
Totò Cuffaro tornerà a Monreale all’inizio di giugno per iniziare a scontare ai servizi sociali la pena residua del patteggiamento per corruzione e traffico di influenze. A ospitarlo sarà la Casa del sorriso, la onlus dei frati cappuccini, una realtà storica del terzo settore siciliano che da decenni si occupa di minori e nuclei familiari in difficoltà.
L’ex presidente della Regione siciliana dovrà prestare la propria attività per due anni e mezzo, in una scelta che riporta ancora una volta il suo nome dentro una dimensione sociale e assistenziale. Non è la prima volta che Cuffaro incrocia questo mondo: dopo la condanna a sette anni per favoreggiamento a Cosa nostra, aveva già intrapreso un’esperienza di volontariato in Burundi come medico, confermando una traiettoria pubblica segnata da una continua alternanza tra politica, detenzione, attività solidali e nuove vicende giudiziarie.
La struttura monrealese che lo accoglierà non è una onlus qualunque. La Casa del sorriso è una delle realtà più strutturate e attive del terzo settore siciliano, con sedi anche a Partinico, Caltanissetta e Solarino. Nata nel 1968 su iniziativa dei frati Gabriele Russo, Clemente Giadone e Francesco Paolo Biondolillo, ha rappresentato nel tempo un punto di riferimento per l’accoglienza di ragazze madri, mamme sole con figli piccoli e famiglie considerate a rischio di devianza sociale.
Il nodo politico
Il ritorno di Cuffaro in un contesto sociale riapre anche una lettura politica della sua storia. Durante i due governi regionali guidati dall’ex governatore, dal 2001 al 2008, la Casa del sorriso ricevette finanziamenti importanti attraverso la Tabella H, strumento spesso al centro del dibattito sulle elargizioni regionali al mondo del sociale e dell’associazionismo.
Secondo quanto ricostruito dalla cronaca politica, nel tempo i contributi concessi alla struttura di Monreale crebbero in modo significativo, fino a raggiungere nel 2006 un milione di euro per quell’anno e ulteriori stanziamenti per il biennio successivo. Si tratta di una vicenda che intreccia assistenza, consenso e gestione del potere pubblico, e che oggi riemerge inevitabilmente nel momento in cui Cuffaro si prepara a svolgere il proprio periodo di pena proprio dentro una delle realtà che operano nel welfare territoriale.
Sul piano giudiziario, l’ex governatore è già tornato uomo libero dalla sera del 15 maggio, ma il patteggiamento reso definitivo a giugno lo porterà a lavorare per la comunità come forma di esecuzione della pena. Resta ancora da definire quale sarà concretamente il suo ruolo: potrebbe occuparsi dell’assistenza sanitaria dei giovani ospiti, oppure affiancare gli operatori con funzioni educative.
La prescrizione più rilevante, per ora, è una sola: non potrà frequentare persone che ricoprano cariche politiche o legislative. Un dettaglio che segnala come, anche in questa nuova fase, la sua vicenda resti sospesa tra dimensione personale, giudiziaria e pubblica.







