Referendum: Mancuso, “Decisione politica che viola i diritti del popolo italiano”

“Le dichiarazioni del presidente della Corte costituzionale Giuliano Amato sull’inammissibilità dei quesiti referendari su eutanasia e cannabis sono squisitamente ed esclusivamente politiche, compresa l’accusa di avere frodato milioni di persone firmatarie dei referendum. Un tentativo di minare la credibilità di chi ha promosso i referendum e di sminuire il valore delle firme apposte in piena estate, grazie all’impegno e alla fatica di tanti volontari, anche a Messina e provincia”. Così commenta Palmira Mancuso rappresentante del comitato promotore, la decisione della Corte, aggiungendo che “i referendum NON avrebbero consentito di uccidere chi è “un po’ ubriaco” (il che resta omicidio volontario), NON avrebbero legalizzato altre droghe (solo le “piante”), NON avrebbero avuto titoli fuorvianti sulla scheda”.
“E’ un colpo durissimo per la democrazia in Italia e oggi ci troviamo anche a dover ribattere punto per punto al presidente Amato che in maniera del tutto inusuale, piuttosto che produrre per iscritto delle motivazioni, ha fatto una conferenza stampa a reti unificate, con tanto di post su instagram: una modalità che non ci si aspetta dalla più alta corte della Repubblica italiana.”
Mancuso, nel ringraziare in particolare l’avv. Letizia Valentina Lo Giudice, membro del collegio di difesa del referendum cannabis, spiega anche più tecnicamente uno dei “nodi” emersi sul quesito: “Il presidente Amato ha detto che siamo intervenuti sul comma 1 dell’articolo 73 che non riguarderebbe solo la cannabis. Ma per rendere legale la coltivazione della cannabis era necessario intervenire tanto su questo comma, quanto sul comma 4 che rinvia alle condotte descritte dal comma 1”, spiega la dirigente di Più Europa. “In pratica Amato ha messo sullo stesso piano le piante con i suoi derivati. Eliminando infatti la parola “coltivazione” restavano comunque punite tutte le successive condotte che, ad esempio nel caso della cocaina, sono essenziali per la trasformazione della foglia in stupefacente. Insomma è come aver messo sullo stesso piano il pomodoro e il ragù”.

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