Storie di fantasia: Svezia e Norvegia dicono di no alle Olimpiadi ma in Italia come sarebbe andata?

Partiamo da un presupposto: la storia della rinuncia ad ospitare le Olimpiadi (invernali, va precisato) per costruire case popolari è una notizia inesatta che gira su siti italiani da oltre un anno e in questi giorni è tornata in auge. E’ vero che sia Oslo che Stoccolma hanno ritirato la propria candidatura -mesi e mesi fa- ad ospitare  la rassegna sportiva ma perché, più in generale, non si è ritenuto conveniente sotto il profilo economico poiché si sarebbe trattato di dare un inutile o dannoso scossone agli equilibri dei conti pubblici -fonti governative-. Comunque sia, case popolari o meno, abbiamo provato ad immaginare come sarebbe andata nel nostro Paese. In Italia sarebbe partita la polemica che avrebbe risolto tutto in un nulla di fatto, seppur con conseguenze non da poco.

Si sarebbero divise le solite fazioni: quelli in sostegno delle altre urgenze e quegli altri che avrebbero sciorinato numeri sui posti di lavoro che le Olimpiadi avrebbero creato, gli introiti che si sarebbero persi, e così via. A quel punto i sindacati avrebbero parlato alle piazze di questo e di quell’altro, pretendendo tavoli di confronto nei quali le avrebbero cantate al Governo -eh sì, al solito!- chiedendo atti responsabili per un Paese che soffre (che può voler dire tutto e il contrario di tutto); l’opinione pubblica beota si sarebbe messa a riflettere su quanto valga più l’uovo oggi di una gallina o un intero pollaio domani e avrebbe iniziato a vomitare la propria sapienza sui social network. Le trasmissioni tv si sarebbero riempite di dibattiti a riguardo, i cui ospiti, lungi dall’essere persone competenti di economia, finanza, politiche sociali, avrebbero sparato boiate una dietro l’altra parlando del nulla.

Foto Roberto Monaldo / LaPresse 20-09-2011 Roma Interni Trasmissione "Porta a Porta" Nella foto Bruno Vespa Photo Roberto Monaldo / LaPresse 20-09-2011 Rome Tv program "Porta a Porta" In the photo Bruno Vespa
Foto Roberto Monaldo / LaPresse

A Porta a Porta uno speciale con Massimiliano Rosolino, Juri Chechi , Giorgia Meloni (con cui si sarebbe fatta una discussione a tutto tondo ma lo spazio maggiore, sottinteso, sarebbe stato per le elezioni di Roma capitale), Enrico Zanetti, Michele Ainis -giusto per elevare il livello- e qualche sconosciuto docente della Cattolica. Intanto ne avrebbe parlato anche Barbara D’Urso con i soliti prestigiosi ospiti della domenica pomeriggio (Costantino Vitagliano, Carmen Russo, Manuela Villa, Roberto D’Agostino -e già siamo saliti-); avrebbe fatto lo stesso Massimo Giletti con un’ospitata di Debora Serracchiani senza contraddittorio, accompagnata da qualche assist di Klaus Davi. Intanto da qualche Procura sarebbe venuto fuori uno scandalo casualmente pertinente, con la solita tempistica che è propria dei tribunali. I titoli in prima pagina sono facili da immaginare “Olimpiadi: mazzette per appalti da milioni di euro”. E così Woodcock avrebbe avviato un’inchiesta delle sue nella quale ficcare dentro banche, una delle quali sarebbe arrivata sull’orlo del fallimento, mandando in fumo i soldi dei risparmiatori nell’assoluto immobilismo dello Stato, starlette -ce n’è sempre una valida ragione- politici di primo pelo, due sindaci di comuni del Lazio, un paio di amministratori campani, un parente primo di qualche ministro e ovviamente Berlusconi che ci sta sempre, come il cacio sui maccheroni o la ricotta sulla norma, per farla più siciliana.

