Messinaservizi e Messina Social City, è polemica tra Carlotta Previti e Domenico Siracusano

di Michele Bruno – E’ polemica tra Domenico Siracusano, segretario provinciale messinese di Articolo Uno MDP e l’Amministrazione Comunale su Messinaservizi e Messina Social City. L’esponente di centrosinistra ha posto tutta una serie di dubbi sui risultati raggiunti in merito alla raccolta differenziata, sullo spazzamento e pulizia delle strade cittadine, e sulla gestione dei servizi sociali.

Ecco cosa aveva dichiarato Siracusano:

«La narrazione delle gesta eclatanti dell’Amministrazione Comunale continua inesorabile sui social e sulla stampa. Ma dietro le riconferme dei Consigli di Amministrazione delle partecipate e la proclamazione di risultati clamorosi c’è la triste verità di una città in declino.

Vengono in questi giorni esaltati i risultati della raccolta differenziata e del porta a porta raggiunti in questi anni, autocertificati dalla Messina Servizi Bene Comune (attendiamo quelli ufficiali degli entri preposti che in più occasioni hanno ridimensionato i toni trionfalistici di MSBC). Nessuno discute che i numeri siano significativi ma andrebbe valutato a che prezzo sono stati raggiunti e con quale obiettivo. Le condizioni delle strade cittadine, in pieno centro e nella più decentrata periferia, sono chiare a tutti. Tutto il personale di MSBC, anche le decine di precari i cui contratti sono stati prorogati di sei mesi, è stato dirottato sul porta a porta mentre i servizi di spazzamento, scerbatura e pulizia non vengono sostanzialmente erogati se non con qualche raro intervento, affidato a soggetti esterni. L’azienda nasce per la gestione del ciclo di raccolta dei rifiuti ma anche per tenere pulita la città. Sarebbe stato meglio essere qualche posizione indietro nella classifica della differenziata e magari avere dei marciapiedi e delle piazze fruibili. Ma a De Luca non interessa avere una città più vivibile e più funzionale ma vantare il risultato politico del porta a porta. Ma è inutile puntare su un aspetto se altri, ugualmente importanti, sono completamente carenti. La città primeggerà rispetto ad altre ma è sporca e poco accogliente, sicuramente peggio che negli anni precedenti.

Presentata come il superamento del “sistema delle cooperative” e come elemento di risparmio per le casse comunali, l’operazione Messina Social City sta anch’essa disvelando la sua vera natura. Sulle questioni relative alla riduzione delle spese, con la Corte dei Conti, attendiamo da De Luca numeri che evidenzino una reale contrazione dei costi, di cui ad oggi non c’è certezza. La gestione mista pubblico-privato in tante parti del Paese rappresenta una risorsa in cui il Comune da gli indirizzi e il mondo della Cooperazione mette in opera politiche, dentro un approccio di collaborazione e cogestione. Di per sé non ha senso quindi stigmatizzarlo se non quando si è di fronte a elementi distorsivi in termini di esecuzione dei servizi o di tutela dei diritti di utenti e lavoratori. Al di là della scelta della gestione in house, su cui rimangono dubbi per tempi e modalità, quindi bisogna quindi valutare qual è l’orizzonte delle politiche sociali e la qualità ed efficacia dei servizi resi. Messina Social City ha di fatto confermato i servizi esistenti con in aggiunta le risorse e gli strumenti legati alla pandemia. Nessuna innovazione significativa rispetto a bisogni sociali emergenti ma soprattutto nessuna chiarezza sul senso di azioni organiche, rischiando di vanificare così le opportunità di tante risorse che stanno arrivando ai comuni sui cui si potrebbero costruire ulteriori risposte. Non basta erogare servizi ma bisognerebbe attuare politiche. È del tutto evidente che prevalga una logica assistenziale che non mira assolutamente a creare le condizioni per il riscatto e l’autodeterminazione dei soggetti vulnerabili ma che tende a governare l’esistente e rafforzare relazioni di aiuto (pensiamo ad Estate Addosso o agli ultimi tirocini legati allo sbaraccamento) con l’unico obiettivo di creare facile consenso.

Occorre promuovere la qualità della vita in città e strutturare servizi sociali affrontando questioni di fondo invece che porsi il risultato politico immediato. Non ci serve l’uomo solo al comando che tende a massimizzare i risultati nel breve ma una guida politico-amministrativa che immagini un orizzonte per Messina con serietà e rigore. Per questo bisogna archiviare rapidamente l’esperienza di De Luca e costruire una alternativa di governo concreta».

