QUERO/RUSSO: AMICI DI RENZI O I SUOI AGNELLI SACRIFICALI?

All’arrivo al circolo di Via Legnano si incrociano visi dimessi, compassionevoli e solidali. No, non alludiamo a quelli dei due padroni di casa ma ai volti di supporters e dei giornalisti “amici”. In realtà Palano Quero e Russo appaiono sì stanchi ma niente affatto abbattuti. Anzi, definirli agguerritissimi è dir poco. E’ il riconfermato presidente di circoscrizione a prendere la parola per primo, precisando il rammarico relativo ai contenuti della la conferenza stampa convocata, in extremis.

“Avremmo voluto incontrarvi per fare insieme un’analisi del voto, commentare la nostra vittoria al IV quartiere e la sconfitta, prima di tutto contro la struttura e l’apparato, al V – questione annosa, tra le altre, in queste ultime ore, dopo l’annunciato ricorso al TAR, da parte del presidente uscente-. Invece siamo costretti a riunirci per parlare d’altro”. Questo “altro” è l’imminente arrivo in città, annunciato nella giornata di ieri, del sindaco di Firenze, in sostegno al candidato Calabrò, qualora non fosse chiaro. La venuta in Sicilia di Matteo Renzi era nota anche ai due supporters messinesi, i quali erano però ignari del fatto che il loro leader, oltre le tappe previste (come ad esempio Ragusa, dove uno dei “suoi”, Garrozzo è al ballottaggio), sarebbe approdato anche qui. “Non c’è niente di male nel fatto in sé”, commenta Palano Quero, consapevole dell’opportunità di far supportare pubblicamente da uno dei dirigenti più popolare del panorama democratico, l’avvocato aspirante sindaco. “Ciò che discutiamo sono le modalità con cui questa venuta si sta concretizzando”, specifica il presidente, che racconta d’aver appreso, tramite i media locali, della presenza del suo riferimento politico massimo, all’evento di chiusura della campagna elettorale del candidato del centro-sinistra.

Di Calabrò si dice: “lui è solo una vittima di tutto questo”. E questo sta a significare una diatriba interna al partito, un coinvolgimento involontario in una lotta tra correnti che ieri erano contrapposte e oggi, sembrerebbero quasi fondersi o, se preferite fagocitarsi vicendevolmente, facendo sì che una scalzi l’altra dalla scena politica locale. “Questa è la sintesi della volontà di escludere l’area a cui apparteniamo dalle scelte del Pd, in questa città”, lamenta ancora Quero, ricordando ai presenti gli step che, nei mesi, hanno portato, in primis lui e Russo, ad essere letteralmente messi da parte. Ribadisce l’amarezza per la mancata attenzione alla sensibilità di alcuni dirigenti, tra i quali, oltre agli ospiti della conferenza stampa, si menziona anche Filippo Gangemi.

Viene denunciata una vera e propria azione di “repressione personale e politica nei confronti di chi ha la fortuna di essere autonomo e ha dimostrato la volontà di essere libero, dicendo cosa non va, guardando prima a se stesso e quindi anche al partito”, all’interno del quale, i Castore e Polluce di casa nostra non sono neppure gli ultimi arrivati, c’è da aggiungere.

” Questa libertà non l’abbiamo svenduta ieri e non la svendiamo neppure oggi”, conclude. Così dicendo, fuga, inoltre, ogni dubbio derivato, eventualmente, dalle voci di corridoio che davano la presenza di Renzi come una sorta di “baratto” tra correnti: voi date a noi, noi daremo a voi. Eh no, non è così, anche se la situazione non è perfettamente chiara (?) a nessuno, compresi i Dioscuri messinesi che chiariscono come questi passaggi abbiano una matrice romana.

