Alla Batteria Masotto cerimonia militare per i caduti di Adua, vittime del colonialismo italiano (fotogallery)

Era il tempo dell’espansione coloniale italiana. Tempo in cui la gioventù si immolò nella guerra in Abissinia, pagando ad Adua un prezzo altissimo: circa 6000 vite umane tra gli italiani. Una pesante sconfitta  a cui seguirono grosse manifestazioni e proteste di piazza contro la politica coloniale del governo, tanto che il  5 marzo 1896 Crispi rassegnò le dimissioni da Presidente del Consiglio.  Oggi, per ricordare il 119° anniversario di quella tragica battaglia, si è svolta alle ore 11.00 presso il monumento dedicato alla batteria Masotto, sul piazzale antistante la Fiera Campionaria di Messina una cerimonia militare. Presenti il Generale di Brigata Marco Tuzzolino Comandante dell’”Aosta”, le Autorità cittadine, le associazioni combattentistiche, gli amici dell’Aosta ed una rappresentanza del Liceo “Emilio Ainis”.

Un breve ma significativo momento,  durante il quale sono stati resi gli onori ai caduti ed è stata depositata una corona d’alloro.

“Nel solco di una tradizione ormai consolidata –  ha detto il Colonnello Luigi Lisciandro – ho l’onore, quale comandante del 24° Reggimento artiglieria terrestre “Peloritani”, di prendere la parola per commemorare gli artiglieri che si immolarono ad Adua il 1° marzo 1896.”

La batteria Masotto costituisce il simbolo delle cosiddette “batterie siciliane”, che salparono da Messina nel 1895, per inquadrarsi nel più ampio contesto di un corpo di spedizione che, nelle intenzioni dell’epoca, aveva lo scopo di sostenere le mire espansionistiche in Africa orientale.

In tale contesto politico, in previsione di un’azione militare nel corno d’Africa, la batteria del capitano Masotto, dopo un’intensa attività addestrativa, venne scissa dando vita alla 3^ batteria, affidata al capitano Bianchini ed alla 4^ batteria al comando del Masotto stesso.

Entrambe le batterie erano costituite quasi interamente da personale siciliano, ed in particolare da giovani messinesi, da qui l’appellativo di “batterie siciliane”, delle quali, oggi, il 24° rgt. a. ter. “peloritani” è l’erede spirituale e ne tramanda la memoria, la storia e le tradizioni.

Tra i giovani messinesi il Ten. Emilio Ainis, nato il 19 aprile 1860 ed alla cui memoria è intitolata sia la caserma sede del 24° Reggimento artiglieria terrestre “Peloritani”, che l’omonimo istituto scolastico superiore con sede in Messina.

Dopo il servizio militare, nel 1880 Ainis fu nominato sergente e nel 1888 entrò alla scuola militare di Caserta per terminarla con il grado di sottotenente.

nel 1892 fu trasferito al 22° reggimento artiglieria di Palermo con il grado di tenente e successivamente passò alla batteria da montagna di stanza a Messina, dove fu posto alle dipendenze del capitano Masotto.

La storia, intanto, in Africa orientale, faceva il suo corso: dopo il disastro dell’Amba Alagi e la sconfitta di Macallè, il nascente stato italiano aveva dato inizio alla guerra contro l’Etiopia di Menelik, approntando in poco tempo un nutrito corpo di spedizione, cui facevano parte anche le unità del 22° reggimento artiglieria.

Il 18 dicembre 1895, dal molo antistante la dogana, la città di Messina  salutò con affetto i propri concittadini in armi, che si imbarcarono alla volta del continente africano. Ma solo pochi mesi dopo, la battaglia di Adua segnerà inesorabilmente il destino delle “batterie siciliane” e, più in generale, la fine dei sogni di gloria nazionali nel Corno d’Africa.

La notte del 1° marzo 1896, gli artiglieri iniziarono il movimento verso le zone di schieramento, ad organici ridotti ed alleggeriti di parte delle munizioni, per rendere più rapida la marcia. La 3^ batteria del capitano Bianchini e la 4^ batteria del capitano Masotto, poste alle dipendenze del maggiore Francesco De Rosa, unitamente alla 1^ e 2^ batteria indigena comandate dai capitani Hery e Fabbri, vennero per prime a contatto con il nemico, ed alle 7.15 aprirono il fuoco sulle colonne abissine.

Intorno alla 10.00 del mattino del 1° marzo, al loro comandante il maggiore Francesco De Rosa fu impartito l’ordine di “sparare  fino all’ultimo colpo e sacrificarsi sul posto” tutti obbedirono! Furono sufficienti  solo poche ore per dare piena attuazione a quell’ordine fatale. Le “batterie siciliane”, come il resto del corpo di spedizione, furono presto sopraffatte orze dagli avversari.

In quella tragica giornata gli artiglieri scrissero memorabili pagine di eroismo: caddero tutti accanto ai pezzi di artiglieria delle loro batterie, dopo aver esaurito le munizioni ed essersi difesi sparando con i loro fucili e combattendo con le baionette. Il capitano  Masotto venne colpito a morte dal fuoco nemico, mentre il tenente Ainis fu ucciso a sciabolate in mezzo ai suoi cannoni.

I numerosi atti di eroismo sono stati testimoniati da 2 medaglie d’oro, 31 di argento, 73 di bronzo e 7 encomi solenni. Lo scopo della cerimonia è stato  sostanzialmente quello di commemorare e di non dimenticare. Ricordare cioè coloro i quali hanno onorato, 119 anni fa, con il sacrificio della loro stessa vita, gli impegni assunti nei confronti del giovane stato italiano unitario, coerentemente con il giuramento di fedeltà prestato.

“Da quel drammatico evento in terra d’Africa non più solo coloniale – si legge in un comunicato ufficiale –  la nazione tutta seppe trarne linfa vitale, consolidando quel sentimento identitario che è giunto fino ai nostri giorni.

Oggi, spetta a noi tutti continuare a raccogliere l’eredità di coloro che, come gli artiglieri delle “batterie siciliane”, contribuirono a “fare l’Italia”, mantenendo ancora vivi gli  ideali ed alimentando,  specie nelle giovani generazioni, i valori  fondanti che ispirarono un secolo e mezzo fa, i padri dell’unità d’Italia”.

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