Ha risposto a stretto giro Carlotta Previti, Vicesindaco di Messina:

«Le dichiarazioni di Domenico Siracusano segretario provinciale di Art. 1 denotano e confermano l’esistenza di una sinistra che vive una ormai incolmabile distanza con la realtà, con il popolo e i suoi bisogni, una sinistra schiava della propria bolla ideologica che invece che plaudire all’attivazione di percorsi nuovi, tra riscatto e liberazione in un’era ormai totalmente rivoluzionata, sogna il ritorno al passato coltivando anacronisticamente antichi retaggi, tra clientelismo e dipendenza. Ma le dichiarazioni rese sono altresì gravi in considerazione della loro infondatezza. Come può il segretario di un movimento politico cittadino incitare il Comune a stare indietro rispetto ad un obbligo di legge? La raccolta differenziata è un obiettivo di legge ed è prioritaria rispetto sia per fatto normativo che per sostenibilità economica. Se avessimo puntato ad una minore raccolta differenziata oggi il piano economico finanziario del Comune di Messina sarebbe stato molto più oneroso, cosi come ben spiegato una nota congiunta trasmessa dalll’ass. Dafne Musolino e da Messina Servizi che testualmente si riporta:

Nota Messina Servizi del 02.01.22:

“Per ogni tonnellata smaltita in discarica il costo è pari a 1,248 €/ton per mancato raggiungimento della percentuale di raccolta differenziata. Dal secondo semestre dell’anno 2021, da quando abbiamo eliminato i cassonetti in tutta la città, i risultati derivanti dalla raccolta differenziata sono stati più che rilevanti. La riduzione della quantità di rifiuti indifferenziati, che si è ottenuta grazie all’estensione del servizio su tutto il territorio comunale, ha consentito di passare da 270 ton/giorno, del 2018 a 120 ton/giorno del mese di Dicembre, di rifiuti indifferenziati trasportati in discarica ogni giorno.
Il dato assume una ulteriore rilevanza ove si considerino i costi correlati allo smaltimento in discarica che, grazie alla riduzione dei rifiuti indifferenziati, sono stati a loro volta ridotti grazie ad un percorso virtuoso che è iniziato nel 2019: basti pensare che nel 2018 sono stati spesi € 12.011.418 per il trasporto e smaltimento in discarica, che nel 2019 sono stati ridotti ad €. 11.520.792,92 e nel 2021 sono ulteriormente scesi ad € 7.399,336,05, registrando dunque una riduzione di ben 4 milioni di euro nell’ultimo anno!
Questa riduzione dei rifiuti indifferenziati non solo ha consentito di ridurre il costo del trasporto e dello smaltimento, ma ha anche evitato che la città di Messina subisse le stesse nefaste conseguenze che hanno subito città come Palermo e Catania che, a causa di livelli di RD troppo bassi, sono state letteralmente invase dai rifiuti indifferenziati che traboccavano dai cassonetti filo strada invadendo vie, piazze e centri abitati come sarebbe successo anche a Messina se non si fosse andati avanti con la RD e non fossero stati eliminati tutti i cassonetti filo strada”.

Il tema della raccolta differenziata però non si esaurisce solo con la valutazione di ciò che sarebbe potuto succedere e non è successo grazie alle scelte dell’Amministrazione, ma riguarda anche il futuro. Difatti, gli impianti per il trattamento dei rifiuti indifferenziati sono ormai giunti al limite della capienza e quando questo limite sarà definitivamente superato non resterà che avviare il trasporto dei rifiuti al di fuori del territorio regionale. Ciò potrebbe comportare un aumento del costo che si stima si attesterà intorno alle 400 euro/ton. Anche in questo caso la raccolta differenziata si rivelerà vincente: Messina è ormai prossima al traguardo del 65% di RD e ciò le consentirà di non dovere fare ricorso al trasporto al di fuori della Regione avendo raggiunto il traguardo delle città virtuose per le quali la regione garantisce il trattamento della rimanente quota di rifiuti negli impianti dell’isola.
Basta fare i conti per rendersi conto che la RD consentirà alla città di non subire un aggravio dei costi per l’indifferenziata di circa €. 6.000.000/anno se fossimo fermi ai dati di raccolta differenziata del 2018!

Accusare l’Amministrazione comunale di avere errato a volere raggiungere l’obiettivo della Raccolta Differenziata equivale a rinnegare lo stesso Codice Unico dell’Ambiente che ha fissato l’obiettivo del 65% di RD già nel lontano 2012 come parametro di legge. Forse Articolo Uno ignora il fatto che ai Comuni che non raggiungono tale parametro vengono applicate ogni anno delle sanzioni oppure pensa che il limite del 65% costituisca una sorta di calda raccomandazione alla quale conformare gli obiettivi dell’Amministrazione senza alcuna conseguenza né responsabilità per gli Amministratori?

In merito allo spazzamento rammentiamo solo che nel 2018 abbiamo trovato una forza lavoro con una età media di 55 anni nell’intera azienda e di 61 anni nel settore spazzamento. C’erano solo due spazzatrici meccaniche di cui una guasta ed entrambe vecchie e di fatto inutilizzate da tempo.
Abbiamo assunto147 nuovi lavoratori ed investito nelle dotazioni strumentali acquistando 9 spazzatrici meccanizzate.

