Vangelo Ora: il buon samaritano, la parabola che non piace

di Frà Giuseppe Maggiore – Dal Vangelo secondo Luca – In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Un uomo scendeva da…

Gesù non specifica l’identità dell’uomo che cade nelle mani dei briganti. Non dice se è un ingegnere, o un insegnante, o un operaio, specifica che è semplicemente un uomo, anzi degli uomini, donne, bambini… che stavano faticosamente salendo sulla strada della loro vita, ma sin dal loro nascere si imbatterono in una guerra civile, nella ingiustizia, nella sopraffazione, nella povertà, nella siccità, nella mafia, nelle mani degli usurai… ché spogliatili di tutto, anche della libertà e dignità e privatili dei loro affetti, li lasciarono mezzi morti.

Speranzosi nell’umanità delle istituzioni, della politica, della religione l’uomo a terra pensa “forse qualcuno passerà di qua. Forse qualcuno timorato di Dio… quello stesso Dio che tutti noi preghiamo…”

Ma di umanità ne è rimasta poca. È bandita come segno di debolezza: l’accoglienza e tutto ciò che è solidarietà sembra essere contro la legge. Siamo un po’ tutti imitatori del sacerdote e levita della parabola, che per paura di contaminarsi e di trasgredire una legge istituita per la durezza del loro cuore non soccorrono l’uomo sanguinante al margine della strada.

Facciamo un ulteriore passo, cerchiamo di identificarci noi con l’uomo ferito anzi mezzo morto, mettiamoci i panni dell’umanità crocifissa, ferita, umiliata, mortificata, schiaffeggiata e insultata. Chiudiamo gli occhi per pochi istanti e pensiamoci stranieri, barboni o veramente poveri.

Don Franco Montenegro Vescovo di Agrigento, nella lettera dell’anno pastorale di qualche anno fa scriveva: “Che cosa ha visto l’uomo mezzo morto? Avrà visto gli abiti, avrà riconosciuto quelle persone e avrà, per un istante, sperato che da loro arrivasse un aiuto. E, invece, vede due uomini che guardano con sufficienza, che non allungano neanche le mani per sentire se il cuore batte ancora. Forse l’uomo avrà visto il gesto di chi, per evitare di sporcarsi, si irrigidisce e si contrae dentro i vestiti e subito scappa via. «Che delusione! Ma come, proprio loro scappano?» avrà pensato l’uomo. I due diventano la rappresentazione di un rischio che vale per tutti: la superficialità. Papa Francesco a Lampedusa l’ha chiamata ‘globalizzazione dell’indifferenza’. Una Chiesa che non sa volgere lo sguardo verso chi soffre rischia di essere approssimativa, superficiale, inconcludente, parolaia, sbrigativa, distratta. Vedere e passare oltre è la tentazione che si annida dentro tante prassi, perché è più facile passare oltre che guardare in faccia l’altro quando, invece, proprio nell’altro Dio ci sta aspettando per farci andare oltre noi stessi.”

Tocchiamo le cose di Dio: andiamo a messa, abbiamo la corona del rosario tra le mani, la teniamo in tasca, ci diciamo cristiani perché magari diamo qualche spicciolo a qualcuno, ma guai a parlare di stranieri o di poveri. Difendiamo i crocifissi di plastica e poi non siamo capaci di riconoscere sulla strada quelli di carne. Questo atteggiamento non ha nulla che vedere con a fede è semplicemente religione di facciata che ci allontana non solo da Dio ma anche dall’uomo sua immagine. Il messaggio è forte: gesti e oggetti religiosi, riti e regole “sacri” possono oscurare la legge di Dio, fingere la fede che non c’è, e usarla a piacimento.

Il samaritano ebbe compassione, vide, si fece vicino, gli fasciò le ferite, si fece prossimo.

Siamo così occupati ad ascoltare le parole di falsi profeti che diffondono odio, che non ci accorgiamo di Dio che vuole ancora una volta parlarci al cuore con la Parola che salva, dicendoci: “io sono quel povero alla stazione, quello straniero sul barcone, sono quella famiglia che non aiuti, sono quell’uomo che tu rifiuti… Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”

Torniamo ad essere umani a sentire compassione come Gesù nei confronti dell’uomo, condividiamo la strada immergiamoci nella storia ferita degli uomini e delle donne. Senza condivisione non capiremo mai l’autentica prossimità.

«Va’ e anche tu fa’ così». Andare e imitare chi ci ha dato l’esempio: questo è ciò che ci viene chiesto ed è questo che dobbiamo realizzare con tutte le nostre forze, sfidando la mentalità di oggi e lottando affinché il Vangelo di Cristo sia vissuto e incarnato nell’oggi.

Per Dio non esiste prima l’ebreo, o il cristiano, o… l’italiano, per Dio esiste l’uomo.

Partecipa alla discussione. Commenta l'articolo su Messinaora.it