
Messina si è tinta dei colori dell’arcobaleno per la quinta edizione dello Stretto Pride, celebrata ieri, sabato 12 settembre. Una giornata di musica, bandiere, testimonianze e partecipazione che ha attraversato il cuore della città, ma che ha mantenuto intatta la propria natura politica: non soltanto una festa, bensì una manifestazione pubblica per rivendicare libertà, dignità, uguaglianza e diritti.
Con lo slogan “Sulla rotta dei diritti”, il corteo è partito da piazza Antonello e ha attraversato corso Cavour, via Tommaso Cannizzaro e via Garibaldi, fino all’arrivo in piazza Unione Europea, davanti a Palazzo Zanca. Nonostante le condizioni meteorologiche, la partecipazione è stata significativa: alla manifestazione hanno preso parte la comunità LGBTQIA+, studenti, associazioni, sindacati, rappresentanti delle istituzioni e numerosi cittadini.
Sul carro e lungo il corteo si sono alternate voci diverse: quelle di Arcigay Messina Makwan, delle associazioni, degli studenti, dei rappresentanti del mondo sociale e delle istituzioni. Presenti anche Emergency, l’associazione Genitori Gay, l’Anpi e la Cgil, a testimonianza di un’idea di Pride aperta alle diverse battaglie per i diritti civili e sociali.
Il presidente di Arcigay Messina Makwan, Rosario Duca, ha ribadito che lo Stretto Pride non può essere considerato un appuntamento isolato. «Questa non è una giornata isolata», ha spiegato, sottolineando come l’associazione continui a lavorare durante tutto l’anno, anche nelle scuole e attraverso il gruppo giovani.
Per Duca, le polemiche e le critiche che ogni anno accompagnano la manifestazione rappresentano, paradossalmente, la conferma della sua necessità: «Finché ci sono persone che criticano e intervengono sui social come fanno da sempre, questa è anche la dimostrazione che il Pride è necessario».
Tra le protagoniste della giornata anche Priscilla, drag queen e madrina dell’evento. Dal carro ha ricordato il significato più profondo della manifestazione, scandendo parole che hanno sintetizzato il senso dell’intera giornata: «Il Pride è presenza, rivendicazione e memoria».
Presenza, perché esserci nello spazio pubblico significa rifiutare l’invisibilità e affermare il diritto di ogni persona a vivere liberamente la propria identità. Rivendicazione, perché i diritti non sono concessioni benevole e non possono dipendere dalla disponibilità degli altri ad accettare chi è diverso. Memoria, perché ogni conquista è il risultato di lotte spesso difficili e di persone che hanno pagato un prezzo elevato per la propria libertà.
Priscilla ha insistito anche sulla funzione provocatoria del Pride: «Il Pride deve disturbare». Deve disturbare, ha spiegato, una normalità che pretende di stabilire chi possa essere considerato “normale” e chi invece debba chiedere il permesso per esistere.
Il messaggio è stato netto: «Dobbiamo dire stop a chi decide che dobbiamo chiedere il permesso di esistere o di essere in un certo modo». Una frase rivolta non soltanto alla comunità LGBTQIA+, ma a chiunque subisca discriminazioni, esclusioni o forme di controllo sulla propria identità.
Durante la manifestazione sono stati affrontati anche temi che continuano a dividere il dibattito pubblico, come l’educazione sessuale e all’affettività. Dal palco è stato ribadito che parlare di differenze, relazioni e consenso non significa condizionare le coscienze, ma offrire strumenti per conoscersi, rispettarsi e prevenire violenze e discriminazioni.
Centrale il richiamo al consenso e al valore di quel “no” che deve essere riconosciuto in ogni circostanza. La scuola è stata indicata come uno dei luoghi fondamentali per costruire una cultura del rispetto, superare gli stereotipi e contrastare comportamenti discriminatori prima che diventino normalità.
La riflessione si è allargata anche alla situazione in Palestina e, più in generale, alla difesa dei diritti umani. Una scelta che ha confermato la vocazione del Pride a collegare le diverse battaglie contro l’oppressione, la violenza e l’emarginazione.
Il Comune di Messina ha sostenuto la manifestazione anche attraverso la presenza del sindaco Federico Basile e delle assessore Liana Cannata e Alessandra Calafiore. Nei giorni scorsi, in occasione della presentazione dell’iniziativa a Palazzo Zanca, l’Amministrazione aveva ribadito l’impegno sui temi delle pari opportunità e dell’inclusione.
Per l’occasione, sulla balconata del Municipio è stato esposto il drappo dello Stretto Pride e Palazzo Zanca è stato illuminato con i colori dell’arcobaleno. Coinvolte anche le pensiline del trasporto pubblico cittadino, con materiali dedicati alla manifestazione.
La festa, la musica e i colori hanno accompagnato il corteo, ma non ne hanno cancellato il significato politico. Messina ha occupato le proprie strade per ricordare che molte libertà considerate oggi acquisite sono il risultato di battaglie e che nessun diritto può essere dato per scontato.
«Il Pride è un atto politico e deve disturbare», ha ribadito Priscilla. Una frase che restituisce alla manifestazione la sua funzione originaria: rendere visibili le persone, rompere il silenzio, mettere in discussione le discriminazioni e difendere chi ancora non riesce a vivere pienamente la propria identità.
Lo Stretto Pride si è concluso in piazza Unione Europea, ma la rotta indicata dallo slogan non termina con la fine del corteo. Perché, come ha ricordato Rosario Duca, la rivendicazione pubblica di una giornata deve trasformarsi in un lavoro quotidiano sul territorio. La festa dura un giorno; la battaglia per i diritti continua ogni giorno.