Consapevoli della necessità di implementare il personale, nel 2021 abbiamo presentato un Piano economico e Finanziario con il quale avremmo potuto incrementare la forza lavoro di altre180 unità solo per lo spazzamento ma la scelta del Consiglio Comunale di bocciare il piano TARI ha di fatto ostacolato questo percorso ed il raggiungimento dell’obiettivo.
Nel mese di dicembre è partito il progetto pilota di inclusione sociale finanziato nel PON Metro grazie al quale investiremo nella formazione di ben 400 operatori nel settore del decoro e spazzamento, per formare la figura dell’operatore ecologico di quartiere.
Il decoro generale della città è certamente migliorato rispetto alle precedenti amministrazioni, basti pensare alle innumerevoli crisi sanitarie con montagne di spazzatura ovunque si è persino arrivati a dare fuoco ai maleodoranti cassonetti che infestavano la città.

In soli tre anni abbiamo raggiunto oltre il 43% di percentuale di media di raccolta differenziata nell’anno 2021 sfiorando il 60% nel mese di settembre 2021, abbiamo eliminato tutti i cassonetti, circa 2.000 postazioni, e il Comune ha inserito in bilancio oltre 6 milioni di euro per i servizi di cura e manutenzione del verde urbano con un contratto aggiuntivo. Solo nel 2021 sono stati eseguiti lavori per oltre 2.500.000 mq di scerbatura ed oltre 4.000 alberi potati nel medesimo periodo.

In merito poi agli infamanti attacchi contro Messina Social City possiamo confermare che dopo soli 2 anni l’ente ha avviato un innovativo modello di gestione dei servizi in cui gli ultimi, gli invisibili, i socialmente esclusi, coloro che sono stati dimenticati per anni sono stati posti al centro di politiche di inclusione sociale attiva mai realizzate in città, men che mai con il precedente modello cooperativistico/privato. Un modello virtuoso ed innovativo in cui a fronte di una riduzione consistente dei costi per la gestione dei servizi si erogano servizi qualitativamente migliori ed a un numero maggiore di utenti come risulta dai dati contabili riportati nelle relazioni annuali e nei bilanci, atti pubblici disponibili per chi vuole conoscere ed approfondire. In ordine infine a quanto dichiarato in merito ai rilievi della Corte dei Conti si precisa che si tratta di richieste di integrazione documentale volta a dimostrare mediante raffronto con i bilanci i costi sostenuti dal comune prima e dopo la messa in atto della misura (cit. Corte dei Conti). Si rassicura sin d’ora il sig. Siracusano che dai dati di bilancio risulta che con il sistema delle cooperative vi era un costo annuale di € 17.750.000 per la gestione dei servizi sociali mentre con l’attuale modello Messina Social City vi è un costo annuale di € 12.900.00 con un risparmio netto di oltre

€ 4.600.000 conseguito su base annua grazie all’utilizzo dei fondi extrabilancio.
Ricorda con nota congiunta del 02.01.22 l’ass. Alessandra Calafiore e Messina Social City:

“Sostenere che sono stati mantenuti gli stessi servizi presenti con le cooperative e che l’unica innovazione ha riguardato il periodo Covid, significa negare la realtà dei fatti, invero i servizi non solo sono cresciuti in termini di attivazioni di nuove progettualità, erogazioni di prestazioni con riferimento a tutte le aree del sociale dalla povertà all’infanzia alla disabilità agli anziani alla scolastica ma hanno riguardato un sempre maggior numero crescente di utenti. La rivoluzione avvenuta nei servizi sociali in termini di gestione dei servizi, di progettazione, di concertazione con tutti gli enti del terzo settore non c’era mai stata. La verità è che alla spartizione della “torta” costituita per lo più da fondi di bilancio erano sempre gli stessi. I fondi extra-bilancio non venivano impegnati e spesi se non in minima parte e sempre attraverso la stessa ottica, troppo complicato progettare, concertare, verificare le necessità, molto meglio mantenere dei servizi di base sempre gli stessi con numeri sovrastimati. Non conosciamo gli studi sociali del segretario di Articolo 1, ma è evidente la totale mancanza di conoscenza delle politiche attive del lavoro (cosi si chiamano i tirocini): il progetto pilota ’Estate Addosso”, il progetto Percorsi dell’abitare e tutti i tirocini di inclusione inseriti nel Pon Inclusione si stanno rivelando delle occasioni irripetibili non solo di formazione per i giovani e per persone che sono escluse dal mondo del lavoro, ma anche di lavoro concreto.

La verità è che questa Amministrazione ha attuato le proprie politiche sociali partendo proprio dai bisogni delle periferie e dei bisogni collettivi realizzando programmi che vengono etichettati “di sinistra”: dall’impegno per eliminare le baracche, alla transizione ecologica (il progetto di ForestaMe finanziato con oltre 25 milioni di euro), alla stabilizzazione dei precari, agli aiuti alle nuove povertà rese ancora più drammatiche dai lunghi mesi dell’era Covid (oltre 40 milioni stanziati per Family Card e PMI CARD oltre a sostegni a famiglie e imprese). E non sono proclami. Sono fatti. Ma forse è questo che dà realmente fastidio alla compagine politica sedicente di sinistra di cui appare sia rimasta solo la parte ideologica e niente più. Ma l’ideologia fine a se stessa – conclude il Vicesindaco – non è utile a risolvere i problemi della collettività».

 

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