
La diretta di San Valentino con un galvanizzato Cateno De Luca e Federico Basile che è entrato in scena con lo stesso ruolo di Samira Lui alla Ruota della Fortuna, ha segnato l’avvio ufficiale della campagna elettorale a Messina.
L’iniziativa “Amiamo Messina!”, organizzata da Sud chiama Nord con De Luca e il sindaco dimissionario Basile (ricandidato), si è svolta alle 17:30 come “momento d’amore” simbolico per la città. Un momento che certamente l’amore l’ha espresso, soprattutto per i voti che il buon Cateno potrà “rivendersi” in chiave regionale, soprattutto adesso che i tempi sembrano stringere anche a Palermo. I promotori l’hanno descritta come un appello alla responsabilità e continuità amministrativa, ma con le dimissioni di Basile già protocollate e efficaci entro 20 giorni, l’evento arriva in un timing sospetto: sfrutta la visibilità della macchina comunale prima dell’arrivo del commissario straordinario, previsto per circa 90 giorni fino alle elezioni primaverili.
La campagna è iniziata formalmente, ma queste settimane di transizione sollevano dubbi etici: Basile e De Luca mantengono ruoli attivi, con accesso a spazi e risorse pubbliche per promuovere la ricandidatura. Questo potrebbe avvantaggiare la coalizione, disperdendo l’azione di governo in favore di propaganda, mentre la città attende soluzioni su decoro urbano e partecipate.
Tutte gli ex assessori della giunta Basile si ricandidano, come avvenuto in contesti simili passati, rafforzando la continuità del progetto politico. Più eclatanti sono le dimissioni dei vertici delle partecipate: la prossima settimana, presidenti e consiglieri di Amam, Messina Social City, Atm Spa, Arismè, Messina Servizi Bene Comune e Patrimonio Spa lasceranno gli incarichi per candidarsi in lista e portare voti a Basile, puntando al premio di maggioranza al primo turno.
Questa mossa, orchestrata da De Luca, azzera i CDA senza necessità (non decadono automaticamente), paralizzando ulteriormente le aziende pubbliche in piena campagna.
Mentre Messina affronta emergenze come pulizia e fondi europei, queste scelte priorizzano la “causa” elettorale su governance stabile. Il rischio è un commissariamento con partecipate headless, esacerbando ritardi amministrativi fino al voto.







