
Ah, le liste di Cateno De Luca! L’ultimo colpo di scena? L’appello disperato a raggiungere la quota di 1000 candidati per sostenere il fedelissimo Federico Basile alla carica di sindaco. Sì, avete letto bene: mille. Non bastano i consiglieri comunali, provinciali, regionali e chi più ne ha più ne metta. Serve un esercito, un’orda, una moltitudine biblica per riempire schede elettorali che sembrano menu di un ristorante all-you-can-eat.
E i criteri di selezione? Semplicissimi per chi conosce il sistema con il quale amministra. “Restituire o chiedere”. Traduzione per i profani: se hai qualcosa da ridare (magari un favore politico, un posto di lavoro o chissà che altro), sei dentro. Oppure, se hai bisogno di qualcosa (un contentino, una speranza, un miracolo amministrativo), corri a candidarti! È il nuovo paradigma della democrazia partecipata alla messinese: non contano il curriculum, le idee o l’onestà, ma il saldo del tuo karma con il capo. “Restituisci” se sei un veterano del sistema, “chiedi” se sei un novizio in bolletta. Geniale, no? Come un casting per un film di serie B: “Cercasi figuranti, non si richiedono talenti, solo fedeltà canina”.
Immaginate la scena: code chilometriche fuori dalla sede del movimento, con aspiranti consiglieri che sventolano cambiali morali. “Io restituisco i voti del 2022!”, grida uno. “Io chiedo un parcheggio per il suocero!”, ribatte l’altro. E Cateno, dal suo palco improvvisato, tuona: “Forza, siamo a 999! Mancano solo i parenti di terzo grado e il fruttivendolo di Torre Faro!”. Quota 1000: non è un obiettivo politico, è una scommessa da bar. Se la raggiungono, festeggeranno con fuochi d’artificio; se no, diranno che era tutta una provocazione per testare la “base”.
Ma riflettiamo, con un briciolo di serietà sotto l’ironia: in una città come Messina, già provata da palude amministrativa e promesse evaporate ( come il “dopo di noi” con finanziamento perso per ristrutturare l’ex città del ragazzo) queste liste gonfiate sembrano più un circo che una proposta seria. Basile si trova con un’armata Brancaleone che rischia di annegare la sua candidatura sotto un mare di nomi improbabili. E gli elettori? Lì a chiedersi se votare significhi scegliere un sindaco o iscriversi a un club di mutuo soccorso.
Cateno, maestro del twist, forse ha ragione. Se il metro di selezione è “restituire o chiedere”, allora non siamo davanti a una classe dirigente, ma a un mercato di occasioni. E quando le liste diventano così numerose da assomigliare più a un inventario che a un progetto, il sospetto è che servano più a coprire il vuoto che a riempirlo.







