Sabbenerica all’Aosta, il generale D’Ubaldi lascia il comando al folgorino Angius

"Sabbenerica  a tutta l'Aosta". Mauro d'Ubaldi ha ceduto il comando della Brigata di Sicilia al folgorino Roberto Angius accompagnando il saluto con un discorso di rarissima efficacia ed umanità. Persino superiore a quello fatto alla " Crisafulli-Zuccarello", in occasione del rientro dall'Afghanistan. Sabbenerica (corretto – ‘sa benerica – per contrazione di vossia in “sa, quel Vossia a sua volta derivante da “Vossignoria”) è la sintesi del sentimento di D'Ubaldi verso i suoi uomini e le sue donne. Detto a Messina, lontanissima dal comune sentire e dal quel dialetto di terra, non è stato neppure percepito da una platea molto snob, con il Comune assente come fascia ma con il Gonfalone di città medaglia d'oro. Eppure, compresa la metafora del riccio, D'Ubaldi ha reso onore a modo suo all'Isola che lo ha reso militarmente ancora più forte e amato. Venivano i lucciconi stamattina alla caserma Ainis. Sì, il piazzale non ha vissuto l'ammassamento delle compagnie dei sette reggimenti dell'Aosta ( che è composto  da un reparto comando, due di fanteria, uno di bersaglieri, uno di cavalleria, uno di artiglieri, uno di genieri e il neonato logistico), è venuto Giovanni Ardizzone , presidente Ars e vero amico della Brigata, c'erano il prefetto  Francesca Ferrandino, il presidente della Corte d'Appello Michele Galluccio e con lui il procuratore generale D'Angelo, il tutor del sindaco Accorinti Filippo Romano ( giunto in orario ma la cerimonia era cominciata da un pezzo), si ci è distratti perché una componente della banda dell'Aosta non ha retto fino alla fine ma c'è stato un solo protagonista: Mauro d'Ubaldi. Che aveva la morte nel cuore nel ricordare il geniere Paolo Giordano, scomparso ieri, ma quel " noi dell'Aosta, noi Leoni dell'Aosta, sempre pronti a fare quello che gli altri non sanno fare o non possono fare" è un messaggio chiaro a Roberto Angius, nel senso della continuità. D'Ubaldi torna a Roma ricordando a tutti che l'Aosta è fatta di uomini e donne "esperti di sentimenti". Avrebbe potuto dire che, grazie a lui, ha potuto sfilare alla Rivista del 2 giugno e la stessa Banda non ha subito il torto di cedere il passo  alla " Sassari". Ha ricordato , fuor dalle quinte improvvisate, la medaglia d'oro in forza al 62esimo Sicilia di Catania, Andrea Adorno. E l'affetto che Catania, Palermo e Trapani  L'Aosta è oggi anche uno degli avamposti della cosiddetta frontiera di Gorizia. Brigata siciliana? L'86 % dei bersaglieri è siciliano, percentuale simile per i Lancieri. Ah, si va verso la scuola d'equitazione e D'Ubaldi lascia ad Angius l'eredità di portare il cavallo tra le strade di Palermo come "ronda"  Ha ringraziato due per tutti: il colonnello Corrado Benzi, suo vice e pure capo di Stato Maggiore e il maresciallo Andrea Sapienza. Il generale Angius, al suo primo discorso con la greca, emozionato anche perché c'erano la figlia Elisabetta - che si è iscritta alla Media Manzoni- e la moglie, donna Maria Sabrina, " nume della casa perché serve qualcuno che non giri come una trottola", ha detto pochissimo lasciando tutto lo spazio al cedente.E si è adeguato anche  il generale  Antonio Vittiglio, comandante della Divisione Acqui. Autore di un beau geste fuori ordinanza: ha chiamato a se il vice di D'Ubaldi Benzi per gli onori finali. Come detto, piazzale senza schieramento in armi e con in bella mostra alcuni mezzi corazzati. Niente generali   di Corpo d'Armata per via di...Vittiglio. Così i carabinieri hanno schierato il Comandante di Legione  Riccardo Galletta e la Marina il contrammiraglio  Nicola De Felice. Chiosa finale. Pe D'Ubaldi il reggimento perfetto è il...62esimo Sicilia di Catania, definità città capitale. Suvvia, l'ha detto. L'Aosta, Brigata di Sicilia, risponde unita: "Binidittu, Mauro d'Ubaldi".

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