Stefania Craxi: ricorda papà Bettino a 21 anni dalla morte

Bettino Craxi a San Fratello

 di Salvatore Di Bartolo – Il 19 gennaio del 2000, poco più di un mese prima di compiere sessantasei anni, Bettino Craxi si spegneva nella sua casa di Hammamet stroncato da un arresto cardiaco. Con la sua dipartita il paese perdeva una figura di prim’ordine dell’Italia repubblicana, un leader politico lungimirante e carismatico, tanto da apparire spesso perfino antipatico, un personaggio capace di dividere, anche a distanza di due decenni dalla sua scomparsa, ma anche di unire e riuscire nell’impresa di affrancare il suo PSI da un’eterna subalternità al PCI e condurlo a livelli di autonomia e di consenso neppure immaginabili prima e mai più raggiunti dopo di lui. Perché nella storia del Partito Socialista, e più in generale della sinistra italiana, esiste un prima ed un dopo Craxi. Perché Bettino fu il solo in grado di avviare un processo di modernizzazione di una sinistra, fino a quel momento troppo legata all’ideologia sovietica, conducendola nei gangli del liberalismo. Perché l’idea craxiana di una sinistra moderna, liberale e riformista fu definitivamente accantonata dopo il crollo della Prima Repubblica.

Questo fu Bettino: uno statista, nella più ampia accezione del termine. In occasione del 21esimo anniversario della sua scomparsa, abbiamo voluto ricordarlo con un’intervista esclusiva alla primogenita Stefania. Sessant’anni compiuti lo scorso mese di ottobre, Stefania Craxi è attualmente senatore di Forza Italia, nonché Fondatore della Fondazione Craxi, ente sorto all’indomani della scomparsa dell’ex premier con lo scopo di tutelarne l’immagine e la personalità nonché di preservare i valori del socialismo riformista. Dal 14 settembre 2018 Stefania Craxi è cittadina onoraria di San Fratello, centro montano del messinese che diede i natali al bisnonno della senatrice forzista, e di cui lo stesso Bettino fu cittadino onorario.

Senatore, lei ha da poco vinto la sua personale battaglia contro il Covid-19. Come sta? Fortunatamente ho avuto una forma non grave, come la maggioranza di coloro che contraggono questo maledetto virus. Dopo un mese circa mi sono negativizzata, pian piano rimessa e, finalmente, dopo la breve sosta natalizia, con la ripresa delle attività parlamentari, sono ritornata in Senato. Ecco, giusto in tempo per assistere da vicino all’ennesimo travaglio di questi venticinque anni di transizione incompiuta all’insegna di continue crisi di sistema – non solo crisi politico-istituzionali – cui si risponde sempre peggio e sempre meno guardando ai precetti base della democrazia.

In questi mesi di rinunce e privazioni noi tutti si è meglio compreso il reale significato del termine libertà. Quella stessa libertà richiamata peraltro nell’epitaffio della tomba di Craxi. Quale valore ebbe la libertà nella vita di Bettino? Per Craxi la libertà è stata tutto. È stata la sua ragione di vita, fin quando da giovanissimo faceva la “staffetta partigiana” per aiutare quanti lottavano contro la dittatura nazi-fascista. E poi, l’ha dimostrato, nei fatti ancor prima che con le parole, tanto nella sua parabola politica che istituzionale, sostenendo le cause di libertà di quanti nel mondo erano oppressi da regimi e dittature, sia di destra che di sinistra. Ricordate il richiamo alla vicenda cilena nel discorso al Congresso americano in cui richiamò gli USA per il loro appoggio al regime? Non sa quanti gli dicevano che non era opportuno, che non era il caso… ma Craxi era questo. Determinato e coerente. Fino alla fine. Infatti, per difendere la sua libertà andò in esilio sapendo di condannarsi a morte certa…

La famiglia Craxi ha da sempre un legame molto forte con la Sicilia. La città di San Fratello diede i natali al suo bisnonno Benedetto, mentre a Messina nacque suo nonno Vittorio. Quale fu invece il rapporto di suo padre con questa terra? Era un italiano, amava la sua Milano, ma il suo carattere e il suo temperamento era forgiato dai valori tipici dei grandi uomini del Sud. Se mi consente una battuta, da figlia, le dico che era un “siciliano gelosissimo”! Ma boutade a parte, il legame con le sue origini era forte, vissuto con orgoglio e fierezza. È stato forse l’ultimo leader nazionale che ha avuto una visione di crescita, sviluppo e piena integrazione del Mezzogiorno d’Italia che considerava “un ponte” fondamentale nella sua visione mediterranea dell’Italia e dell’Europa… Ricordate quando parlava di “Mediterranea”, ossia la città metropolitana che avrebbe dovuto sorgere tra Reggio e Messina, come la Honk Hong del Mediterraneo. Ecco, oggi per il sud mancano quelle visioni…

