SERIE TV: HOUSE OF CARDS

House of Cards: tutti i (buoni) motivi per recuperare la prima, grande, serie di casa Netflix

A Netflix Original Series: questa scritta, oggi, è familiare praticamente a tutti gli appassionati di telefilm. Ma il 1° febbraio del 2013, poco più di un anno fa, vederla comparire sugli schermi dei nostri computer era ancora un’assoluta novità. I titoli di testa dell’episodio pilota di House of Cards ci accompagnavano lungo quello che era ancora un terreno inesplorato, introducendo elegantemente la piccola rivoluzione mediatica di cui il noto provider americano si stava facendo promotore.

Già, perché questa serie non è soltanto un ottimo prodotto, ma rappresenta anche e soprattutto un nuovo modo di fare televisione – ammesso che sia ancora questo il termine più corretto da utilizzare.

Ma andiamo con ordine. Innanzitutto, cos’è Netflix?

Nato nel 1997 come servizio di noleggio dvd online, dal 2008 permette di accedere a un vastissimo archivo di film e serie tv in streaming al costo mensile di soli 7,99 dollari. Avrete sicuramente sentito parlare di Infinitytv, o del nuovo arrivato Skyonline: il principio è lo stesso, ovvero quello dell’on demand. Solo che Netflix è arrivato prima, e può vantare un database di circa 50mila titoli – numeri del tutto sproporzionati rispetto all’attuale offerta nostrana. Purtroppo, come avrete intuito, il servizio non è ancora disponibile nel nostro paese (anche se c’è chi si è attrezzato per usufruirne anche adesso). La bella notizia è che le cose potrebbero cambiare molto presto: voci non ufficiali prospettano, infatti, un suo arrivo in Italia già a fine 2014 o comunque entro il 2015.  Va precisato, però, che qui da noi le cose potrebbero essere un po’ diverse, perché a causa delle problematiche legate ai diritti di distribuzione l’offerta varia spesso di paese in paese. In Europa è già presente in Gran Bretagna, Irlanda, Danimarca, Svezia, Norvegia e Finlandia.

L’anno scorso Netflix ha fatto il salto di qualità, passando da semplice provider ad orgoglioso producer di contenuti originali, con un investimento di circa 300 milioni di dollari. Il progetto risale al 2011, ma i suoi primi frutti li abbiamo visti, appunto, nel 2013, e nello specifico con il lancio della prima stagione di House of Cards, rilasciata in blocco il 1° febbraio. Per precisione bisogna aggiungere che Netflix aveva già co-prodotto – in collaborazione con una casa di distribuzione scandinava – un’altra serie tv, Lilyhammer, trasmessa dal 2012 su un canale norvegese e poi sulla stessa piattaforma americana. Ma House of Cards rimane comunque la prima produzione di cui è pienamente responsabile, nonché la prima ad essere diffusa unicamente online e in una singola tranche.

Non si tratta di una differenza di poco conto, tutt’altro. Ciò che rende questa serie (e che ha reso quelle che l’hanno seguita) così rivoluzionaria non soltanto dal punto di vista della fruizione ma anche da quello della realizzazione è proprio il suo innovativo formato.

Quello che vediamo in una serie televisiva dipende spesso dai suoi ascolti, e viceversa: non è raro che i più importanti snodi narrativi – i momenti che attirano maggiormente il pubblico – si concentrino nei periodi dell’anno detti sweeps, ovvero quando i network procedono agli accordi con gli sponsor sulle tariffe pubblicitarie. Alle volte può anche capitare che serie molto valide ma di scarso successo vengano bruscamente troncate ancor prima di poter concludere la stagione in corso.

In un contesto in cui il prodotto viene distribuito in un unico blocco, per giunta attraverso una piattaforma che non è soggetta ai dati d’ascolto ma dipende soltanto dai suoi abbonati, le aggiustatine in base ai ratings non trovano più alcuno spazio, così come le cancellazioni premature.

Venendo meno il concetto di puntata classicamente inteso è, inoltre, più facile svincolarsi dalle limitazioni imposte, a livello narrativo, dalla struttura ad episodi: per esempio si sente meno la necessità di puntare su eventuali colpi di scena finali, perché lo spettatore può tranquillamente passare al capitolo successivo senza soluzione di continuità. Il risultato è una narrazione inevitabilmente meno frammentata e, per estensione, un modo nuovo di concepire il formato telefilmico.

