Caso Nicosia, “presunte responsabilità individuali non indeboliscono lavoro radicale in carcere”

“Di fronte a quanto apprendiamo dalle notizie di stampa sull’arresto di Antonello Nicosia – che non ricopre attualmente alcuna carica in Radicali Italiani – ribadiamo anzitutto, quello che abbiamo sempre detto su chiunque: la presunzione di innocenza vale per tutti e i processi si celebrano nei tribunali, non sui media attraverso le intercettazioni, anche quando hanno un contenuto gravissimo come quelle che sono state diffuse”.

Così in una nota Massimiliano Iervolino, Giulia Crivellini e Igor Boni (nella foto), rispettivamente Segretario, Tesoriera e Presidente di Radicali Italiani neoeletti all’ultimo congresso che si è tenuto a Torino lo scorso weekend.

“Ciò premesso se i contorni della vicenda fossero confermati ci troveremmo di fronte non soltanto alla strumentalizzazione di un istituto preziosissimo come le visite ispettive nelle carceri, ma anche a un danno enorme nei confronti di noi radicali, che lottiamo da decenni per garantire lo stato di diritto, la giustizia e dunque, in ultima analisi, per perseguire la sicurezza di tutti, dentro e fuori dagli istituti penitenziari.
In questi decenni i parlamentari e i consiglieri regionali radicali hanno effettuato migliaia di visite ispettive al solo scopo di verificare le condizioni di vita negli istituti penitenziari del paese e di tutelare i diritti dei detenuti e dell’intera comunità penitenziaria: polizia, direttori, assistenti sociali, medici e volontari. In più, grazie a noi centinaia di cittadini hanno potuto conoscere una realtà, come quella carceraria, del tutto inaccessibile per la maggior parte delle persone. Per tutti coloro che, come noi, lottano per far vivere lo Stato di diritto negli istituti penitenziari.
Questo episodio non deve rappresentare una battuta d’arresto, ma al contrario uno stimolo a proseguire con convinzione ancora maggiore non soltanto il lavoro che portiamo avanti nelle carceri, ma anche a rilanciare la lotta alla criminalità attraverso le nostre proposte, ad esempio, di legalizzazione e di decriminalizzazione delle sostanze stupefacenti, così come abbiamo ribadito nella mozione del congresso di Radicali Italiani che si è concluso ieri”.

Nella carte dell’inchiesta che ha portato in carcere Antonello Nicosia, l’assistente parlamentare di 48 anni accusato di avere fatto da messaggero dei detenuti i magistrati specificano:”Sia gli incarichi assunti a diverso titolo in più associazioni volontaristiche, sia l’elezione nel movimento dei Radicali italiani sia ancora i rapporti stretti con l’Onorevole Giuseppina Occhionero sono stati tutti da lui strumentalizzati per accreditarsi presso diverse strutture penitenziarie e per fare visita a mafiosi detenuti, a scopi estranei a quelli, proclamati, della tutela dei loro diritti”.

“Dall’ascolto delle intercettazioni – si legge – è emerso in diretta che il Nicosia, a fronte di un impegno politico e sociale sicuramente ispirato a nobili e lodevoli principi, si è in realtà parallelamente adoperato al fine di favorire, a vario titolo, più associati mafiosi, condannati in via definitiva, reclusi in diversi istituti penitenziari nonché al fine di veicolare messaggi fra loro e l’esterno”, dicono i pm nel fermo.

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