Irruzioni abusive a Palazzo: se non avete un casco da…lanciare

Non appena eletto, Renato Accorinti aveva spalancato ai cittadini le porte di Palazzo Zanca, socchiuse dal suo predecessore con i tornelli: più che per motivi di sicurezza servivano per impedire ai dipendenti di Palazzo Zanca di andarsene in orario di servizio a zonzo per la città.

Daniela Faranda, consigliere del Nuovo centro destra, nei giorni scorsi ha chiesto che vengano chiuse di nuovo, ma  “per motivi di sicurezza”.

A offrire l’ultimo assist alla sua battaglia, un gruppo di ambulanti abusivi di Minissale che ieri mattina, stufi di fare anticamera in attesa di essere ricevuti dal primo cittadino, hanno fatto irruzione nella sua stanza, seminando il panico tra gli impiegati. Il  giorno prima erano stati multati: quanto basta per fomentare  l’ultimo di una serie di episodi che fanno sempre più di Palazzo Zanca una sorta di mercato di periferia dove tutti (cittadini, lavoratori, sindacalisti) si recano a protestare e talvolta ad inveire.

Ciò accadeva anche nel periodo in cui sindaco era Buzzanca, nonostante i tornelli e i pass.

L’IRRUZIONE ABUSIVA

Come abbiano raggiunto la stanza del sindaco attraverso una porta “poco conosciuta” e posta laterale al salone delle bandiere, non è dato sapere. Era aperta? O qualcuno l’ha aperta? Resta il fatto che gli ambulanti abusivi di Minissale, multati il giorno prima da  Vigili Urbani e Carabinieri, hanno fatto irruzione nella sala di Accorinti, scaraventando a terra anche gli oggetti che  trovavano sul cammino, compresa una statua.

Una furia che si è scatenata anche contro la segretaria e altri dipendenti. Un’aggressività manifestata anche nei confronti dei giornalisti presenti.

Le immagini immortalate da tremedia, fanno notare donne esagitate  di cui gli uomini si fanno scudo, in una sorta di unanime protezione.

Dopo venti minuti, quando  Accorinti ha  convinto l’intero gruppo a spostarsi nella sala Giunta per iniziare un confronto (che le forze dell’ordine non hanno saputo evitare) le urla sono via via affievolite, lasciando posto al solito mormorio di corridoio, per stabilire chi avesse sbagliato a fare cosa.

I PRECEDENTI

Se uno scoglio non può arginare il mare, un tornello non può arginare le proteste. Difatti se le manifestazioni di dissenso sono state sempre il pane quotidiano degli amministratori (soprattutto per il  focolaio di casa serena, cooperative con contratti in scadenza e casi limite di disagio sociale), nell’era di Accorinti il concetto di apertura al confronto è stato ampiamente strumentalizzato.

Dai tifosi organizzati,  che prima gridavano “uno di noi”  e poi lo hanno accerchiato fin dentro la sala giunta, motivati dalla minaccia di un prossimo abbandono della squadra da parte del presidente che voleva accelerare le pratiche per la gestione del Pala Sanfilippo; al precedente blitz dell’anno scorso, di quegli stessi ambulanti abusivi a cui il Comune ha chiesto di mettersi in regola; fino all’episodio che ha portato a Palazzo un manipolo di commercianti della Galleria Vittorio Emanuele,  con capifila Francesco Castellano e Mimmo Cecere.  I loro atteggiamenti, “spalleggiati da un consigliere comunale” sono stati definiti in una nota al vetriolo “paramafiosi” dalla consigliera Faranda che da quell’episodio ha puntato il dito sulla sicurezza interna al comune. Nell’occasione i due hanno ottenuto la giustificazione da parte del consigliere  Daniele Zuccarello e il silenzio degli altri.

DURA LA VITA DEI GIORNALISTI A PALAZZO

A seguire passo passo gli ambulanti abusivi, per raccontare la cronaca del “malessere”, i giornalisti di bianca di diverse testate online, che  sulla questione “sicurezza” a  Palazzo Zanca hanno le idee chiare e a loro fa da eco il presidente dell’Odg Riccardo Arena, intervenuto con un comunicato dopo la notizia ricevuta dell’aggressione a Lina Bruno (a cui hanno strappato dalle mani un cellulare mentre stava filmando,  e  che poi le è stato restituito) e di un casco lanciato sulle teste dei giornalisti, che fortunatamente non ha colpito nessuno.

“Non sfuggirà loro la gravità della situazione – ha commentato Arena rivolgendosi a Prefetto, Questore e Sindaco  – specie per gli operatori dell’informazione, esposti in prima linea alle ire dei manifestanti, che li considerano un pericolo e un ostacolo alle loro intemperanze, dato che documentano quanto avviene. Nel rendermi conto delle difficoltà nel garantire l’ordine pubblico in un contesto di esasperazione e disagio sociale, ricordo – ha proseguito – che deve essere assicurata ai giornalisti la possibilità di lavorare senza rimanere vittime di intollerabili aggressioni e violenze.”  Arena ha infine auspicato che si riesca ad evitare un inammissibile clima di “caccia al giornalista”.

LA SOLUZIONE DI CISL

Cosa fare per evitare  violenze dentro il Palazzo? Se Accorinti, malgrado i suggerimenti del suo staff, ha deciso di non denunciare  i suoi aggressori, proseguendo la linea del “dialogo ma senza fare un passo indietro sulla necessità di mettersi in regola”, la Cisl Funzione pubblica interviene con un progetto  al limite della militarizzazione.

“ Si invita l’Amministrazione – si legge in una nota –  a predisporre  tutti i provvedimenti necessari ad elevare il livello di sicurezza, ovvero: installazione di impianto di video sorveglianza, Videocitofoni e allarmi  da collocare negli Uffici più a rischio, riduzione degli accessi fruibili per entrare nel Palazzo con presidio di Uscieri e/o personale di sorveglianza collegati Via radio con il Presidio dei Vigili Urbani ed a richiedere al Tavolo Prefettizio un presidio costante delle Forze di P.S.” (@Pal.Ma)

 

 

 

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