Il vero coraggio

di Fra Giuseppe Maggiore – In questi giorni non si fa altro che parlare dei due ragazzini eroi, e naturalmente di Salvini che sfotte (scusate la volgarità ma è proprio così) Rami, il 13enne che ha contribuito a salvare 50 compagni dalla strage sventata del bus nel Milanese.

“Rami vuole lo ius soli? Si faccia eleggere e cambi la legge sulla cittadinanza”, questa l’affermazione poco intelligente di Salvini.

Rami e Adam hanno dimostrato coraggio e soprattutto hanno dato testimonianza di umanità, concetto sconosciuto a Salvini, che di coraggio sembra non averne se non quello di scappare dai processi. Due ragazzini salvano i loro compagni, lui invece sembra che abbia ascoltato le voci dei farisei “Salva te stesso e noi ti crederemo”. E lui salvato dai farisei ipocriti pentastellati che gridano “Honestà” non solo si è nascosto dietro il potere, ma ha la sfacciataggine di mortificare un adolescente che ha espresso un desiderio legittimo, la nazionalità italiana, dato che è nato in Italia, ma come dicevamo si vede rispondere da un ministro della Repubblica, così come potrebbe rispondere il bulletto che frequenta la sua stessa scuola.

Questa mia riflessione nasce da un’altra molto più profonda.

Proprio domenica scorsa il Vangelo descriveva la pazienza di Dio paragonato ad un agricoltore che vuole salvare a tutti i costi un fico che non produce più frutti: lo concima, lo zappa, e aspetta ancora un anno. Questo arco di tempo non è composto da 365 giorni, ma corrisponde ad un tempo infinito che è quello della grazia, Kairos.

Da chi si ritiene cattolico, da chi va a messa, da chi dice di credere in Dio, non solo ci si aspetta un atteggiamento diverso ma quasi si pretende. Il modello è un Dio che si china sull’uomo. L’uomo invece disprezza l’uomo, lo classifica in base al colore della pelle, alla razza, alla religione, alla professione, all’ideologia politica…

Guai a pronunciare il versetto evangelico “Ama il prossimo tuo”, oppure “Ero straniero e mi hai accolto”, non è più permesso, rischi denuncia con pestaggio annesso da parte della polizia,  per poi essere postato su fb dal kapitano (linguaggio gialloverde) dell’odio, Salvini, e messo alla gogna da coloro che credono di essere patrioti per essere minacciato, insultato e bandito come nemico della patria. Mons. Ravasi, Zanotelli, Ciotti e tantissimi altri, compreso Don Franco Montenegro, Mons. Peri, Mons. Lorefice e infine Papa Francesco hanno subito la stessa sorte per aver osato di annunciare il Vangelo. Guai a parlare di carità che si concretizza e si fa carne nell’accoglienza, nella solidarietà.

Il Professore Giuseppe Savagnone, docente di Dottrina sociale della Chiesa preso il Dipartimento di Giurisprudenza della Lumsa di Palermo e direttore dell’Ufficio per la cultura per l’arcidiocesi palermitana, in occasione del 41° Convegno nazionale delle Caritas diocesane sul tema “Carità è cultura”, in corso in questi giorni, fino al 28 marzo a Scanzano Jonico (Matera), cosi ha esordito “Oggi la carità è derisa come ‘buonismo’ e la cultura non si riconosce più nel Vangelo”.

Mi piace riportare quanto il professore siciliano ha detto riguardo al ministro dell’interno Matteo Salvini, quando nel febbraio 2018, giurò sul Vangelo: “Ma su quale Vangelo ha giurato? Forse io ho una edizione poco aggiornata che risale a 2000 anni fa, perché vorrei sapere come è cambiato questo Vangelo. Ho visto troppi cattolici che dicono che il parroco in chiesa deve stare attento a cosa dice sugli immigrati perché sennò si alzano e se ne vanno”.

