OPG DI BARCELLONA: UN ALTRO SUICIDIO, IL SECONDO IN MENO DI UN MESE

 

Di stamane,10 luglio, la notizia di un altro decesso nell’ Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Barcellona. Una settimana fa circa si era suicidato, impiccandosi in cella, un detenuto colpevole di aver tentato di uccidere la moglie in un raptus di follia. Oggi invece sempre lo stesso funzionario, Donato Capece segretario generale del Sappe (Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria), che aveva dato allarmato e dispiaciuto la notizia di quel triste gesto, annuncia la seconda perdita ancora da appurarsi se dovuta a suicidio o incidente.

La causa della morte del giovane detenuto, appena 28 anni, è difatti l’inalazione del gas di una bombola forse usata nei locali delle cucine del centro. Proprio la provenienza dell’oggetto non fa escludere nessuna ipotesi, soprattutto quella di un suicidio portato a compimento con un metodo lento e perpetrabile solo a seguito di una fortissima carica di disperazione. La situazione interna all’OPG è sempre stata difficile e da mesi si denunciano da parte del personale e della direzione forti disagi cui non poter porre riparo se non con un aiuto delle istituzioni. Lo stesso Capece aveva lanciato l’allarme giorni fa parlando di una “ecatombe che va fermata” e che non si limita al solo distretto di Barcellona, più esposto per la categoria di detenuti che ospita, ma che supera i confini regionali così da interessare tutto il tessuto carcerario italiano. Certo è che le situazioni filmate e diffuse mesi fa dalla Commissione d’inchiesta del Senato, qualora rimaste invariate tra le mura alte degli OPG, sarebbero insostenibili per chiunque, e possono davvero indurre a gesti tanto estremi. Per chi infatti non lo ricordasse il Senato provvide a fare un’inchiesta segreta sulle condizioni di vita all’interno dei sei OPG italiani che da manicomi criminali furono trasformati nel ’70 prevalentemente solo nel nome, rimanendo nella struttura organizzativa uguali a quanto previsto nella vecchissima legge Rocco del 1930. Ciò che uscì fuori dalle indagini provocò orrore e pena in tutti coloro che le visionarono, tanto che Ignazio Marino parlando di “vergogna nazionale” dispose la chiusura di tre centri su sei e tra questi Barcellona. Ciò che però contro-denunciarono i gestori di questi servizi fu, e continua ad essere, il regolamento statale che prevede che i medici specializzati, per lo più neurologi e psichiatri, abbiano obbligo di presenza interna solo per 4 ore giornaliere, e che troppe esigue sono le forze di controllo affidate ai centri che anche in questo caso sono strapieni per la presenza di alcune centinaia (un buon 20%) di detenuti già dimissibili che però per la lentezza burocratica continuano anche per anni a vivere in condizioni che diventano soprattutto per loro consapevoli di poterne uscire atroci.

I suicidi in tutti gli OPG sono elevatissimi tanto che contemporaneamente al fatto odierno un detenuto rumeno (30 anni) si toglieva la vita a Vibo Valentia. Ed anche il metodo del gas non è nuovo purtroppo, almeno a Barcellona: il 12 settembre scorso proprio un altro detenuto di origini cremonesi aveva usato scon lo stesso scopo una bombola di butano, accellerandone l’inalazione con un sacchetto di plastica avvolto attorno la testa così da creare un ambiente totalmente saturo di gas ed in grado di ucciderlo più velocemente.

Qualunque affermazione pro o contro gli OPG a questo punto passa in secondo piano perchè mentre le parti discutono sulle responsabilità l’ “ecatombe” dei detenuti continua senza che si prendano seri provvedimenti per interromperla. (CARMEN MERLINO)

 

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