I NEMICI DEL “TELEFONO AMICO”: ENNIO MARINO RISPONDE AGLI “ATTACCHI DIFFAMATORI”(VIDEO)

 

Perché screditare, o tentare di delegittimare un’associazione come Telefono Amico? Se lo è chiesto il presidente Ennio Marino, quando ha notato a pag 27 dell’ultimo numero del settimanale Centonove del 1 Giugno, un articolo a firma A.C. a chiusura di una inchiesta dedicata ai beni confiscati alla mafia e che il Comune starebbe cercando di mettere a frutto. Con i suoi tempi, s’intende. (Basti pensare all’assegnazione dell’appartamento di via Roosvelt, poi consegnato ad AddioPizzo dopo una gara rinviata per ben tre volte).

Secondo quanto pubblicato dal settimanale, l’assessore al Patrimonio Pietro Mondello avrebbe avviato il procedimento per la revoca della concessione, in quanto l’immobile utilizzato dall’associazione di volontariato, operante dal 1975 e che dal 2004 ha utilizzato un bene confiscato alla mafia, “non svolge il suo compito e risulta morosa”, come segnalato a marzo da una dirigente al Patrimonio, Antonella Cutroneo.

“Un attacco diffamatorio” lo ha definito l’Osservatorio per i Diritti all’Infanzia Lucia Natoli, che ha espresso solidarietà ad Ennio Marino e all’associazione da lui guidata.

Abbiamo incontrato il Presidente di Telefono Amico, che, passo dopo passo, ha smentito le notizie pubblicate, tra l’altro notando la contraddizione esplicita tra il titolo “risulta morosa” e lo stesso articolo in cui il giornalista scrive “il condominio lamenta la morosità delle quote condominiali (ma Ennio Marino presenta regolare ricevuta di pagamento)”.

A preoccupare i volontari dell’Associazione, che entrando a far parte di un circuito nazionale offre e da assistenza telefonica h24, è stata anche la pubblicazione dell’indirizzo dello stabile, che per questioni di sicurezza, visti i delicati casi trattati, è sempre stata omessa, persino dai contratti della luce. L’attività di chi risponde alle richieste d’aiuto, infatti, è tutelata dall’anonimato, così come i numeri telefonici di chi contatta il servizio. Un tiro mancino, insomma, che nulla giova alla “crociata” per la “buona” utilizzazione dei beni confiscati.

 

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