OMISSIONE DI RICORSO: L’APPELLO DI FRAGALE, IN ATTESA DEL VIS A VIS TRA ACCORINTI E CALABRO’

 

“Ricorso” è certamente una tra le parole più utilizzate negli ultimi giorni dal messinese medio: la questione, dapprima solo probabile poi divenuta concreta con l’ufficialità della deposizione al Tar di Catania da parte dei tre democratici non eletti, tiene banco in ogni angolo della città e, tra carta stampata, programmi di approfondimento e caffè presi al bancone del bar, tutti dicono la propria.

Alcune delle voci che si levano tra comunicati stampa e social network sono più autorevoli – o anche solo più note di altre – e così nasce il dibattito che di ora in ora si infuoca.

Sono Alessia Currò, Giovanna Venuti e Giovanni Cocivera i tre ad aver mosso obiezioni contro la validità dello spoglio che ha consacrato Accorinti sindaco di Messina appena qualche settimana fa. I sopracitati, sono tutt’altro che cittadini comuni, sono invece stati tra i protagonisti della campagna elettorale appena trascorsa: tutti candidati e tutti con il marchio del Partito Democratico impresso sui santini. Certo, Cocivera è, fra i ricorrenti, certamente, il più familiare ai messinesi avendo un pregresso in aula consiliare. Forse qualcuno avrà difficoltà a ricordarlo perchè associando il nome al partito, qualcosa non torna. La defaillance non è del lettore ma proprio del medico che, appena qualche anno fa a quello democratico, preferiva il partito di Berlusconi -e quindi anche Buzzanca e compagnia- .

A questo giro, comunque, il dottore ha preferito il simbolo senza la “L” finale -conversione risalente a tempi precedenti all’apertura del capitolo elettorale-, come molti dei concorrenti alla gara “vinci un posto a Palazzo Zanca”. Proprio questa transumanza, secondo alcuni dei delegati intervenuti in occasione dell’ultima assemblea provinciale democratica, sarebbe stata uno dei motivi per i quali Calabrò avrebbe perso le elezioni. “Troppi traghettamenti dal centro-destra alle nostre liste”, avevano denunciato alcuni dei relatori in quell’occasione. Ma oggi, uno di quei “nuovi acquisti” fa la differenza e la fa proprio in nome e per l’onore di Felice che “era il migliore e meritava di essere eletto”, secondo il ginecologo del Piemonte.

E se, da una parte, l’entourage di Accorinti fa sapere che gli animi sono molto rilassati e non c’è alcun timore per l’esito dei ricorsi che “comunque si possono sempre perdere” (cit. Guido Signorino), una parte della città insorge, un’altra giustifica in nome della democrazia e la trasparenza, un’altra tace. Di tutte queste porzioni di vox populi, ci interessa soffermarci su quella che comprende chi sostiene di non averne saputo niente fino al momento in cui la notizia non è stata ufficializzata dai media locali.

Si tratta proprio del candidato del centro-sinistra alla sindacatura, l’avv. Felice Calabrò che, come ricorderete, in un primo momento, subito successivo all’ufficialità del risultato del ballottaggio, ebbe a dichiarare che mai avrebbe scelto la via del ricorso “per il bene della città”. Assodato che lui ha rispettato, sulla carta, con coerenza quanto sostenuto, è vero anche che sulla decisione dei ricorrenti, d’appellarsi al Tar, il competitor del pacifista sindaco, poco può farci: la possibilità di ricorrere al Tribunale Amministrativo è una facoltà di ciascun cittadino e, che piaccia o meno, questo è uno tra i pochi sintomi di democrazia evidente rimasti nel nostro Paese, dove i diritti sembrano tutti avere una clausola invalidante in un modo o nell’altro. E’ ovvio che né Calabrò né altri singoli individui possano o debbano rispondere per le scelte di terzi. Qui in realtà, però, casca l’asino perchè suddetti ricorrenti, come detto, sono tre democratici, i quali, nel loro pieno diritto ad agire, hanno optato per una via che, evidentemente, non è aderente a quanto manifestato dal loro candidato. Questa riflessione va condita con un’ulteriore constatazione: appena qualche giorno fa, sempre in occasione della famosa assemblea Pd, il nome di Calabrò era stato la proposta di punta per l’assunzione dell’incarico da presidente provinciale: è chiaro che, alla luce dei fatti, la parola dell’ex coordinatore dei consiglieri comunali, non è poi così incisiva per i “suoi” e questo dovrebbe sollevare preoccupazioni relative alla scelta delle proposte interne al partito, giacchè si tratta di una situazione quantomeno imbarazzante: se il pastore invita il suo gregge ad andare in una direzione e le pecore prendono la via opposta, c’è evidentemente un problema che può riguardare la scelta delle pecore ma anche quella del pastore stesso.

Ad oggi, la posizione dell’avvocato circa il ricorso appare essere di rispetto assoluto verso la risposta che darà il TAR, infatti Calabrò dichiara che accetterà la sentenza in qualunque caso. Dunque sarebbe pronto a subentrare all’attuale sindaco in carica, laddove il Tribunale dovesse così sentenziare? Sembrerebbe di sì. Non tutti sarebbero d’accordo, in quel caso. In una lettera aperta, l’ex city manager e candidato “autonomo” alle primarie della coalizione, Emilio Fragale, scrive “Messina ha usato la mano nuda di Renato per dare un ceffone alla politica dei partiti, alle loro strutture, ai loro apparati. Vi e’ una esigenza di partecipazione, di discussione, di confronto, di contaminazione, in una parola di solidarietà”, e continua con un appello rivolto direttamente a chi, in occasione di quella competizione per la scelta del candidato del centro-sinistra era stato suo competitor: “Calabrò potrebbe ufficialmente affermare che rinunzierebbe alla investitura. Non si tratta di evitare il commissariamento ma di ricercare una serenità, una pacificazione, una autorevolezza di insieme”.

Appelli a parte, la preoccupazione di “cosa ne sarà” o ne sarebbe per Messina nel caso in cui l’amministrazione appena insediatasi avesse una scadenza a breve termine, sconquassa l’opinione di molti. In effetti non conforta l’idea di una reggenza il cui timer è già stato attivato e rischia di suonare a breve come una sveglia assordante. Dal canto suo, l’assessore al bilancio, Guido Signorino, rassicura: “lavoreremo fino all’ultimo come se dovessimo durare cinque, dieci anni”.

Intanto, era atteso nel pomeriggio un incontro a quattr’occhi tra i due candidati che si sono confrontati al ballottaggio; in realtà l’annuncio di questo vis a vis non c’era mai stato, si era solo fraintesa la dichiarazione del sindaco, il quale aveva manifestato l’intenzione di parlare di presenza con Calabrò per discutere la situazione. Accorinti ha prontamente provveduto a contattare telefonicamente l’avvocato democratico infatti e, c’è da credere che presto o tardi, i due avranno modo di confrontarsi ancora, speriamo solo che l’epilogo dell’appuntamento sarà una stretta di mano.(ELEONORA URZI’)

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