Cambiano anche le modalità di fruizione: addio alle attese snervanti tra una settimana e l’altra e via libera alle maratone. Se per godersi al meglio alcune serie le pause settimanali possono rivelarsi importanti, è pur vero che nel caso di produzioni pensate appositamente per la distribuzione in blocco è difficile che questo problema si ponga.

Insomma, vale la pena dare un’occhiata ad House of Cards anche solo in quanto “fenomeno”, ovvero il primo di una (probabilmente) lunga serie di show del tutto nuovi nel formato e forse anche nei contenuti.

Qualora il fattore innovazione non dovesse interessarvi granché, decidere di recuperare questa serie rimarrebbe comunque un buon investimento del vostro tempo. Per quanto non del tutto esente da difetti, House of Cards è infatti un prodotto davvero brillante, affascinante dal punto di vista estetico e stimolante da quello contenutistico. I 26 episodi che compongono le prime due stagioni (la seconda è stata rilasciata il 14 febbraio di quest’anno, mentre la terza si attende per inizio 2015) portano la firma di grandi nomi dell’industria cinematografica: da David Fincher, qui nelle vesti di regista per le prime due puntate e poi di “semplice” produttore esecutivo, al creatore e showrunner Beau Willimon (uno dei nomi dietro Le Idi di Marzo, candidato all’Oscar 2012 per la migliore sceneggiatura non originale), passando per i due magnetici protagonisti, Kevin Spacey e Robin Wright. Quest’anno un episodio è stato girato da Jodie Foster e un altro dalla stessa Wright.

La storia gira intorno alle macchinazioni di Francis “Frank” Underwood, majority whip (un ruolo piuttosto complesso, che si potrebbe tradurre approssimativamente come “capo della maggioranza”) al Congresso americano. Un mellifluo burattinaio assetato di potere che si rivolge direttamente allo spettatore, rompendo la famosa quarta parete per trascinarlo con lui nei meandri della politica più sporca e cinica. Epico, teatrale, Frank non è che una delle due metà di una squadra vincente: accanto a lui c’è Claire, una Robin Wright perfetta, non a caso premiata con il Golden Globe 2013.

Le loro vicende seguono sviluppi alle volte un po’ forzati e per questo House of Cards non si può definire una serie particolarmente realistica. Ma ciò non va ad intaccare di una virgola il suo fascino, che risiede soprattutto nella capacità di creare il palcoscenico più adatto alle performance – perché di questo si tratta, in ultima analisi – di un istrionico Frank. Non sempre i comprimari, né i personaggi che interpretano, sono all’altezza dei protagonisti, e questo è sicuramente il maggior difetto della serie, ancora più evidente nel corso della seconda stagione. Allo stesso modo i filoni narrativi secondari non risultano sempre del tutto riusciti, così come non è facile tenere il passo con – o farsi coinvolgere da – ciò che sta accadendo, vista la complessità delle tematiche affrontate (in particolare per il pubblico italiano, che non conosce i meccanismi della politica statunitense). Ma nonostante i problemi e le occasioni sprecate, questa serie continua a rappresentare uno dei prodotti più soddisfacenti attualmente in onda – o in rete, se preferite.

In conclusione, la sua formula innovativa e la qualità complessiva del racconto, rendono House of Cards uno show sicuramente da non perdere.

Dopo averlo recuperato, potreste fare un pensierino anche su  Orange is The New Black, altro nuovo e consigliatissimo prodotto Netflix che ha riscosso un discreto successo di critica. E magari cominciare a fantasticare sulle novità in cantiere per le prossime stagioni, come ad esempio la nuova serie di fantascienza alla quale stanno lavorando nientepopodimeno che i fratelli Wachowski.

Note:

– Mentre Netlix si fa strada nel mondo della serialità, Amazon non sta certo a guardare (con le dovute differenze).

– Per la sezione parodie, consiglio questo piccolo capolavoro: House of Cardinals, realizzato in occasione dell’elezione del nuovo Pontefice.

(Francesca Anelli)

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