Spesso il clero e i religiosi vengono accusati di fare politica, confondendo un discorso politico, con discorsi da bar legati ai partiti. La politica è sempre a favore dell’uomo e mai a suo discapito, la politica quella vera lo promuove, gli ridà dignità. Il cattolico non può approvare decreti e leggi disumane, è la Carità evangelica che te lo impedisce. Quindi possiamo dire con cognizione di causa che la carità rientra a pieno titolo in un discorso politico. Don Milani su alcuni argomenti fece disobbedienza civile, perché l’uomo è il centro di tutto.

“Oggi più che mai ci accorgiamo che la carità è cultura, che non divide, che rispetta le differenze, che ha riguardo per l’ambiente e promuove il bene comune. La carità conferisce concretezza all’ideale umanistico e consente di tenere sempre vivo quel proposito di sviluppo”.  Sottolinea il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel telegramma inviato in occasione del convegno nazionale delle Caritas diocesane.

Guardando le divisioni che ci sono nel nostro paese e sono tante, non ho remore ad affermare che c’è carenza di cultura. Certo non possiamo certamente prendere come paladino di cultura chi va dietro ad un ministro che grida prima gli italiani e poi non usa nessuna carità nei confronti dei terremotati delle varie regioni italiane.

L’ironia, il sarcasmo, le banalità nelle risposte a chi lo contesta, i selfie con abiti frequentemente cambiati (manca oltre quello della guardia di finanza e carabinieri, l’abito talare) sono lo stile che milioni di italiani hanno assunto. Relativizzare tutto e denigrare tutti, ponendoli alla mercé di tutti. Non essere uomini e donne di carità è essere italiani? È proteggere i nostri sacri confini? Ma in un mondo globalizzato esiste più il confine? O forse il confine da difendere è proprio l’uomo.

Si è riusciti a mettere in discussione proprio tutto, strumentalizzare tutto… persino Dio.

L’ultimo dibattito è sulla famiglia. Il congresso di Verona è diventato ancora una volta un motivo di divisione.  Certo, che è ridicolo sentire la Meloni difendere la famiglia, oltretutto partendo dalle parole che Papa Francesco ha usato per descrivere la famiglia, estrapolando una frase e come è buon uso, strumentalizzandola.

Certo sentire la Meloni, Salvini o Berlusconi difendere la famiglia mi fa pensare a Gesù che urla ai farisei: “Ipocriti, sepolcri imbiancati, razze di vipere…” come può chi convive con un’altra persona con cui non è unita nel sacro vincolo del matrimonio cristiano, e che i figli li vede il fine settimana magari ogni quindici giorni, dare lezioni sulla famiglia? Credo che ogni scelta vada rispettata al di là se lo si condivide o meno. Anche la famiglia è diventato motivo di scontro legato ad una ideologia di partito, trascurando ancora una volta la carità che dice tutt’altro.

Per il card. Bassetti, presidente della Cei il problema “è che trasformiamo la famiglia in un’occasione di scontro e non di incontro. Da una parte chi la usa per legittimare le discriminazioni e le divisioni, dall’altra chi la considera ormai superata e retrograda… Ma in mezzo ci sono le famiglie vere, quelle che chiedono risposte, quelle che non arrivano alla fine del mese, le giovani coppie che vorrebbero mettere al mondo un figlio, quanti ancora sono costretti ad andare all’estero per trovare lavoro. Ecco, noi dovremmo dare risposte concrete a loro, andando oltre le rigide enunciazioni di principio o le provocazioni sterili”.

Mi aspetterei invece un’azione concreta da parte di alcune forze “politiche” che amano la famiglia come ad esempio proteggere, custodire e aiutare le famiglie italiane e straniere a vivere dignitosamente senza sperare in un assistenzialismo ma nel creare lavoro e dandogli una vera casa dove vivere.

Il regresso culturale che una destra xenofoba, omofoba, che si basa sulle manipolazione della verità, strumentalizzandola per il proprio tornaconto, è la sfida che oggi vive l’uomo che scoprendo le origini vere del cristianesimo pratica la carità che è apertura all’essere umano. Un’apertura che attraverso il confronto, la relazione, la condivisione e l’accoglienza si trasforma in cultura. Concetto troppo alto per chi fa il gradasso con un adolescente e intanto scappa dai processi… bacioni

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