Il Pd, tanto per cambiare, verrebbe appena sfiorato da una questione che, in un Paese normale, dovrebbe farlo crollare in toto ma il presidente del consiglio si presenterebbe sempre e comunque con fare convinto a platee sorridenti di applauditori professionisti raccontando la favola de “lavoltabuona”, che se buona non dovesse essere, tanto lui mica tiene alla poltrona “no cari signori, me ne vado a casa!” (avete mai notato che parla come un teleimbonitore? Non avesse fatto il premier avrebbe potuto rubare il lavoro a Mastrota).

MASTROTA-RENZIIn uno Stato normale questo non avviene, in Italia invece avverrebbe eccome. E la cosa più allucinante è che alla fine di questo inutile girotondo, chi avesse dovuto intascare tangenti le avrebbe intascate -col beneplacito di tutti e cavandosela al massimo con una prescrizione-, chi avesse provato a vincere appalti truccati li avrebbe vinti (magari realizzato delle costosissime incompiute), l’emergenza abitativa non sarebbe stata minimamente risolta né tanto meno affrontata, per quanto nel dibattito pre Olimpiadi il Governo avrebbe certamente promesso fondi ad hoc nella successiva Legge di Stabilità (poi casualmente affossati da qualche emendamento cavilloso). Nel frattempo la gente avrebbe continuato a vivere e morire in auto, al freddo degli inverni del Nord Italia -perché al Sud abbiamo comunque gli stipendifici pubblici che ancora un po’ reggono-. Le Olimpiadi alla fine avrebbero portato quello che si sa: qualche medaglia al tricolore, una ripulita a strutture di epoca fascista (che magari Renzi avrebbe inaugurato come nuove), un’infinità di talk spazzatura, l’aumento esponenziale di malcontento e senso di abbandono della gente sfiduciata dalle istituzioni, una sfilza di post al vetriolo di Beppe Grillo pubblicati sul suo blog, degli stage a costo zero per dei ragazzi cui si sarebbe stato chiesto di lavorare (gratis) d’estate perché tanto “fa curriculum”. E qualche commissario per i lavori poi assurto a dignità di candidato sindaco o presidente di una qualche regione da conquistare.

Questa è l’Italia in cui viviamo, al di là di ogni periodo ipotetico, questa è la realtà. Così scontata e patetica da andare ben oltre la fantasia acido-grottesca di una scribacchina con l’amaro in bocca. Questa è l’Italia perché questi sono gli italiani ed è inutile condividere su Facebook la notizia di una nazione che rifiuta le Olimpiadi per dare priorità di spesa ad urgenze di interesse sociale perché, se anche fosse vera la cosa e se solo si pensasse di fare lo stesso da noi, non lo accetteremmo: questo sarebbe un atteggiamento consapevole e pregno di senso civico e attenzione primaria verso il bene comune e sono tutti elementi che non ci appartengono. Noi siamo così xxxxxxxxxxxx (decidete voi) da avere niente più che il Paese che ci meritiamo (altrimenti lo cambieremmo!).

E non ha senso guardare ad iniziative simili -vere o farlocche che siano- con la bava alla bocca o sperando in un cambiamento (che l’italiano attende cali dal cielo) perché si tratterebbe comunque di una scelta assunta in una nazione democratica e civile e l’Italia, lungi dall’essere democratica (si guardi agli ultimi 10 anni di governance) e men che meno civile, prima di tutto non è una Nazione: la parola è troppo vintage e non piace ai radical chic post sessantottini, cittadini del mondo, che hanno imposto una bella cultura dell’ignavia e dell’antipatriottismo negli ultimi 70 anni, motivandola con la logica de “Il pianeta è la mia casa” e la paura della presa di regimi totalitari sulle masse, masse che invece, hanno conquistato solo la soggiogazione assoluta a media e signorotti che si atteggiano come feudatari medievali, a cui sottostare e pagare dazi per mantenerne i privilegi, mentre il popolo si affama e scappa via, dall’Italia o dalla vita. Altro che Olimpiadi invernali e case popolari…

Fine di una triste storia di fantasia che poi tanto fantasiosa non è!

@eluemme

 

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