La conquista della poltrona e l’indifferenza verso Messina: si conclude con 31 assenti l’attività del consiglio

di Marina Pagliaro – Si conclude, questa volta definitivamente, con soli 9 presenti su 40 e l’ovvia assenza del numero legale, l’attività del consiglio comunale. E il motivo è tutto elettorale. Sì, perché quando all’ordine del giorno ci sono lo schema di massima del nuovo Piano regolatore, le transazioni economiche per continuare la strada del risanamento e i debiti fuori bilancio non può che essere solo una mossa politica da campagna elettorale assentarsi in massa. Ma chi ha snobbato un consiglio comunale in cui in ballo c’è un piano regolatore che tutelerebbe il territorio di Messina contro le speculazioni edilizie che nel corso degli anni hanno deturpato il territorio e messo a rischio più e più volte la vita delle persone, non merita la possibilità di sedere nuovamente in consiglio comunale. Non discutere del piano urgente e necessario di risanamento vuol dire non avere a cuore veramente la “salute fisica” di Messina. Peggio ancora, poi, non sedersi in aula per valutare i debiti fuori bilancio, nei quali rientrano anche gli stipendi dei dipendenti comunali non vuol dire fare lo sgarbo alla Giunta uscente – negandogli chissà quale vittoria pre-elettorale – ma non avere il diritto di guardare in faccia quegli stessi cittadini a cui in questi giorni si chiede di riscrivere il proprio nome nel segreto dell’urna. Giuseppe SiracusanoAntonella RussoIvana RisitanoCecilia CaccamoEmilia BarrileCarlo AbbateGiuseppe CapurroPiero Adamo erano lì. E non è detto che avrebbero votato a favore. Ma hanno esercitato, fino alla fine, il loro ruolo istituzionale che è, prima di tutto, un dovere civico basato sulla fiducia di chi ha eletto quei consiglieri.

L’assessore Sergio De Cola

“Ieri alle 19 si è chiusa così, quella che molto probabilmente è stata l’ultima seduta di questo Consiglio Comunale. – ha commentato l’Assessore ai lavori pubblici Sergio De Cola presente in aula – A questa amara considerazione associo un invito sincero ai quasi mille candidati al Consiglio. Chi si propone alla guida della città deve farlo con un reale spirito di servizio e di sacrificio. Il suo compito sarà quello di affrontare problemi spesso complessi con il massimo impegno, utilizzando sempre tutto il tempo disponibile nell’interesse della città. La tattica e la strategia politica devono comunque SEMPRE venire dopo l’interesse Pubblico. Un augurio sincero a tutti quelli che si candidano con questo spirito”.

Parole amare, condivise dallo stesso Giuseppe Siracusano. “Di fronte agli interessi della comunità ed all’impegno che ho assunto nei confronti dei miei concittadini ho considerato primario rispetto a qualsiasi altro obbligo di natura elettorale, professionale o personale intervenire in aula per adempiere al mio compito. – ha commentato a seduta terminata – Dispiace che questo dovere, innanzi tutto morale, non sia stato condiviso dia miei colleghi, quasi tutti assenti: ed infatti il Consiglio non si è potuto tenere per mancanza del numero legale. Anche oggi, quindi, oltre che la Città ha perso la politica. Quella buona”.

Ecco che così l’ultima seduta consiliare dimostra l’ennesimo fallimento di un consiglio comunale che ha smesso di essere operativo ed efficace molto prima della campagna elettorale e che, anzi, ha cominciato mesi prima che Accorinti si ricandidasse a remar contro la sua corsa 2.0 per levare alla giunta uscente qualsiasi successo amministrativo senza considerare che in ballo, invece, in casi come questi, non ci sono voti ma diritti dei messinesi e doveri di tutti gli amministratori, consiglieri comunali compresi. E allora se c’è qualcuno che fa campagna elettorale in questo caso no, non è la Giunta. Ma sono i consiglieri uscenti che impostano solo sulla critica a tutti i costi una campagna elettorale priva di qualsiasi progetto concreto per Messina e i messinesi. Perché tutela del territorio, risanamento edilizio e stipendi dei lavoratori sono fra le priorità degli amministratori. E se i “ricandidati” che avevano la possibilità di discutere i provvedimenti prima di concludere il quinquennio amministrativo preferiscono assentarsi e non esercitare nemmeno il loro diritto al “no” allora per loro non c’è davvero nessun diritto a correre ancora una volta per una carica che è prima di tutto dovere verso la città.

Partecipa alla discussione. Commenta l'articolo su Messinaora.it