BLITZ ANTIASSENTEISMO ALL’IACP: INDAGATI 81 DIPENDENTI SU 96, LA PAUSA PRANZO DURAVA ORE

Quattro dipendenti dell’Istituto autonomo case popolari di Messina, che sarebbero mancati dal lavoro per oltre 50 ore in un mese, sono stati posti agli arresti domiciliari dalla guardia di finanza. Per altri 54 loro colleghi e’ stato disposto l’obbliga di firma. Nell’inchiesta ‘badge sicuro’, coordinata dal procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e dal sostituto Antonio Carchietti sono complessivamente indagati 81 dei 96 dipendenti dell’Iacp di Messina.

Le indagini sono state effettuate per un mese dalla guardia di finanza che si è servita anche di telecamere nascoste agli ingressi dell’istituto. Maggiori particolari sull’operazione sono stati illustrati  una conferenza stampa tenuta nella sede del comando provinciale della guardia di finanza con il procuratore aggiunto di Messina, Sebastiano Ardita, e il sostituto Antonio Carchietti.

Sarebbero circa 1.500 le ore di assenze ingiustificate, in un mese, contestate agli indagati. Grazie alle telecamere nascoste agli ingressi dell’Iacp è stato possibile rilevare, sostiene la Procura di Messina, come gran parte del personale era solito assentarsi arbitrariamente dal posto di lavoro. Le indagini delle Fiamme Gialle hanno consentito di accertare che i dipendenti, a piccoli gruppi, si mettevano d’accordo tra loro affinché uno timbrasse i badge degli altri. Alcuni trascorrevano gran parte del tempo al bar, altri passeggiavano per le vie dello shopping insieme ai colleghi.

In altre occasioni la pausa per il pranzo, fissata in 30 minuti, durava oltre due ore e qualcuno, dopo il pranzo, sceglieva di non tornare dietro la scrivania. Gli indagati, spiega la guardia di finanza di Messina, rischiano, “oltre al licenziamento, una condanna da uno a cinque anni di reclusione e una multa da 400 a 1.600 euro prevista per il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato” e, se riconosciuti colpevoli, “saranno chiamati a risarcire il danno patrimoniale, pari agli stipendi dei periodi di mancata prestazione lavorativa e al danno all’immagine subita dall’amministrazione pubblica”.

 

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