesima lite, poiché da tempo l’uomo voleva tornare in Tunisia con la famiglia, o perlomeno portando con se le figlie, cosa che la vittima aveva rifiutato fermamente più volte. Pertanto, al culmine del litigio, incurante delle bambine che nel frattempo dormivano nella stanza accanto, l’uomo ha afferrato un bastone in legno ed ha colpito la moglie che si è accascita sul letto.

A quel punto, disinteressandosi completamente della donna, ha riferito di essersi dedicato alle bambine, preoccupato dal fatto che una di loro avesse la febbre. Al mattino successivo, una volta constatato il decesso della donna, ha coperto il corpo con un lenzuolo, preparato i  bagagli per le figlie e con loro, si è recato al Commissariato.

Il tunisino è stato sottoposto a fermo di P.G. dal P.M. di turno, il quale ha disposto che venisse accompagnato presso la locale Casa Circondariale.  

Le bimbe sono state affidate ad una casa famiglia.

 

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