No al taglio dei parlamentari: le ragioni dell’Anpi di Messina

La sezione comunale ANPI “Aldo Natoli” di Messina aderisce ai comitati nazionale e messinese NoiNo (www.noino.eu), per opporsi al taglio dei parlamentari. Quattro le ragioni della scelta, che assieme ad altre saranno illustrate ed approfondite nella campagna referendaria. Ecco cosa scrivono in una nota gli aderenti alla sezione messinese dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia:

“Un pessimo ceto politico ha generato negli anni una livorosa, ancorché comprensibile, ripulsa verso la politica e i politicanti. Il taglio dei parlamentari e/o dei vitalizi, e comunque dei privilegi di casta, è visto come una sorta di misura punitiva nei confronti dei politici, della loro protervia e delle loro mangiatoie. Ma il taglio è destinato a produrre risultati opposti a quelli desiderati e crea pericoli per la democrazia rappresentativa sia teorici che pratici.

  1. Contraddittorietà

Meno parlamentari = più potere dei singoli parlamentari. In buona sostanza: se ci sono 945 Marchesi del Grillo cui compete loro del potere, portarli a 600 darà a ciascun Marchese del Grillo più potere individuale. Oltre al maggiore potere che compete alle segreterie di partito, che nominano nei fatti i parlamentari. Con buona pace di chi li voleva penalizzare, ma invece rischia di portare il paese verso l’oligarchia.

  1. In teoria meno democrazia

Il sapiente e ben dosato equilibrio dei poteri legislativo (Parlamento), esecutivo (Governo) e giudiziario (Magistratura) e la loro separazione sono essenziali per la democrazia. Diminuzione dei parlamentari = più potere al governo e sbilanciamento dei poteri = meno democrazia.

  1. In pratica meno democrazia

Meno parlamentari = meno rappresentanti del popolo sovrano. Ogni deputato rappresenterà in media 150.000 abitanti ed ogni senatore 300.000 (60.000.000 diviso numero di parlamentari) a fronte degli attuali 92.000 e 184.000. I cittadini troveranno quindi maggiori difficoltà ad interloquire con i loro rappresentanti territoriali di riferimento e ciò è un ovvio vulnus alla rappresentatività e quindi alla democrazia.

  1. Il falso problema dei costi

Nel 2017, a fronte di una spesa pubblica di € 875.186.660.952 ed un PIL di circa il doppio, il bilancio totale di Camera e Senato, comprensivo di vitalizi, è stato € 1.837.891.988 (€ 24,71 pro capite/anno), cioè lo 0,21% del totale della spesa pubblica. Ipotizzando lo scenario meno costoso per i cittadini, con la riduzione proporzionale di 600/945 del totale, il costo del parlamento sarebbe € 1.166.915.548 cioè di € 19,45 pro capite/anno. Quindi un risparmio massimo di € 5,26 a testa l’anno, ma più verosimilmente molto meno.

 

“Vale la pena di penalizzare la democrazia per dei costi così irrisori?” Ribadiscono dalla  sezione comunale ANPI “Aldo Natoli” di Messina

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