Il 1992 è stato per la Sicilia un anno molto controverso segnato dallo stragismo mafioso. Contemporaneamente, negli uffici della procura di Milano iniziava la fine della Prima Repubblica. Ritiene che possano esistere dei nessi tra la stagione stragista e Tangentopoli? Guardi, sono molte le ombre e le pagine buie di quella stagione. Di certo, quello che è successo a Palermo ha avuto ripercussioni a Roma quanto quello che accadeva a Milano. È una stagione in cui molte mani e manine, italiane e straniere, si sono agitate. Interessi di vario genere e natura si sono saldati e scontrati. Ciò che è certo che la verità deve venire ancora a galla tanto sulle stragi e gli attentati di mafia che sulla vicenda Tangentopoli. Molte cose non tornano. Spero che il tempo aiuti a fare chiarezza. Non è un mero esercizio storico ma serve al Paese.

Il recente episodio del sequestro dei pescatori di Mazara del Vallo ha evidenziato il sempre meno rilevante peso dell’Italia nello scacchiere geopolitico internazionale. Cosa rimane oggi della politica estera di Craxi? Purtroppo nulla. Non c’è traccia non solo non solo della politica internazionale di Craxi ma la nostra politica estera manca di una bussola e di una visione. Come ho già avuto più volte modo di dire, l’Italia da troppi anni è priva di una sua agenda internazionale. È un problema che trascende da questo governo ma che proprio con l’azione di questo esecutivo, con le sue derive “cinesi” ad esempio, rischia di acuirsi. Non abbiamo un ruolo in Europa, non giochiamo più alcuna partita negli scenari mediorientali e mediterranei come un tempo. Oscilliamo pericolosamente da una parte all’altra, ondeggiamo tra ambizioni (poche) e subalternità (tanta), perdendo così credibilità e interlocutori. Il caso libico ne è un chiaro esempio. Ma la cosa peggiore e che nella classe dirigente del Paese, priva di sentimento nazionale, non c’è consapevolezza e talvolta c’è anche del dolo. E poi c’è il tema europeo che affrontiamo male, come se fosse un tema quantitativo (più o meno Europa) e non già qualitativo (quale Europa).

Che effetto le fa sapere che, proprio nel giorno dell’anniversario della morte di Craxi, lo storico simbolo ed i voti del glorioso Partito Socialista Italiano potrebbero essere decisivi, in vista della conta in Senato, per mantenere al governo PD e 5Stelle? Beh, diciamo che è il segno dei tempi che viviamo. Probabilmente, lo dico ridendo ma non troppo, il socialismo di questo secolo ha cambiato connotati: giustizialista, illiberale, subalterno….. è possibile sa? Il socialismo nella sua storia è stato tante cose. Però, non è questo il socialismo moderno, liberale e riformista, di Turati, Rosselli, Craxi. Probabilmente, in omaggio al centenario della nascita del PCI hanno rispolverato una nuova teoria, il “socialismo responsabile”.

Questo 19 gennaio, per ovvie ragioni, sarà inevitabilmente diverso da tutti gli altri. Come lo vivrà Stefania Craxi? Seppur in forma diversa, poiché lontani dalla Tunisia per ragioni del tutto evidenti, anche quest’anno ricorderemo Craxi e depositeremo un fiore su quella tomba situata all’ombra della medina nel piccolo cimitero cristiano di Hammamet. Il 19, tra le altre cose, presenteremo nel corso di un webinar promosso dalla Fondazione Craxi il “romanzo” inedito del leader socialista, edito da Mondadori, “Parigi – Hammamet” con gli autori dei recenti libri “su Craxi”. Tra quelle pagine scritte negli ultimi mesi del suo esilio, per chi avrà animo e voglia di leggere, si trovano molte risposte anche ad alcune questioni che qui abbiamo affrontato. E’ la prova che Craxi parla e continua a parlare.

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