
I Finanzieri del Comando Provinciale di Messina hanno dato esecuzione a un’ordinanza del Gip del Tribunale di Messina, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di cinque persone gravemente indiziate, in concorso tra loro e a vario titolo, del reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, previsto dall’articolo 452-quaterdecies del codice penale.
Le misure — personali, coercitive e interdittive — rappresentano il seguito dell’inchiesta condotta dal Gico del Nucleo PEF di Messina, coordinata dalla Procura della Repubblica, che avrebbe ricostruito una sistematica attività di sversamento di rifiuti in otto siti privi di autorizzazione, ubicati nella fascia tirrenica della provincia, tra Pace del Mela, Messina e Villafranca Tirrena.
Il provvedimento prevede tre divieti di esercizio di attività imprenditoriale, un obbligo di firma e un obbligo di dimora nel comune di residenza, con durate variabili da sei a dodici mesi in base alla posizione di ciascun indagato.
Il Gip, dopo aver disposto per alcuni soggetti l’interrogatorio preventivo e aver valutato gli elementi raccolti, avrebbe ritenuto sussistenti sia il quadro indiziario sia le esigenze cautelari. Le indagini, secondo quanto ricostruito dai Finanzieri, indicherebbero un sistema finalizzato alla massimizzazione dei profitti attraverso la gestione ripetuta e illecita di rifiuti raccolti nel territorio messinese, senza adeguata considerazione dei danni ambientali.
Le misure cautelari si collegano al decreto di sequestro eseguito il 23 settembre scorso, quando la Guardia di Finanza aveva sottoposto a vincolo tre complessi aziendali di società messinesi attive nel settore, oltre ad automezzi commerciali, terreni ritenuti strumentali all’attività e disponibilità liquide per circa 115 mila euro, indicate come profitto del reato.
L’operazione, avviata a seguito di approfondimenti investigativi prolungati, aveva coinvolto inizialmente 23 persone indagate e aveva accertato, secondo le prime ricostruzioni, sversamenti per oltre 20 tonnellate di materiale, tra cui materiali di risulta edili, in aree non autorizzate.
Secondo gli accertamenti, i rifiuti sarebbero stati raccolti nel territorio messinese e successivamente conferiti in otto siti abusivi, talvolta con la presunta compiacenza di imprenditori terzi proprietari dei terreni interessati. L’attività sarebbe stata organizzata per ottenere un ingiusto profitto, aggirando le regole sulla corretta gestione e tracciabilità dei rifiuti.
La vicenda riporta al centro dell’attenzione la gestione dei rifiuti nella provincia di Messina e l’impatto ambientale di pratiche di smaltimento illegale lungo la costa tirrenica, un territorio già interessato da precedenti indagini su discariche abusive e conferimenti irregolari.








