IL PROGRAMMA DELLA NOTTE DELLA CULTURA: MA PERCHE’ NON CHIAMARLA SEMPLICEMENTE NOTTE DI FESTA?

Il successo è già nei numeri delle tante iniziative (vedi il programma) pronte ad essere offerte a quanti decideranno di trascorrere in giro per la città la notte più lunga dell’anno, quella che ormai è passata alla cronaca come NOTTE DELLA CULTURA. Certo non tutti gli eventi sono degni dell’appellativo “culturale”, perché nel grande calderone dell’Amministrazione c’è di tutto: dal Dott. Why (il quiz multimediale, che non è certo una novità), alla presentazione di spettacoli laboratoriali, alle mostre di pannelli e foto che, rispolverati per l’occasione, fanno “numero”, ad alcuni locali che propongono concertini e animazione.

Ma nel mucchio, molto è da salvare: un evento è certamente l’apertura di un percorso tra storia e archeologia industriale all’Arsenale di Messina, nella zona falcata; così come sarà certamente interessante la mostra di icone bizantine alla Chiesa San Tommaso il Vecchio, a cura dell’Accademia Euromediterranea delle Arti sul tema Arte Sacra, con opere di Nuccio Bertuccio; e non sottovalutiamo l’apertura notturna di Chiese e luoghi altrimenti chiusi, e la grande partecipazione di molte scuole messinesi che attraverso i propri studenti, non sappiamo quanto “liberamente” coinvolti, organizzano momenti di divulgazione.

Eppure più che Notte della Cultura, si potrebbe chiamare FESTA DELLA CITTA’ CHE NON DORME: si salverebbe il senso della grande partecipazione, senza voler fare i detentori della “cultura”, e si eviterebbe di fornire occasione di critica vista la genuina partecipazione di molti, anche se non tutti sono all’altezza di proporsi come esponenti culturali.

Una festa: così potrebbe piacerci. Avrebbe anche senso mettere insieme bande, cori parrocchiali e dipinti dei bambini di scuola elementare. E nessuno sarebbe così cattivo da criticare l’evento.

Invece, nella notte della cultura, tutto è cultura, quindi niente lo è. 

Resta però qualche trovata curiosa, come quella dell’Assessorato alle Politiche del Mare e Manutenzioni Giuseppe Isgrò che con l’architetto Maria Canale del Dipartimento Manutenzione Ordinaria e Straordinaria Stabili Comunali proporranno a Piazza Antonello “C’era la Posta” , una rievocazione scenografica di un Ufficio Postale anni trenta con macchinari, oggetti e documenti provenienti dalla collezione privata del dott. Paolo Vita, funzionario delle Poste a riposo, a cura del Sig. Andrea Bambaci.

All’ufficio postale d’altri tempi affideremo una cartolina: un saluto da una città che non c’è, la città che spera e che non merita amministratori incapaci di leggere in tanta partecipazione la necessità di creare momenti e spazi degni di questa voglia di socialità, resi meno imbarazzanti dall’aggettivo “culturale”. 

Partecipa alla discussione. Commenta l'articolo su Messinaora.it