
di Palmira Mancuso – Immaginate per un attimo che il sindaco Federico Basile prendesse una “pillola di coraggio” e domani, nell’annunciata conferenza stampa convocata a Palazzo Zanca, stupisse tutti concretizzando quel rimpasto di Giunta che Cateno De Luca, pur di non affrontare apertamente, maschera con elezioni anticipate segnando le sorti di una città che sembra solo un bancomat elettorale per l’attuale primo cittadino di Taormina.
Perchè la necessità di portare alle urne Messina con amministrative anticipate non risponde ad alcun motivo reale, ma è il prezzo di una resa dei conti interna di un leader politico rimasto solo, che ha sperperato il consenso che gli aveva permesso di portare all’Ars ben 6 deputati, cosi come a piazzare due parlamentari a Camera e Senato, fino a trovarsi a dover subire una feroce opposizione da suoi ex “pupilli” (da Ismaele La Vardera a Dafne Musolino).
Del resto i primi a non voler lasciare gli incarichi sono proprio gli assessori, il cui destino è segnato dalla volontà di Cateno De Luca di “raccogliere” il frutto del sistema organizzato attraverso le partecipate, i cui presidenti (vedi Valeria Asquini) sono già pronti a “risarcire” a suon di voti chi li ha nominati.
In questa corsa all’annuncio fanno bene le opposizioni a non inseguire i tempi della campagna permanente di cui Cateno De Luca si serve come unica adrenalina alla propria carriera politica. E’ bene saggiamente attendere che inciampi da solo, prima di fornire vantaggi su sfide che ancora restano solo tra le ipotesi giornalistiche e le trovate social.