Sarebbero stati infatti niente popò di meno che Lupo ed Epifani a richiedere la presenza del Fonzie del Pd a fianco del candidato Calabrò. Ma a chi pensa che la decisione verrà accettata silenziosamente dai membri del circolo Libertà, arriva la risposta netta di Russo:chiederemo a Renzi di non venire! Ci abbiamo messo la faccia, abbiamo puntato il dito contro il Re-!!!-. Abbiamo detto che è nudo. E ora chiediamo al nostro capo corrente di non venire, perché con la sua presenza avallerebbe questo modo di fare politica”. Un modo che lo stesso amministratore toscano ha criticato aspramente, compiendo vere e proprie crociate sotto l’insegna di un cambiamento e una rottamazione che non sono anagrafici, come in molti avevano erroneamente ritenuto, ma strutturali e gestionali.

Non arrivano critiche al candidato sindaco in modo diretto giacchè il “nemico” non è lui bensì un “modo di fare politica che non ci piace”, tuona Russo. Ma come giustificano l’appoggio di Renzi al candidato di un partito che, al livello locale, proprio alla corrente riferibile al fiorentino, ha riservato mesi di ingiustizie (violando, tra l’altro, il rispetto alle stesse norme statutarie del Pd che vogliono la riconferma degli uscenti tra le fila dei papabili da presentare all’elettorato, così come spesso denunciato dai due che si sono detti “costretti a presentare una lista civica e lottare contro il loro stesso partito”)?

Si considera la possibilità che il sindaco non abbia la dovuta causa cognita circa la questione dei rapporti oltremodo tesi che hanno determinato, nei mesi, un’esclusione sempre più evidente, dei renziani dalle scelte di partito. La responsabilità, a questo punto, sarebbe del deputato regionale Davide Faraone, trait d’union fra la corrente messinese e il leader, presumibilmente colpevole di non aver attenzionato opportunamente la situazione messinese al “capo cordata”.

 

“Manca la tutela dell’area renziana”, interviene Mario Spinella che precisa il suo essere un semplice “sostenitore del comitato Messina per Renzi” che come ricorderete, nacque proprio per volere di un gruppo di attivisti -interni e non al partito democratico- capeggiati proprio dai due renziani, oggi in bilico più che mai. “Nei due incontri Palermitani a cui ho presenziato”, continua il giovane studente di giurisprudenza “non è emerso nulla di costruttivo”.

Renzi a Messina senza i renziani a fianco, dunque, o i renziani senza più Renzi, in futuro?In ogni caso, appare chiaro il nonsense. Probabilmente, come qualcuno sostiene, l’amministratore della città del giglio comincia a ragionare da segretario di partito e tenta di instaurare un nuovo dialogo con tutte le sensibilità democratiche, comprese quelle che, fino a ieri, ne denigravano il personaggio, deridendone i supporters, in occasione della campagna in sostegno a Bersani. E’ probabile anche che, in effetti, Renzi non abbia chiara la vicenda Messina, come benevolmente i suoi sostenitori (presto, forse EX sostenitori) ipotizzano.

In quest’ultimo caso, sappiamo che già in serata i “dissidenti” proveranno a chiarire il tutto con il loro mentore del quale restiamo in attesa di reazione; se questa non dovesse risultare favorevole a quei fedelissimi che da Messina gli hanno fornito supporto e sostegno a spada tratta, i giovani argonauti democratici garantiscono comunque la permanenza all’interno del partito, coerentemente con quanto fatto sino ad oggi … nonostante tutto.

“Perché noi ci crediamo e ciò che non ci sta bene vogliamo cambiarlo, non rinunciare”, specifica Russo. E chissà che, nel caso in cui fosse questo l’epilogo, l’arrivo del popolarissimo Matteo non potrebbe tradursi da “colpaccio” del centro-sinistra in imprevedibile autogol, almeno agli occhi di quanti, ancora oggi, hanno continuato a sostenere il Pd attendendo speranzosi la redenzione dai peccati grazie al Messia toscano che, nella fattispecie, dimostrerebbe d’esser fatto della “stessa pasta” di chi pubblicamente attacca. Infondo, si sa, chi tradisce i suoi amici… (ELEONORA URZI’)

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