
È il giorno del secondo round giudiziario per le amministrative di Messina. Al Tar di Catania, infatti, vengono esaminati due ricorsi contro l’elezione del sindaco Federico Basile e contro l’ammissione, senza raccolta di firme, delle quindici liste presentate da Sud chiama Nord a sostegno della sua candidatura.
Il primo è stato presentato dagli avvocati Roberto Materia e Giuseppe Losi per conto di due cittadini, Michele Laghezza e Giuseppe Currò. Il secondo è stato depositato dagli avvocati Paolo Starvaggi e Angelo Giorgianni, che rappresentano Salvatore Bucceri — candidato comunale nella lista Rinascita Messina di Gaetano Sciacca — e il cittadino Sebastiano Dibilio.
Starvaggi è lo stesso legale che ha sostenuto il ricorso relativo alle amministrative di Barcellona Pozzo di Gotto, concluso con una decisione parzialmente sfavorevole: respinto nel merito e in parte dichiarato inammissibile. Anche nel caso messinese, la difesa delle posizioni di Sud chiama Nord è affidata all’avvocato Santi Delia, che ha ricevuto l’incarico direttamente dalla giunta comunale, suscitando le critiche di Marcello Scurria, esponente dell’opposizione.
Al centro della contesa c’è l’articolo della legge regionale n. 7 del 1992 che disciplina l’esenzione dalla raccolta delle firme per la presentazione delle liste. La norma prevede che «nessuna sottoscrizione è richiesta» per i partiti o gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare presso l’Assemblea regionale siciliana o che abbiano ottenuto almeno un seggio nell’ultima elezione regionale, anche quando presentino liste contraddistinte dal proprio simbolo affiancato ad altri contrassegni.
La disputa riguarda l’ambito di questa deroga. Sud chiama Nord ha sostenuto che l’esenzione non sia limitata a una sola lista e abbia quindi presentato a Messina quindici liste senza sottoscrizioni elettorali. I ricorrenti, invece, sostengono una lettura restrittiva: il partito rappresentato in Assemblea potrebbe avvalersi dell’esenzione per una sola lista, non per un intero schieramento di liste collegate.
La vicenda è resa ancora più rilevante dalla sentenza resa dal Tar all’inizio di ottobre sul caso Barcellona. I giudici hanno ritenuto che la norma «non introduce alcuna limitazione numerica» all’esenzione e che una forza politica rappresentata all’Ars possa quindi presentare più di una lista senza raccogliere firme.
Tuttavia, nello stesso pronunciamento il collegio ha riconosciuto che la disposizione «si presta a differenti opzioni ermeneutiche» e che dal testo non emerge una soluzione «del tutto univoca». I giudici hanno inoltre precisato che i pareri resi nel corso della vicenda «non assumono valore decisivo».
Per Messina, però, sarà chiamato a decidere un collegio diverso, della quinta sezione, rispetto a quello che ha giudicato il caso di Barcellona, appartenente alla seconda sezione. Una variabile che rende l’esito tutt’altro che scontato, nonostante il precedente favorevole a Sud chiama Nord.
Sul punto si è aperto anche un contenzioso istituzionale. Nella primavera scorsa l’assessorato regionale alle Autonomie locali aveva sostanzialmente avallato l’interpretazione estensiva di Sud chiama Nord, secondo cui l’esenzione dalle firme poteva estendersi a tutte le liste presentate dal partito.
Successivamente è emerso l’esistenza di un parere dell’Ufficio legislativo e legale regionale, mantenuto riservato, con orientamento opposto: secondo quel documento, Sud chiama Nord avrebbe dovuto raccogliere le firme. La circostanza ha alimentato le polemiche, anche perché un’eventuale pubblicazione in fase elettorale avrebbe potuto mettere in difficoltà chi aveva fatto affidamento sul primo orientamento.
Il ricorso presentato da Starvaggi e Giorgianni solleva inoltre un secondo profilo: la tempestività delle dimissioni di Federico Basile. Secondo i due avvocati, le dimissioni sarebbero state presentate troppo tardi per consentire lo svolgimento del voto già nella primavera scorsa.
Il Tar dovrà quindi pronunciarsi non solo sulla legittimità delle liste senza firme, ma anche su questo aspetto, che potrebbe avere conseguenze dirette sulla validità dell’elezione del sindaco. La decisione attesa potrebbe ridisegnare lo scenario politico di Messina o, al contrario, consolidare definitivamente l’esito delle urne.








